Onstage
meshuggah-band

Meshuggah e Destrage inarrestabili al Live Club di Trezzo

Avete mai sentito parlare di extreme metal negli anni novanta? Di fusione intricata tra death, progressive, thrash e groove metal? Se la risposta è no è abbastanza inutile proseguire nella lettura. I Meshuggah insieme a Fear Factory e Strapping Young Lad cambiarono nel 1995 le coordinate sonore del metallo pesantissimo. Tra loro i primi, svedesi e influenzati solo parzialmente dalla corrente death che porterà al successo globale gli In Flames negli anni successivi, innovano a tal punto da generare un ulteriore sottogenere, guidato da chitarroni a 8 corde dalle tonalità cupe, spesse e ultra apocalittiche, proposte con una tecnica esecutiva disumana e un’attitudine impareggiabile. La carriera dei Meshuggah è tra quelle maggiormente rispettate e inattaccabili all’interno della scena heavy mondiale. Tra ospitate ai maggiori festival e tour da headliner in club praticamente sempre sold-out, Thomas Haake e compagni non arretrano di un centimetro a trent’anni dalla formazione. (J.C.)

Meshuggah Live Club 2018, la recensione del concerto

Ieri sera, 18 giugno 2018, al Live Club di Trezzo sull’Adda si è tenuta la prima delle tre date previste nel nostro paese dei Meshuggah. Questa sera saranno all’Orion di Roma e il 20/6 all’Estragon di Bologna.
In apertura gli effervescenti Destrage. Per chi scrive i cinque occupano un posto abbastanza alto nell’attuale classifica delle band preferite. Una serata che quindi presenta un connubio interessante tra chi ha contribuito in gran parte alla nascita del genere Djent fin dall’uscita di Nothing, e chi anni anni dopo ne ha attinto a piene mani tanto da autodefinire la propria musica Djeah-Core.

I milanesi aprono in perfetto orario, eseguendo una manciata di pezzi che li stanno rendendo famosi nel giro. Il pubblico li supporta a gran voce, cantando a squarciagola e pogando al ritmo di My Green Neighbour di Are You Kiddin’ me? No. Il loro set dura circa 40 minuti. Sono in forma Paolo Colavolpe e i suoi compari: li ho visti gasati, li ho ascoltati con piacere da un impianto audio eccellente. I Destrage oramai non hanno nulla da invidiare, né tecnicamente, né a livello di intrattenimento, a band decisamente più blasonate.

È il momento dei Meshuggah. Sono anni che aspetto di vedere come la loro personalissima formula musicale renda effettivamente dal vivo. Ad essere sincero per i primi due pezzi sono quasi rimasto deluso: volumi bassi e suoni confusi. Poi l’omino che accende i pirulini (come dice il buon Elio) si sveglia: Nell’oretta successiva ho assistito ad un muro sonoro che mi aspettavo possente, ma non così possente. A una pulizia esecutiva che mi aspettavo chirurgica, ma non così chirurgica. Non sono dei mostri di intrattenimento e comunicatività i cinque svedesi. Salgono sul palco, ti spaccano le ossa, salutano e se ne vanno lasciandoti a chiederti se sei ancora tutto intero.

Monumentali, granitici e potentissimi. I Meshuggah non deludono le attese dei fan che saltano e si sgolano dall’inizio alla fine del concerto. Un’ora è sufficiente ad Haake e soci per convincere tutti che non si scherza. Loro sono ancora qui dopo 30 anni pronti a frantumarti i timpani, il cervello e, con l’impianto luci che hanno a disposizione, pure le cornee. Dominatori.

Meshuggah Live Club 2018, la scaletta del concerto

Clockworks
Born in Dissonance
Do Not Look Down
The Hurt that Finds You First
Rational Gaze
Pravus
Lethargica
Nostrum
Violent Sleep of Reason
Bleed
Straws Pulled at Random
Demiurge

Altri articoli su questo concerto

Redazione

Foto di Ufficio Stampa. Testo di Mattia Chistolini

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI