Onstage
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La prima volta a Milano di Niall Horan

Inizia con evidenti problemi tecnici l’attesissimo concerto di Niall Horan a Milano, tanto che – dopo appena qualche brano – l’ex cantante degli One Direction è costretto a sospendere tutto, a scusarsi con il pubblico e a tornare dietro le quinte. Le luci del Forum si accendono e i minuti passano mentre i fan incoraggiano il loro idolo cantando e dedicandogli sceniche coreografie: l’inconveniente deve essere con molta probabilità tutt’altro che ininfluente, perché lo stop è sostanzioso ma – a detta di Niall – necessario per sistemare tutto e far sì che il live sia il più perfetto possibile.

Quando torna sul palco con la sua band, Niall è sorridente e sereno. Fa spallucce e, come se nulla fosse, attacca la sua preziosa setlist dall’inizio, spostando di una buona mezz’ora la regola che vorrebbe l’incipit di determinati concerti in primissima serata. Come i suoi ex compagni di avventura, Niall paga difatti un po’ il pegno di essere stato membro di una delle boyband più seguite al mondo: il prezzo è quello di trascinarsi dietro, anche ora che è solista, uno stuolo di fan giovanissimi e super entusiasti. Il suo live è, senza dubbio, uno show per “teen” (e lo diciamo senza accezioni negative): il Forum è stracolmo – anche se nel parterre si sta seduti – ed è inutile dire che l’età media dello spettatore è proprio quella che ci si aspetta, così come la visione di stanchi genitori in attesa fuori dalla location alla fine del concerto. Una croce e una delizia per Niall che con Flicker (titolo dell’album di debutto) ha sicuramente sperimentato meno di altri ex One Direction, dimostrando però – ed è forse stato l’unico in questo – di avere una personalità artistica già fatta e finita e un percorso musicale chiaro e netto.

Musicalmente parlando, è senza dubbio talentuosissimo: lo show è visualmente spoglio, illuminato quanto basta, anche perché il palco è popolatissimo. Niall ha con sé una band degna di essere chiamata tale e lui stesso cambia spesso strumento musicale, passando dalla chitarra al pianoforte in base alla scaletta. Insomma, a discapito del suo pubblico estremamente “pop”, ha messo su un live da vero artista e non da popstar preconfezionata, come si evince chiaramente anche dagli arrangiamenti. La band riempie gli spazi a livello sonoro, ma è frequente che – anche all’interno di un brano – Niall regali a sé e ai fan parentesi splendidamente acustiche, in cui ad emergere è la struttura minimal della canzone e la sua voce. Forse una strategia – considerando la vocalità non potentissima di Horan – per dare effettivo valore ai brani, che risentono molto delle influenze musicali originarie di Niall, irlandese di nascita.

Il cantautore, ad esempio, esegue una bellissima versione alla chitarra di Dancing In The Dark di Bruce Springsteen («Il mio cantante preferito in assoluto» sentenzia Niall) e un’inedita cover di Crying In The Club di Camila Cabello, persino migliore dell’originale (pardon!). Less is better, insomma, e Niall è l’esempio calzante di come senza troppi orpelli riesca a venire fuori la vera anima di determinati artisti e determinati brani: Horan aveva bisogno, probabilmente, di svestirsi di tutta una serie di istanze che lo avevano caricato ai tempi della boyband, piuttosto che agghindarsi con nuovi e più stravaganti crismi musicali. La sua vera natura è estremamente semplice e lineare, ma non per questo meno comunicativa, complice anche l’atteggiamento sornione e molto ironico del ragazzo, che non si è abbattuto neanche davanti al problema iniziale, che avrebbe potuto ripercuotersi sull’umore di tutto il live.

Così non è stato e, al contrario, ha più volte ringraziato i fan italiani per lo straordinario entusiasmo: anche lui, come tanti altri, è convinto di trovarsi di fronte ai più calorosi e appassionati di tutti. Gli crediamo sulla parola, mentre ascoltiamo le sue ballad e i suoi ritornelli: allo stato attuale, tra tutti i suoi ex compagni, sembra paradossalmente quello più a fuoco e più consapevole del proprio bagaglio artistico. I paragoni, tuttavia, forse sviliscono la sua stessa natura e il suo lavoro, per cui ci limitiamo a dire che – nonostante il pubblico urlante – ad un concerto di Niall ci si scorda spesso di trovarsi di fronte ad un artista alle prese con il suo primo album da solista. Ed è un grandissimo complimento.

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Grazia Cicciotti

Foto di Francesco Prandoni

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