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Il party dei Ministri a Milano: 10 anni di rock alternativo festeggiati come si deve

Magazzini Generali, Milano, 2 dicembre 2016. Dieci anni bellissimi. Dieci anni di Ministri. Dieci anni sudati, sputati, di lividi conquistati cantando e suonando come se non esistesse altro che la musica. Dieci anni di album al veleno, di pancia ma anche di cuore. Dieci anni in cui I soldi sono finiti ma si va avanti comunque, anzi, si urla più forte per farsi sentire. C’è che bisognava festeggiarli questi anni bellissimi. E allora è arrivato un tour speciale, con un concerto che non è un concerto ma un’esperienza unica. Pazzesca. C’è che l’appuntamento più atteso era ai Magazzini Generali, a Milano, praticamente a casa dei Ministri. E ieri sera, in un locale sold out, pieno fino all’inverosimile, la band ha festeggiato questi dieci anni insieme ai propri fan, ai fedelissimi ma anche agli ultimi arrivati, quelli saliti sul treno già in corsa. Federico Dragogna e soci non hanno deluso le aspettative, anzi, hanno dato tutto quello che potevano. Puro godimento.

Dei Ministri è stato detto che sono il gruppo indie rock italiano più importante degli ultimi anni, che sono molto british e punk, che però anche il grunge li ha influenzati, che i testi delle loro canzoni sono di denuncia e quindi filo marxisti ma anche gaberiani/battistiani e chi più ne ha, più ne metta. La verità? I Ministri sono I Ministri. Inutile scervellarsi per provare a etichettarli. Non si può. La loro natura ibrida li porta a essere unici e inimitabili. Ieri sera lo hanno dimostrato (ancora una volta). Ai Magazzini hanno portato un live molto fisico (trasmesso in diretta streaming sul sito Postepay Sound) ma ricco di contenuti. Una performance intensa, da gustarsi fino all’ultima strofa, da vivere sulla pelle, finché ce n’era.

In scaletta tutti i dodici brani di quel primo disco, I Soldi sono finiti, che tanto ha dato ai Ministri e ai loro seguaci. Un album provocatorio, disturbante, politicamente scorretto. Ed ecco che dalle chitarre distorte, dalla batteria in fiamme, dal microfono che ieri pareva più un megafono, sono usciti suoni e frasi bollenti. Sono le melodie e le parole de I muri di cinta, che scorrono pesanti come petrolio, sono i pugni allo stomaco de Lo sporco della Grecia e di Non mi conviene puntare in alto, che il pubblico ha cantato a squarciagola e con le mani al cielo. Sono le riflessioni dolceamare di pezzi come Le mie notti sono migliori dei vostri giorni e Il camino de Santiago, che prima accarezzano l’anima e poi la trafiggono come lame affilate.

Alla grande festa dei Ministri non potevano di certo mancare canzoni come Meglio se non lo sai, con tutto il suo bel carico di disagio e inadeguatezza. E poi La piazza, con quel “Fa che non parli di me” ripetuto come un mantra, ipnotico, inebriante, ad anticipare Ma chi ha detto che non c’è, con un accenno di Pablo, cover riuscitissima del celebre brano di Francesco De Gregori (datato 1975 e scritto insieme a Lucio Dalla). Sottopalco si è scatenato l’inferno, con il pogo continuo dei fan, incontenibili, completamente esaltati e posseduti dal ritmo martellante della batteria e dalla ferocia delle chitarre di Dragogna-Autelitano-Esposito. Tra i momenti più esaltanti della serata, lo spettacolare stage diving di “Divi”, come da tradizione lanciatosi a braccia aperte sul pubblico, come un angelo dannato caduto dal cielo.

Dopo un’ora e tre quarti di concerto ad alta intensità, e dopo aver messo sottosopra i Magazzini, i Ministri hanno sparato gli ultimi colpi in canna, anche se la fame di musica e di rock era ancora tanta. La bomba finale è stata Diritto al tetto, pezzo che tutti aspettavano e che ha fatto saltare i fan come se avessero le molle sotto ai piedi. Di fronte a un pubblico così caldo e insaziabile, i Ministri si sono dovuti arrendere, suonando ancora un altro brano simbolo del loro repertorio: Abituarsi alla fine, l’ennesimo tuffo nel passato, uno sguardo a dieci anni fa, quando i sogni sembravano dover rimanere tali, quando tre giovani musicisti di Milano tentavano di fare la loro musica “alternativa”, fregandosene di cosa andasse di moda o di piacere alle radio e al mercato discografico. Il loro è ancora oggi un rock di pancia ma di sostanza, compatto, energico, capace di scuotere le coscienze e di emozionare. Sono stati dieci anni bellissimi. E, se i risultati sono questi, i prossimi, per i Ministri, saranno ancora più belli.

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Silvia Marchetti

Foto di Francesco Prandoni

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