Onstage
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Michele Bravi è un artista in costante crescita

Di Michele Bravi si è parlato tanto nell’ultimo anno, dalle dichiarazioni sconvolgenti sul post X Factor al ritorno in pompa magna a Sanremo 2017. Potremmo definirlo un “highlander” della discografia italiana, una fenice che è rinata dalle sue ceneri. Ieri al Fabrique di Milano Michele ha presentato il suo ultimo disco Anime di carta, davanti a un folto pubblico che ha decretato il doppio sold-out per le due date di Milano e Firenze.

Archiviato l’opening act di Eeris, giovanissima cantante della scuderia Showreel, la stessa casa di produzione di Bravi, è il momento per il 22enne umbro di fare il suo ingresso in scena. Giù le luci e si parte. Prendono posto sul palco otto musicisti (avete capito bene, otto!), per la precisione batterista, tastierista, chitarrista, bassista e una sezione d’archi composta da quattro persone. Dopo una breve intro strumentale, Michele Bravi prende posto a centro palco, mentre le giovanissime fan urlano e mi fanno pentire di non essermi portato da casa i tappi per le orecchie che normalmente uso per non ammazzare nel sonno il mio coinquilino che russa.

Il concerto inizia con Chiavi di casa. L’interpretazione di Bravi è misurata, rispetta da vicino la versione del disco. Subito dopo è la volta di Andare via, in una doppietta che toglie il respiro: “Da quando apparivo nelle vostre televisioni i giovedì sera di quattro anni fa, sono cambiate davvero tante cose. Ecco…stasera mi piacerebbe raccontarvi tutti questi cambiamenti”.
Effettivamente Michele ha ragione: uscito da X-Factor, vinto nel 2013 sotto la sapiente guida di Morgan, ha pubblicato due dischi caduti presto nel dimenticatoio. Cominciò così un periodo di debolezza per il giovane artista, tanto da necessitare di un analista, come ha lui stesso dichiarato in recenti interviste. Tornato nelle vesti di Youtuber, Bravi è riuscito nel tempo a ritagliarsi una sua fetta di pubblico, ottenendo anche un nuovo contratto discografico.

Il suo racconto ricomincia quindi con The Days, primo singolo estratto da I Hate Music, il disco che nel 2015 ha segnato il suo ritorno sulle scene. É questo il primo brano in inglese della serata, scandito in modo molto oscuro dagli archi del pezzo. “Poiché questa sera per me è una festa, ho deciso di invitare sul palco un po’ di persone. Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di incontrare tanti bravi artisti e siccome penso che la musica sia condivisione, ho deciso di farli cantare”. Il riferimento è a tre ospiti che il cantante ha voluto con sé per la serata: in ordine di apparizione Eeris, con cui canta Diamonds di Rihanna, Lele, con cui intona Respiro e Chiara, con cui presenta una toccante versione di Don’t Worry About Me della cantautrice inglese Frances.

Tra una canzone e l’altra, forse per stemperare le ragazzine urlanti che sfidano tutte le leggi dell’acustica, Bravi parla molto. “Qualche giorno fa c’è stata la giornale mondiale contro l’omofobia. Trovo molto triste che ci debba essere una giornata per celebrare l’amore, è come festeggiare la giornata di tutti quelli che bevono l’acqua…”. Tra gli applausi di tutto il Fabrique, Bravi esegue il suo primo successo La vita e la felicità, in una versione rimaneggiata per l’occasione, dal sapore molto minimal.

Il diario degli errori vince il premio “cellulari in alto” della serata, come previsto. L’interpretazione è intensa e tutto il pubblico canta le parole a memoria, persino le mamme più scocciate. Tra un reggiseno lanciato sul palco (per un attimo ho davvero fatto fatica a credere a quello che ho visto) e un medley evitabilissimo di Faccio un casino di Coez, Cosa mi manchi a fare di Calcutta e L’ultima festa di Cosmo, il concerto si conclude con Sweet Suicide. Con mio immenso stupore non c’è nessun encore. Bravi sta crescendo, sia come perfomer, sia come intrattenitore. Ha tuttavia bisogno di qualche altro pezzo forte per completare uno spettacolo che, indubbiamente, non può che migliorare da qui ai prossimi anni.

Michele Bravi Milano 2017, le foto del concerto

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Foto di Fabio Izzo

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