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Con Alchemaya Max Gazzè guida il pubblico in una nuova direzione

Teatro degli Arcimboldi, Milano, 12 aprile 2017. Sul palco luci soffuse, suoni eterei prendono vita dalla Bohemian Symphony Orchestra di Praga: inizia così Alchemaya, la prima opera sinfonica (e non solo) scritta da Max Gazzè e da suo fratello Francesco.
Nel prestigioso teatro il pubblico accoglie, ascolta e contempla con attenzione e curiositĂ  la prima lettura, interpretata – come tutte le successive – dal grande Ricky Tognazzi, che introduce le tematiche del testo: un percorso che va dalle origini della vita al destino dell’uomo.

Dopo poco Max sale sul palco nelle vesti, in parte anomale, di solo cantante, mettendo da parte il basso (che non suonerĂ  mai durante la serata) e inizia la sua vivida narrazione, fatta di melodie, testi sapienziali e ricerca interiore. Protagonista è la voce insieme alla ricca armonia di suoni dell’orchestra.
Il cantautore romano è quindi un narratore che letteralmente canta vicende generali e particolari, passando dalla sfera umana, a quella individuale, a quella divina, infine.

Il pubblico si entusiasma, seguendo il curato libretto di sala, ascolta citazioni e riferimenti, ma non riesce a trattenersi dal manifestare le emozioni provate al termine di brani e letture: le inquietudini sono espresse in modo potente dagli archi, le emozioni corrono veloci sulle corde di violini e violoncelli, i fiati fanno sognare e i sintetizzatori fanno spesso capolino per supportare la voce di un artista che questa sera si fa Vate. Racconta macro e micro-cosmi, senza abbandonare la propria cifra stilistica, anche con un po’ di ironia – come nel brano Alchimia che si conclude con il “gusto di far l’imbecille nel buio contesto del firmamento” – e grande vivacitĂ , con il contributo del grande lavoro dell’orchestra, diretta dal Maestro Clemente Ferrari.

La seconda parte dello spettacolo è invece tutta incentrata sul percorso musicale di Gazzè: si inizia con Il timido ubriaco, trasformata da un tripudio di archi che genera pura emozione – trasportando il pubblico da una fase piĂą “contemplativa” ad una in cui è coinvolto piĂą attivamente. Il pianoforte introduce una Il solito sesso carica di momenti epici, a cui segue Nulla, un brano piĂą narrativo, con arrangiamenti quasi cinematografici e che richiamano la grande tradizione canora, anche se non manca l’apporto dei synth. La voce, a causa di un malanno di stagione, ha qualche incertezza e il Nostro, con simpatia e umiltĂ , chiede l’aiuto del pubblico, che lo sosterrĂ  durante il resto delle serata, manifestando il suo affetto ed entusiasmo per lo show.

Alla ricercatezza del suono di Atto di forza, premiata nel 2014 da Amnesty Internation Italia, seguono una travolgente versione di La vita com’è – eseguita in dialogo con il pubblico – e una versione romantica di Ti sembra normale. L’alto tasso emotivo dello spettacolo culmina con il toccante inedito Se bastasse – il secondo, Un brivido nella notte, lo ascolteremo nei bis – e con la riuscitissima Mentre dormi.

L’apporto dell’orchestra trasforma Cara Valentina in una fiaba, che regala altissimi momenti cantati da pubblico e soli strumenti – con Gazzè che incita gli ottoni e improvvisa un siparietto cantando in napoletano. La filosofica Erica rivela tutta la profonditĂ  di pensiero dell’artista, mentre con Sotto casa il teatro intero non riesce a trattenersi dall’ondeggiare, così come sulle note di Una musica può fare.

La serata si conclude con un brano che potrebbe esserne il manifesto: la ricercata di Verso un altro immenso cielo. Max lascia all’orchestra l’onore di finire il concerto, per tornare a farsi vedere per i ringraziamenti finali. Quello a cui abbiamo assistito sul palco è frutto di una vera alchimia, resa possibile dalla profonditĂ  del percorso artistico di Gazzè: un’esperienza che ha legato pubblico e musicisti, – esseri umani che, supportati da musica e suggestioni, d’ora in poi camminano verso qualcosa di nuovo.

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Redazione

Foto di Elena Di Vincenzo - Testo di Daniela Giordani

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