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Niccolò Fabi celebra il passato e festeggia il presente con un live di grande intensità

È la grande festa di Niccolò Fabi il tour Diventi Inventi 1997 – 2017, che atterra al Carroponte di Sesto San Giovanni dopo le tappe di Carpi e Napoli e prima di continuare il giro per l’intera penisola, con l’ultima data – obbligata – a Roma, dove il Palalottomatica spalancherà le porte il 26 novembre.

20 anni fa, nel 1997, un giovanissimo Niccolò saliva sul palco dell’Ariston cantando la bizzarra Capelli e accaparrandosi il premio della critica. Poco dopo uscirà l’album d’esordio, Il Giardiniere, che contiene – tra gli altri – brani come Dica e Rosso. Oggi davanti al pubblico c’è un Niccolò diverso, più maturo, fresco dell’ultima ‘fatica’ Una somma di piccole cose, che ne ha consacrato la totale libertà artistica e l’anima più intimista. Tra Il Giardiniere e Una somma di piccole cose c’è la solita ‘acqua sotto i ponti’, passata tra alti e bassi e artefice di un processo di crescita e consapevolezza che verrà racchiuso a ottobre nella raccolta musicale Diventi Inventi 1997 – 2017.

Curiosamente, almeno in questo caso, il tour anticipa il progetto discografico, perché al cantautore romano piace ‘festeggiare’ all’aperto, vivere l’estate suonando e cantando, disperdere le note tra le mani alzate del suo pubblico: il disco fisico – la ‘scatola’ che racchiude la sua anima d’artista – può anche venire dopo, poco importa. L’importante per Niccolò è vivere l’esperienza con i suoi fan, fare un bilancio di questi 20 anni: aspettarsi, tuttavia, una sorta di best of coi singoli di spicco di ogni singolo album è in questo caso sbagliatissimo.

Il Fabi maturo di oggi, quello che si è chiuso in una casa in collina per esprimere i concetti contenuti in Una somma di piccole cose, si specchia nel Fabi di un tempo ma non sempre si riconosce: il cantautore è così andato a pescare i brani a cui ancora si sente vicino, quelli a cui può dare una veste nuova e più contemporanea, o quantomeno in linea con chi Niccolò sente di essere oggi. La scaletta premia dunque l’ultimo album, Solo un uomo (2009) e Ecco (2012), con qualche incursione nel disco d’esordio (del resto, difficile che Fabi possa permettersi un live senza Capelli) e ne La cura del tempo.

Fabi – accompagnato dall’ormai fedelissimo Alberto Bianco e dai suoi musicisti – ha avvicinato però anche i brani del passato al ‘mood’ odierno (Il Giardiniere 2017 vede, ad esempio, un nuovo arrangiamento e sul palco Niccolò la suona accompagnandosi col banjo): il risultato è un live compatto, coerente e uniforme, che ripercorre la carriera del cantautore senza sembrare ‘stonato’ a causa dei salti nel tempo. Anzi, Niccolò ci sta quasi dicendo che il passato potrebbe quasi acquistare più valore se, al posto di osservarlo con malinconia lasciandolo immobile tra la polvere, ci prendiamo la briga di rispolverarlo un po’, riscoprendone la spina dorsale. Riscoprendo, anche, un po’ se stessi.

«Abbiamo attraversato momenti meravigliosi – grida Niccolò al suo pubblico sul finire del live – è bello vedere che la vostra risposta ad alcune canzoni, dopo tanti anni, è ancora più potente». Sì, perché il pubblico canta in coro brani come Il Negozio di antiquariato o Facciamo finta e dimostra una fedeltà a Niccolò quasi incondizionata: ha uno spirito raro Fabi, perché è capace di cantare la vita come pochi, per poi sdrammatizzare con tantissima autoironia. Ha il piglio di chi si prende poco sul serio, eppure nei suoi testi non c’è nulla di banale o di superficiale.

L’immaginario cinico di Rosso o la coscienza di sé di Capelli si sono evoluti nello scenario più riflessivo dell’imperfezione dell’amore (Una mano sugli occhi) o nell’amarezza di Ha perso la città. In questo tour, insomma, l’anima dell’artista Niccolò traspare senza contrasti. Il bello però è che oltre l’artista ci sia l’uomo, ed è lui che sul palco dà sempre il meglio di sé, per nutrirsi della passione del suo pubblico.

Niccolò ama lo scambio e si vede chiaramente anche dalle location che sceglie per i suoi tour: soprattutto in quest’ultima occasione, Fabi avrebbe potuto prediligere luoghi più ambiziosi, come i teatri. Non sarebbe stata, però, una festa comune e condivisa e forse ciò che rende speciale Niccolò è proprio questo: dopo 20 anni l’artista mostra la sua evoluzione stilistica, ma l’uomo è sempre quello scanzonato e umile che abbiamo conosciuto nel 1997. E maturare restando fedeli a se stessi è un compito difficilissimo, che Fabi ancora una volta dimostra di saper portare a termine senza sbavature.

Niccolò Fabi Milano 2017, le foto del concerto

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Grazia Cicciotti

Foto di Francesco Prandoni

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