Onstage
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Il racconto del concerto di Passenger a Milano

Il mondo di Passenger è dannatamente semplice. Una chitarra, una voce, un songwriting eccelso e una debordante personalità. Il prolifico cantautore inglese gira il mondo da anni, mantenendo intatta la sua attitudine di artista di strada, nonostante il successo in costante ascesa, e un approccio live carismatico: la sua positività scanzonata e coinvolgente è in perfetto equilibrio con i testi toccanti e la musica soffusa.

Michael David Rosenberg, questo il suo vero nome, inizia ringraziando il pubblico presente e attacca con Feather On The Clyde. “Grazie a tutti per essere qui. Questa sera ascolterete molte canzoni tristi, ma non tutte, solo il 95%” scherza, instaurando da subito con il pubblico un dialogo che durerà tutto lo show. Il suono della chitarra è perfetto e la sua voce graffia e sussurra in perfetto stile folk. Nonostante sia da solo sul palco, la sua incessante energia contamina musica e pubblico, creando una tensione emotiva continua e particolare che “incatena” tutti.

I pezzi sono stravolti e spesso risultano ancora più efficaci eseguiti completamente unplugged. “Se vado troppo veloce avvisatemi” scherza ancora “il caffè italiano è buonissimo e quando passo di qua ne bevo cinquatatre al giorno”. La scaletta racchiude qualche canzone degli esordi, ma molto spazio è dedicato al nuovo album Runaway, uscito a neanche un anno di distanza dal precedente The Boy Who Cried Wolf (2016).

Il cantautore introduce ogni canzone creando un’atmosfera di rispetto e partecipazione: bellissime, fra le altre le parole con cui ha presentato To Be Free, canzone in cui la toccante storia della sua famiglia – che ha vissuto l’esperienza dell’emigrazione – è un pretesto per condividere un pensiero per i rifugiati di guerra, che scappano dal loro Paese per cercare un mondo migliore ed essere veramente liberi.

Passenger rende omaggio anche ad pezzo simbolico come Sound Of Silence di Simon and Garfunkel e coinvolge la platea con I Hate, uno dei pezzi più sfrontati ed espliciti della serata, che termina con un chiassoso e festante coro finale. Ma tutti aspettano Let Her Go ed il chitarrista britannico la esegue, finalmente, con la maestria che contraddistingue i migliori folk singer. Dopo circa un’ora il pubblico acclama i bis e Michael attacca le nuove Survivors e Holes, che esprimono al meglio la sua identità e personalità, fatta di messaggi acri incastonati in meravigliose melodie. Il mondo di Passenger è dannatamente semplice e da questa sera lo sarà anche per noi.

Passenger a Milano, la scaletta

Fairytales & Firesides
Life’s For The Living
Hell Or High Water
David
To Be Free
The Sound Of Silence (Simon & Garfunkel cover)
I Hate
Rolling Stone
Suzanne
Let Her Go
Scare Away The Dark

Survivors
Holes

Passenger a Milano, le foto

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Claudio Morsenchio

Foto di Francesco Prandoni

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