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Un’altra grande serata in compagnia di Niccolò Fabi

Per raccontare un qualcosa di meraviglioso in certi casi è meglio avere dei punti fermi. Ed è cosi che inizia il concerto di Niccolò Fabi a Cervignano del Friuli (UD), in occasione della rassegna Onde Mediterranee: con i suoni del banjo su Il giardiniere, dall’omonimo disco d’esordio del 1997, con il cuore pulsante delle percussioni durante Una somma di piccole cose, che dà il nome all’album più recente e con una bella alchimia di una band, subito presentata, composta da Alberto Bianco (sì, l’artista torinese Bianco), Filippo Cornaglia (batteria), Matteo Giai (tastiere, basso) e Damir Nefat (chitarra).

L’intento è chiaro e Fabi non scade mai nell’autocelebrazione: in questo Diventi Inventi tour 1997-2017 l’artista ci racconta le emozioni, i ricordi e la profondità di un percorso artistico e umano fuori dall’ordinario fatto di ricerca e lavoro cantautorale, spesso condiviso, sia nei dischi sia sul palco, con altri cantautori (Max Gazzè, Roberto Angelini…), e allo stesso tempo lascia che siano le canzoni a raccontarsi e man mano a colorarsi di entusiasmo. Sonorità meno scontate, bei cori e attitudini che hanno lasciato un ricordo indelebile nell’affettuoso pubblico che ha accolto il Nostro.

E così la recente Filosofia agricola si apre con un dialogo tra chitarre e si sviluppa con un ritmo vivace e vitale. In Solo un uomo l’intensità del testo si trasfigura in sonorità piene, supportate dal basso e dalla chitarra elettrica. La batteria introduce La promessa, regno di synth e chitarre elettriche in cui il risultato è quasi rock.

Sono le percussioni, insieme alla bella voce di Fabi, ad essere protagoniste di Non vale più, cantata anche dal pubblico. Per l’intensa 10 centimetri il cantautore è al pianoforte. Lo spettacolo prosegue nella discografia meno recente con Il sole è blu e con Rosso, proposte con un’attitudine quasi post punk, tra synth e dialoghi di chitarre, per giungere alle atmosfere più rilassate e giocose di È e non è.
Si prosegue con Ecco, la “canzone più difficile” da comporre – dove è l’intensità dei suoni a esprimere ciò che le parole non possono – e con Le chiavi di casa, ovvero quella “più bella da scrivere” con una lunga coda sonora.

L’entusiasmo del pubblico accoglie la dolcezza di Una mano sugli occhi dopo cui i musicisti lasciano il palco a Fabi che, al pianoforte, con Il negozio di antiquariato scatena un sing along da brividi seguito da un applauso incontenibile. Rientra la band per Una buona idea, tripudio di ritmo e battito di mani, a cui seguono l’attesissima Costruire, con l’accorata partecipazione di tutti i presenti, e la bellissima Vento d’estate, supportata dal basso.

Fabi imbraccia nuovamente il banjo per Offeso e tutti gli artisti lasciano il palco (per poco) dopo Lasciarsi un giorno a Roma. Fabi e la band vengono richiamati con affetto sul palco, e lo spettacolo prosegue con la dolcissima Facciamo Finta, supportata dai cori. Prima del gran finale, è il momento di Mela, il brano di Bianco che viene cantato dall’autore e da Fabi in un bel duetto.

Al ritmo travolgente di Capelli e alle belle percussioni di Lontano da me spetta l’arduo compito di concludere una meravigliosa serata, fatta di grande talento e umiltà, supportata da una grande armonia nella band, complice nell’inventare nuove vesti per le canzoni, e dal dialogo fecondo creato dal grande entusiasmo sopra e sotto al palco.

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Redazione

Foto di Francesco Prandoni - Testo di Daniela Giordani

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