Onstage
Motta Milano 2018 foto concerto 31 maggio-07

Motta & Les Filles de Illighadad ipnotizzano Milano

È al Base Milano che si è svolto uno degli eventi più importanti di questa Milano Music Week, il concerto di Motta, accompagnato per parte di questo da Les Filles de Illighadad, collettivo femminile proveniente da un villaggio del Niger. Quello milanese è il primo dei quattro appuntamenti del minitour Motta & Les Filles de Illighadad, che ha registrato il tutto esaurito a Bologna e Milano, e che si appresta a farlo anche per le date di Roma e Livorno. Alle 23:30, come da programma, arrivano sul palco Les Filles de Illighadad, che giustificano con 3 brani l’entusiasmo di Motta nel poter collaborare con loro: la musica è quella delle tribù, i canti che intonano sono quelli che accompagnano cerimonie e rituali di queste società, apparentemente così lontane, ma che mai come in quest’occasione ci sono sembrate così vicine a noi; un’occasione importante per ridurre la distanza che, sempre di più, ci divide da alcuni angoli del mondo.

Subito dopo la loro esibizione, è la volta di Motta, che affronta il palco in solitaria, senza nemmeno la band a supporto. Bastano le prime note della sua chitarra a scatenare l’entusiasmo di un pubblico che non aspettava altro. Il brano in questione è Vivere o morire, title track dell’album uscito in aprile e recentemente premiato come “Miglior disco in assoluto” alla Targa Tenco 2018. È su La fine dei vent’anni, uno dei pezzi più importanti della carriera di Motta, che la band fa irruzione sul palco e dà il via ad uno show che non vedrà andar via nessuno a bocca asciutta, ma in estasi, conscio di aver avuto di fronte musicisti di altissimo livello. Un Francesco Motta, quello di ieri sera, che non smette di chiedere «come state?», che trasuda voglia di regalare attimi importanti ai presenti, e di fronte al sold out del Base reagisce con un semplice, ma quanto mai eloquente, «io sto bene, cazzo». Tutta la prima parte del concerto è dedicata a quelli che sono i brani più emotivi della sua discografia, ed altrettanto emotive sono le interpretazioni, come quando, su Sei bella davvero, stacca l’amplificatore dalla sua chitarra per avvicinarsi al pubblico e lasciare che siano i presenti ad intonarla, dando vita ad un momento di totale condivisone e di forte empatia.

È Mi parli di te a chiudere il primo tempo dello show, che alla ripresa vede salire sul palco anche Les Filles de Illighadad ed è subito jam session: su un tappeto di chitarre, gli 8 elementi presenti sul palco danno il via ad un momento tutto strumentale che non risparmia nemmeno il pubblico, impegnato a battere le mani, ipnotizzato da un Motta che farà pure parte del nuovo cantautorato italiano, ma che non dimentica le sue origini punk e si dimena come un dannato finendo più volte in ginocchio, per il delirio collettivo. Questo è forse il momento più alto di un concerto che, già di per sé, era già tantissima roba. Chi si accontenta gode, dice qualcuno, ma il verbo accontentarsi pare non faccia parte del dizionario del cantante livornese, che non accenna a voler interrompere un loop che ha ormai catturato i presenti e che riprende ad avere una voce con Ed è quasi come essere felice, primo estratto del disco di cui sopra, per poi concludersi sulle note di Roma stasera.

Se l’indie – o quello che ormai viene definito tale – fosse questo vivremmo di certo in un mondo migliore. Un live che trasuda libertà, un continuo scambio di emozioni che viaggiano su e giù dal palco, un andirivieni di feedback positivi che spingono artista e pubblico a dare il meglio per la soddisfazione dell’altro. E cosa chiedere di meglio dalla Milano Music Week, un appuntamento che, di anno in anno, sposta l’asticella sempre più un alto. Il resto, certo, lo fanno gli artisti, quelli che i palchi li vivono e non li sfruttano, e Motta è certamente uno di loro.

La scaletta
Vivere o morire
La fine dei vent’anni
Quello che siamo diventati
Del tempo che passa la felicità
Mio padre era un comunista
Sei bella davvero
La nostra ultima canzone
Chissà dove sarai
Cambio la faccia (Criminal Jokers)
Mi parli di te
Ed è quasi come essere felice
Roma stasera

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