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Il racconto del concerto di Noel Gallagher a Milano

“Cerco solo di essere migliore di me stesso, che come ora sappiamo è praticamente impossibile”. A queste parole pronunciate da Noel Gallagher nei giorni scorsi, dopo che Live Forever degli Oasis è stata votata come “la migliore canzone inglese di sempre” da un consorzio di radio inglesi, confesso che mi è scappato un sorriso: la solita meravigliosa spocchia di questo signore di Manchester non mi stufa mai.

Dopo aver fatto quello che lui ha fatto, dopo aver scritto certi pezzi, direte, si può dire tutto ciò che si vuole. Avete ragione, è proprio così. Noel Gallagher arriva in Italia coi suoi High Flying Birds per una data unica al Fabrique di Milano. L’atmosfera è caldissima, la venue è strapiena come poche volte in passato e migliaia di persone attendono con entusiasmo l’arrivo della superstar britannica.

Alle 21 in punto il maggiore dei fratelli Gallagher fa il suo ingresso in scena sulle note di Fort Knox, l’insolita opening track di Who Built the Moon?, l’ultimo album della band uscito nello scorso novembre. Il terzo disco della formazione inglese mette subito le cose in chiaro: scordatevi il “solito” Noel, stavolta si è fatto un passo in avanti. L’impatto delle produzioni di David Holmes, che ha vestito di elettronica la scrittura del frontman, giocano un ruolo fondamentale in questo senso. Tuttavia, dal vivo gli sperimentalismi del disco crollano, a favore di un sound più dritto e crudo che premia il songwriting senza tempo del cantautore classe ‘67.

Neanche il tempo di fermarmi a riflettere sulla questione, che segue tutta d’un fiato Holy Mountain, il primo singolo di Who Built the Moon?. La canzone convince e sembra sposarsi perfettamente con la dimensione “club” del concerto. Noel rivolge pochissime parole al proprio pubblico, mentre quest’ultimo approfitta di ogni momento di silenzio per intonare il nome del cantante con cori da stadio. La scenografia è spartana, quasi a voler lasciare tutto lo spazio alla musica, alle canzoni.

È proprio questo il punto: quando si hanno certi pezzi in repertorio è giusto che siano loro a prendere possesso della scena. Definirle “canzoni” è certamente riduttivo: dal ventenne all’uomo over 45, dalla mamma alla figlia adolescente, tutti i presenti conoscono a memoria le parole di quelli che ormai sono considerati dei veri e propri “inni generazionali”. “Ciao Milano, è sempre bello tornare qui. Come state?” sono le prime parole che l’artista rivolge alla platea dopo quasi mezz’ora di show. Qualche veggente nel pubblico grida “Oasis” e dopo pochi minuti parte Little By Little, la prima “cover” della serata dell’indimenticata rock band fondata dai fratelli Gallagher. Ne segue subito un’altra, The Importance of Being Idle, secondo singolo di Don’t Believe the Truth del 2005. La presenza nella band di Gem Archer, storico chitarrista degli Oasis, rende il tutto ancora più speciale. Manca solo Liam, verrebbe da dire.

L’esibizione chitarra e voce sulle note di Dead in the Water è tra i momenti più emozionanti della serata. Investito da un faro bianco che lo catapulta in solitaria al centro della scena, Noel incanta la platea.
Wonderwall e Don’t Look Back in Anger mettono i brividi e sembrano gelare il pubblico che, per l’emozione, abbassa i decibel e ne approfitta per immortalare il momento. Noel è una macchina, non si ferma per più di un minuto tra un’esibizione e l’altra e sembra non scomporsi minimamente, neanche davanti a tremila persone che cantano a squarciagola “And after all you’re my wonderwall”.

Con grande sorpresa di molti dei presenti, la serata si conclude sulle note di All You Need is Love dei Beatles, con la quale i Noel Gallagher’s High Flying Birds salutano Milano con un caloroso arrivederci. Torneranno in Italia nei prossimi mesi, per un tour estivo che toccherà Taormina, Napoli, Roma e nuovamente Milano.

Noel Gallagher Milano 2018, la scaletta del concerto

Fort Knox
Holy Mountain
Keep on Reaching
It’s a Beautiful World
In the Heat of the Moment
Riverman
Ballad of the Mighty I
If I Had a Gun…
Dream On
Little by Little
(Oasis cover)
The Importance of Being Idle (Oasis cover)
Dead in the Water
Be Careful What You Wish For
She Taught Me How to Fly

Half the World Away (Oasis cover)
Wonderwall (Oasis cover)
AKA… What a Life!
The Right Stuff
Go Let It Out
(Oasis cover)
Don’t Look Back in Anger (Oasis cover)
All You Need Is Love (The Beatles cover)

Noel Gallagher Milano 2018, le foto del concerto

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Foto di Fabio Izzo

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