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Il cerchio perfetto è un’idea che non si può catturare

Tornano gli A Perfect Circle in Italia al Mediolanum Forum, in una Milano ghiacciata che ha messo a dura prova l’amore dei fan. Il compito di scaldare i presenti è affidato alla sensuale Chelsea Wolfe: con voce potente e mood dark presenta il suo ultimo album Hiss Spun con sonorità rock doom e un’atmosfera drammatica e passionale, dove il timbro profondo della cantante californiana spicca per intensità e rapisce l’attenzione di chi è già impegnato a prendere posto sotto al palco.

Gli A Perfect Circle arrivano puntuali e salgono sul palco davanti ad un palazzetto tutt’altro che pieno e con molti buchi sulle tribune. Il loro ultimo album di studio Eat The Elephant è senza dubbio uno dei più interessanti tra quelli usciti nel 2018 in ambito rock. Maynard e soci sono riusciti a rimanere fedeli a loro stessi senza riciclarsi, mantenendo la capacità di navigare nel mercato mainstream a condizione di imporre le loro regole criptiche, scostanti, che non seguono il facile percorso del gusto e delle aspettative dei fan.

Perché nella nostra testa gli A Perfect Circle saranno sempre quel gruppo di inizio secolo che ha spostato con Mer De Noms l’asticella qualitativa dell’alternative rock. Già Re Mida della musica, già eroe del rock underground con i suoi Tool, Maynard nel 2000 decise di unire le forze a Billy Howerdel per ampliare i propri orizzonti, sdoganare alcune caratteristiche musicali e scoprirne di altre. Il loro esordio restò sulla vetta delle classifiche di vendita per mesi e ancora oggi è uno dei lavori più amati dal pubblico.

La versione degli APC del 2018 è più consapevole, dopo essere passata attraverso il consolidamento del sound di Thirteenth Step e la rilettura di classici del rock nel disco cover Emotive. Oggi non c’è più la brava e scenica Paz Lenchantin al basso/violino e James Iha è impegnato con gli Smashing Pumpkins. La nuova line up però è certamente più calibrata e funzionale al sound proposto. Jeff Friedl alla batteria è preso in prestito dall’altro side project di Maynard, i Puscifer, e l’accoppiata con il bassista Matt McJunkins permette loro di impersonare efficacemente tutte le caratteristiche del gruppo, sia quelle dolci e malinconiche, sia quelle più dure e spigolose.

Dopo il prato e il cielo aperto sopra il Castello di Villafranca nella passata edizione di Rock In The Castle, gli APC si ripresentano questa volta nell’atmosfera compatta del palazzetto. Senza suggestioni distrattive il buio del Forum di Assago permette di assaporare al massimo la potenza evocativa della loro musica, la gestualità teatrale di Maynard, la sua voce melliflua ora dolce come il miele ora corrosiva come acido.

Solita richiesta per voce dell’organizzazione, solita polemica del pubblico: Chi segue James Maynard Keenan sa che soffre di fotofobia e non vuole vedere flash o qualsiasi altra luce che non sia quella naturale dell’amore negli occhi dei suoi fan. Quindi cellulari spenti e via alla musica.

La scenografia è quella già vista la scorsa estate: grande protagonista visivo è sempre il loro marchio runico formato da due mezzelune asimmetriche che si staglia al centro dello sfondo che sovrasta il gruppo. Billy Howerdel, glabro e di nero vestito, si posiziona al centro del palco con la sua chitarra, con il linguaggio corporale che segue sia i riff pesanti che i tipici suoni melodici. Maynard è come sempre una sagoma in penombra, schivo alla luce, con il suo completo questa volta rosso (a Verona era blu) nella sua postazione rialzata che mai abbandonerà, lasciandosi andare solo a qualche spasmo animalesco nei momenti più concitati.

‘Siamo disillusi e seguiamo qualsiasi cosa luccichi’ è la frase potente di uno dei nuovi classici del gruppo. Disillusioned funziona come tutti i nuovi pezzi, drammatici e poetici, melodici. I brani recenti sanno anche spingere, come fanno Talk Talk e The Doomed. Sono pregne di atmosfera, come l’iniziale Eat The Elephant che dà il nome al nuovo lavoro di studio. Sono strane, robotiche e fanno ballare come Hourglass o intelligentemente grottesche come So Long, and Thanks for All the Fish. C’è posto, nel finale, anche per la bellissima ballata Delicious. Le canzoni sono A Perfect Circle al cento per cento: rifiutano ogni costrizione e ogni etichetta, emozionando e stupendo e rubando la ribalta ai vecchi cavalli di battaglia che bisogna dirlo, nel 2018 suonano un po’ depotenziati. Certo, con Rose, durante il pesante riff di Thomas o il ritornello di The Hallow, si ha la vaga sensazione di tornare indietro nel tempo. Ma gli A Perfect Circle sono una band in continua evoluzione, in perenne orbita intorno alla personalità stratosferica del proprio cantante.

C’è spazio anche per la voce di Howerdel durante l’esibizione della cover (What’s So Funny ‘Bout) Peace Love And Understanding. Il set è compatto, senza pause e senza encore, e con qualche episodio proveniente dal secondo lavoro Thirteen Steps (Weak & Powerless, The Package, The Noose) si snoda linearmente fino alla fine quando Maynard magnanimo permette alla folla, finalmente, di sfoderare i telefonini e immortalare uno dei migliori concerti della stagione. Si concede solo pochi secondi prima di scomparire, ma il cerchio perfetto è un’idea che non si può catturare.

Chelsea Wolfe, le foto

A Perfect Circle, la scaletta
Eat the Elephant
Disillusioned
The Hollow
Weak and Powerless
So Long, and Thanks for All the Fish
Rose
Thomas
(What’s So Funny ‘bout) Peace, Love and Understanding
(Brinsley Schwarz cover)
Vanishing
The Noose
3 Libras
(All Main Courses Mix)
TalkTalk
Hourglass
The Doomed
Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums
The Package
Delicious

A Perfect Circle, le foto

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