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Il racconto del concerto dei Pearl Jam a Padova

I Pearl Jam arrivano a Padova, Stadio Euganeo, per la seconda tappa Italiana di quello che verrà ricordato da noi italiani come il tour dell’apprensione. Dall’Inghilterra le notizie della perdita della voce di Eddie e del conseguente annullamento della data Londinese hanno creato una sorta di disperazione nera mista a presagi di annullamenti, tagli di scalette, date rimandate e lo spettro di fan a bocca asciutta fino a chissà quando.

Ma all’improvviso, dopo l’eroico mezzo passo falso dell’esibizione a Milano agli I-Days Festival, il brusio preoccupato della folla che ancora entra alla spicciolata nello stadio padovano, che si accalca sulle transenne e riempie il pit sotto palco, qualcosa cambia e squarcia il velo di nubi che copre il sole. Prima ancora del gruppo, in queste ultime ore del giorno che ci separano dal concerto rock ecco l’apparizione, quasi angelica, del volto sorridente di Jill, la bellissima moglie di Vedder. Il suo sorriso toglie ogni dubbio, ogni preoccupazione. Scalda e rincuora il suo saluto timido alle prime file, lei che a Milano ha indossato una giacca in risposta coraggiosa e polemica a quella recentemente sfoggiata dalla First Lady americana Melania Trump con scritto ‘Non mi interessa per niente’ portata con inquietante leggerezza e noncuranza mentre era in visita ai bambini rimasti senza genitori sul confine americano con il Messico. Jill sfoggia sulla schiena lo stesso modello di giacca ma con la scritta modificata : ‘A noi interessa, perché a te no?’. Carattere e bellezza come si addice a una moglie di un grande del rock, che solo con la sua presenza sigilla e chiude un momento negativo della band.

E che il momentaccio sia finito lo si capisce subito, dalle prime note di Pendulum, splendida canzone da inizio concerto offerta dall’ultimo album di studio Lightning Bolt. E lo si capisce da una prima ora di concerto eseguita alla grande con una energia incredibile per una band con così tanti anni di onorata carriera e formata da musicisti che hanno passato la cinquantina. Dopo i primi sessanta minuti suonati da fuori di testa Eddie e soci sono apparsi leggermente stanchi, senza fiato, ma i due encore hanno contribuito a ricaricare le pile e portare a termine un set mostruoso da quasi trenta canzoni e poco meno di tre ore di durata.

La cosa apparsa evidente è uno spirito di band che i fan di lungo corso hanno da anni il timore di perdere, offuscato da un’aura di immensità sempre più preponderante del frontman Eddie Vedder. Se questo ha da succedere, con conseguente accantonamento dei Pearl Jam in favore di una carriera solista a tempo pieno, quel momento è apparso nella serata padovana molto lontano. Perché il gruppo è coeso, unito e tutti condividevano l’obbiettivo di fare impazzire i propri fan.

Mike McCready su tutti, sembra migliorare con il passare degli anni. Lui che ha visto l’inferno ed è un sopravvissuto che ha sepolto tanti amici e colleghi, sul palco è la seconda star indiscussa dopo Vedder. Le sue gesta, i suoi assoli sono incendiari e guardarlo è uno spettacolo nello spettacolo. Da bocca aperta il suo assolo con chitarra dietro la schiena in Even Flow. Riesce ad incendiare persino il mite Kenneth ‘Boom’ Gaspar che coinvolge in un duetto tastiera/chitarra durante una delle chicche della scaletta, Crazy Mary. Sempre impeccabile, preciso e sorridente Matt Cameron. Insolitamente silenziosi e composti invece Stone Gossard e Jeff Ament.

Veniamo dunque alla cosa più importante di tutte, le canzoni. La scaletta come detto è stata degna dei loro migliori concerti. Vitalogy è stato insolitamente molto citato con Corduroy, Last Exit, Spin The Black Circle (durante la quale McCready suona metà canzone correndo in tondo lungo tutto il palco) e Not For You. Vecchi cavalli di battaglia con Alive (introdotta da un simpatico aneddoto di Vedder durante un suo trascorso Veneziano), Animal, Rearview Mirror e Once, la prima canzone del primo album Ten. Molto apprezzate le insolite Inside Job dall’album omonimo del 2006 e la b-side Down (la potete trovare nella raccolta Lost Dogs) ma anche una delle più belle ballate composte dal gruppo Low Light proveniente dall’album Yield.

L’intensità emotiva raggiunta in pezzi come Better Man, Given To Fly e soprattutto Black (con citazione nel finale di You’re The Best Thing About Me degli U2 dedicata al pubblico di Padova). Eddie non si risparmia con la voce, soffre dove deve soffrire ma lotta sempre come un leone, ispiratissimo anche nelle numerose improvvisazioni e nei siparietti dall’italiano stentato e con l’immancabile foglietto di appunti, che ogni anno che passa si avvicina un po’ di più alla faccia. Chiusura con un ottovolante di emozioni affidata all’esplosione rock della cover di Baba O’Riley dei The Who e subito dopo dall’intensità sensuale della ballata Indifference.

Ci sono state molte polemiche relative alle difficoltà del gruppo a Milano, dell’eventualità di annullare date che non rispondono agli standard di un gruppo che viaggia a livelli di una delle rock band più grandi mai esistite. Molti hanno invece difeso la performance dell’I-Days Festival, apprezzando l’indomito carattere battagliero di Eddie che mai si risparmia anche a costo della propria salute. Tutti pensiamo che il concerto a cui abbiamo assistito sia il migliore, rispetto agli altri.

La verità è che un gruppo come i Pearl Jam va vissuto, e per questa band bisogna lottare. Ingoiare bocconi amari, essere più forti del meteo, degli uragani, dell’influenza, di qualsiasi problema. Molti potrebbero dire che non è questo il momento migliore per vedere dal vivo i Pearl Jam. Io dico che c’è sempre un momento per vedere i Pearl jam, e questo momento è “sempre”. Vedder guarda estasiato la folla e dice per voi, con la vostra energia ancora negli occhi, a breve torneremo a casa e comporremo nuova musica. A presto allora su questi palchi, a regalare rock ad un mondo sempre meno libero.

Pearl Jam Padova 2018, la scaletta del concerto

Pendulum
Low Light
Last Exit
Do the Evolution
Animal
Corduroy
Given to Fly
Gods’ Dice
Not for You / Modern Girl
Even Flow
Daughter
Red Mosquito
Mind Your Manners
Down
Spin the Black Circle
Porch
Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town
Inside Job
Once
Better Man / Save It for Later
Black
Crazy Mary
(Victoria Williams)
Rearviewmirror
Smile
Alive
Baba O’Riley
(The Who)
Indifference

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Daniele Corradi

Foto di Cristina Checchetto

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