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Nick Cave a Milano: un’opera d’arte travestita da concerto

Nick Cave si palesa come un fantasma dickensiano con il suo abito scuro che pare più appoggiato al suo corpo che indossato, le lunghe mani fluttuanti e le sopracciglia luciferine che reggono a fatica l’ampia fronte incerata che cela incubi e sogni, che adombrano occhi spiritati che con foga cercano, desiderano il pubblico. Il Mediolanum Forum di Assago si accende e ammira una performance artistica di raro spessore, una miscela appassionata di musica recitata.

I Bad Seeds schierati in tutta la loro regale eleganza, con il barbuto Warren Ellis in evidenza (con il suo violino contribuisce non poco all’impatto scenico della band), e un Cave assorto e seduto che intona Anthrocene, aprono uno show che pare all’insegna del distacco, ma è una mera impressione. Perché subito il demone che in Nick Cave dimora esplode e cerca il suo pubblico con brama spasmodica. Si protende e si china sulle prime file, immerso in tutte quelle braccia innalzate al cielo: sembra un innamorato che coglie un fiore, le mani del pubblico lo cercano e sembrano un campo di infiniti papaveri in antitesi a quelli raccontati da Frank Baum, che invece di dare oblio donano a Nick Cave una speranza contro la disperazione.

Di questo, sopra a tutto, è impregnata l’arte di Nick Cave, della consapevolezza della bellezza in antitesi con la morte, e la certezza che a quest’ultima tutto soccomberà. La tristezza e la separazione è un argomento accettato e poetico sopratutto in questa fase, quella che ha dato vita all’ultimo album Skeleton Tree. Una tragedia molto vicina al cantante australiano ha dato vita ad una riflessione dolorosa sull’abbandono e sulla fine delle cose.

Nick Cave si beve letteralmente il pubblico, lo tocca e si fa toccare e ci si butta dentro, facendolo misericordiosamente entrare nella bolla catartica che sfocia spesso in cori liberatori come il Boom Boom in risposta a “can you feel my heart beat?” in Higgs Boson Blues. La scenografia si fa lynchiana con un drappo rosso che appare sullo sfondo per Into My Arms seguita da un momento di pura e sofferta passione melodica con Girl In Amber e I Need You. Quando canta “I love, you love”, la connessione con il pubblico è ormai completa e indissolubile.

Momenti di energia incontenibile come nella tarantolata From Her To Eternity, si contrappongono a sospensioni eteree come la sognante Push The Sky Away, mentre il pubblico è ormai un tutt’uno con questa opera d’arte travestita da concerto che si sublima nelle orecchie e negli occhi dei presenti in un’apoteosi che esplode in un’invasione di palco per un gigantesco abbraccio finale.

Come si può dare una dimensione ad un momento particolare di una carriera così lunga e tormentata di un’artista come Nick Cave? In Jubilee Street parla di qualcuno che ha una storia ma non ha un passato, e forse la chiave è proprio qui. Forse il momento migliore di un artista gigantesco è proprio qui e ora, quello che condividiamo con lui oggi. Per non fare parte del suo passato, ma della sua storia.

Nick Cave Milano 2017, la scaletta del concerto

Anthrocene
Jesus Alone
Magneto
Higgs Boson Blues
From Her to Eternity
Tupelo
Jubilee Street
The Ship Song
Into My Arms
Girl in Amber
I Need You
Red Right Hand
The Mercy Seat
Distant Sky
Skeleton Tree
The Weeping Song
Stagger Lee
Push the Sky Away

Nick Cave Milano 2017, le foto del concerto

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Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

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