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Mark Lanegan, il leone del rock continua a ruggire e regalare live unici

Mark Lanegan porta la sua ultima creazione Gargoyle al cospetto del pubblico milanese del Fabrique e la resa è ancora una volta unica. Il cantante è sempre stato propenso a mostrare con orgoglio gli album nuovi, mai limitandosi ad eseguire i singoli per poi buttarsi a capofitto sul materiale mitologico che compone la sua discografia. Lui vuole che il pubblico assapori e viva il mood delle sue più recenti opere e anche in questo caso si mostra ben ancorato al presente e convinto dei propri mezzi.

Così i nuovi pezzi sono suonati con forza e vigore e funzionano egregiamente, già da Dead Head Tattoo che apre il set alla vivace Emperor e alla crepuscolare Nocturne e alla più solare ballata Beehive. Lanegan è l’artista che tra quelli provenienti dalla scena del grunge di Seattle ha avuto la maggiore capacità di cambiare, di voltare più volte pagina e guardare avanti. Ha lavorato con tutti i più grandi dell’epoca e ne ha visti morire tanti, ma ha anche accompagnato con la sua voce artisti come Moby, Slash, Isobel Campell e Chelsea Wolf per non parlare di Greg Dulli e Afterhours.

Abbracciando l’elettronica ha aperto con i suoi ultimi album la via ad un alternative rock che strizza l’occhiolino all’indie, rendendo la proposta del vecchio leone del rock incredibilmente fresca e attuale. Non a caso il più saccheggiato nella scaletta è stato l’album Blues Funeral del 2012, uno dei più innovativi da questo punto di vista. Canzoni come Gravedigger Song e Bleeding Muddy Water tratte proprio da quest’ultimo hanno acceso letteralmente il pubblico. Non poteva mancare il contributo del capolavoro Bubblegum (2004), primo disco come Mark lanegan Band, omaggiato con le apprezzatissime Hit The City, One Hundred Days e Methamphetamine Blues. Al passato viene lasciato poco spazio ma di qualità, con la stupenda One Way Street e due chicche – Mockinbirds e Wild Flowers – dal suo primo album come solista. Sì, quello con ospite Kurt Cobain.

Come le correnti nelle profondità di certi bui oceani, Mark Lanegan copre con una figura apparentemente immobile un fiume in piena di idee e correnti musicali, che contribuiscono a rendere i suoi concerti esperienze uniche e che lo hanno tenuto sulla cresta dell’onda per tutti questi anni.

Mark Lanegan Milano 2017, le foto del concerto del 30 ottobre

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Daniele Corradi

Foto di Elena Di Vincenzo

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