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Ritorno alle origini per Norah Jones in concerto a Milano

È una fresca serata di primavera quella che attende il ritorno a Milano di Norah Jones. Anche questa volta ad accoglierla è la splendida cornice degli Arcimboldi, uno dei posti più ambiti per la musica d’autore, ancora una volta sold out per celebrare il tributo e l’amore del pubblico italiano all’artista americana. In queste due celeri tappe di aprile (oggi suonerà a Torino) la Jones porta con sè due grandi session man per confezionare il suono e le atmosfere a lei più care e per proporre gran parte del suo repertorio, in modo dolce, sussurrato ed evocativo.

Chris Thomas al basso e contrabbasso e Brian Blade alla batteria sono infatti due raffinati musicisti che al servizio di sua maestà Norah si dilettano con classe ad accompagnare fraseggi spesso scomposti e suadenti melodie. Norah torna così prepotentemente al jazz dopo aver inutilmente indagato un pop chiassoso che non le appartiene. Un pianoforte a coda, un lungo vestito nero e una voce splendida, che con il passare degli anni addirittura migliora.

Norah parte con Sleeping Wild mettendo subito in chiaro il mood della serata, fra piccole dissonanze, tempi dispari, pause. I due fuoriclasse al suo fianco rendono elevatissima l’esecuzione dei pezzi, sfiorando il loro strumento con una lezione perfetta di dinamica e gusto. In particolare, Blade alla batteria colora il groove con grandissima personalità e precisione, accentrando spesso su di sè le attenzioni di gran parte del pubblico.

La scaletta risplende fra canzoni del passato e piccoli tributi, Norah parla spesso con Thomas e come al solito è di poche parole verso la platea del teatro, concede ogni tanto solo grandi sorrisi e timidi ringraziamenti. Molti i pezzi di rilievo: After The Fall, What Am I To You e una splendida versione di Its’ A Wonderful Time For Love suonata come se ci trovassimo in un piccolo club di New Orleans nei primi del ‘900. Le luci del teatro si accendono all’attacco dell’acclamato successo Sunrise, il ritmo rallenta nel sofferto tributo a Neil Young Don’t Be Denied, la voce di Norah si avvolge moderata in Carry On mentre è Don’ t Know Why di Jesse Harris, uno dei pezzi più belli del suo album d’esordio, a chiudere lo show.

Jones si alza in piedi, agguanta le mani dei suoi musicisti e va a prendersi i meritati applausi. Per il concerto milanese si può parlare del ritorno alle origini di una grande artista, che dopo un lungo girovagare è ripartita da dove aveva iniziato, dall’amore per il jazz e per le sue infinite divagazioni.

Norah Jones Milano 2018, le foto del concerto

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Claudio Morsenchio

Foto di Francesco Prandoni

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