Onstage

Il ritorno al futuro del Piotta

È stato un viaggio tra passato e presente il concerto del Piotta di ieri, sabato 8 dicembre, al Circolo Magnolia di Segrate, Milano. A quattro date dalla chiusura del tour a supporto del suo ultimo lavoro, Interno 7, il rapper capitolino ha portato sul palco della venue milanese uno show dai toni vari, capace di condensare nello spazio di un paio d’ore il materiale nuovo, accanto al meglio della sua produzione, tormentoni compresi.

Ad aprire le danze, davanti a una platea di fedelissimi (o ai poveri rimasti in città nonostante il ponte, dipende dai punti di vista), il giovane cantautore Elton Novara, con la sua chitarra acustica e un carico di ironia davvero contagioso. Highlights della sua esibizione il nuovo esotico singolo Papango ft. The Van Houtens e Un pesce di nome Elton – Povero Elton, hit tratta dall’ultimo album, Lei ha perso il contatto con la realtà, e cantata all’unisono da una buona fetta di presenti.

Scaldata la platea, arriva presto il turno di Piotta e della sua band. Accompagnato sul palco da chitarra, batteria, tastiere e dal fidato Marvel Mex, oltre che da una fiumana di bassi da paura, Tommaso Zanello (vero nome dell’artista) introdotto dalla traccia/poesia Interno 7, attacca con una prima parte del set dalle atmosfere intime, in linea con quelle dell’ultimo disco. Il primo pezzo suonato, Un’estate ed è finito – versione 2018, contiene già un tributo, quello al compianto amico Primo Brown, insieme al Piotta nella versione originale contenuta ne La grande onda.

È il primo dei tanti omaggi e ricordi che affioreranno durante il live, un po’ da quello scatolone delle memorie uscito dal trasloco dell’Interno 7 e dal quale Piotta di tanto in tanto estrae un cimelio (un walkman, una musicassetta o un VHS), da cui far sbocciare una canzone; un po’ da quei vent’anni di carriera attraversati insieme a tanti soci, personaggi storici come i ragazzi della Taverna VIII Colle, poi Colle der Fomento o Turi e Squarta dei Cor Veleno con lui nella crew Robba Coatta.

Le atmosfere nostalgiche di pezzi nuovi come Di Noi, Solo per noi, Hai Mai/Sempre là in versione acustica, Ma la vita riportano a un sapore Nineties, ma rinnovato nei suoni tra boom bap e cantautorap, sì, quei Maledetti anni 90, che con Il tempo ritrovato, chiude la parte più intima e delicata del concerto.

Uscito brevemente di scena Piotta torna sul palco ricaricato a molla per un tuffo di testa nell’energia di pezzi storici. Si parte fortissimo già con il mash-up di Sotto sotto (ft. Turi nell’originale) e Le guardie, i pompieri e l’ambulanza dei Cor Veleno, prodotto dal Piotta con Squarta, e Il Mambo del Giubileo. A seguire Domani è un altro giorno, Il primo sogno ft. Orchestraccia, Vino tabacco e Venere ft. Tonino Carotone, aprono una parentesi folk che culmina con 7 Vizi Capitale, realizzata con Il Muro del Canto e diventata sigla finale della serie Suburra.

Un doveroso momento di riflessione, calato alla perfezione tra due sezioni divertentissime del set, che prosegue con il groove e i toni beffardi di Fa na buona jobba, il Taverna VIII Colle Medley con omaggi al Colle e Fritz Da Cat, Spingo io, l’altro medley La mossa del giaguaro, Wot! (Capitano mio capitano!) e Dimmi qual è il nome – scatenato dall’estrazione del VHS de Il segreto del giaguaro, film di Antonello Fassari, con il Piotta nei panni del protagonista – Kitty, Piotta è morto e Troppo avanti. C’è anche spazio per un po’ di freestyle tra i pezzi di questa sezione del live, dove Piotta e Mex danno sfogo all’inventiva inanellando una serie di barre più o meno giocose, tra cui anche un riferimento poco lusinghiero a Salvini, nel giorno della manifestazione leghista a Roma (la sua posizione a riguardo è ben nota ed è stata anche espressa nella versione di Supercafone dedicata proprio al vicepremier).

Le teste si muovono, impossibile stare fermi, addirittura qua e là si accendono dei micro focolai di amorevole pogo, ma la cosa più bella è che seguire Piotta nella scaletta che sta proponendo, significa fare un viaggio nella scena rap capitolina dai 90 in poi. Omaggi, riferimenti, sound e attitudine, tutto riporta là, ma senza risultare datato o scadere nell’operazione nostalgia.
Fila tutto alla perfezione in questo concerto organizzato come un crescendo di energia, ma il tempo corre e tra una cosa e l’altra è già arrivata l’ora del bis. Save the best for last si dice e la tripletta con cui Piotta chiude il live è al fulmicotone: Supercafone, la ripresa di Solo per noi e La grande onda, infine, chiudono alla grande un concerto a cui per scaletta e atmosfere non è mancato davvero nulla.

Piotta al Magnolia, la scaletta dell’Interno 7 Tour

Intro: Interno 7
Un’estate ed è finito
Di noi
Solo per noi
Hai mai + Sempre là (acustica)
Le facce nascoste
Maledetti quegli anni 90 (acustica)
Ma la vita (ascustica)
Il tempo ritrovato (acustica)
Le guardie i pompieri l’ambulanza
Il Mambo del Giubileo
Domani è un altro giorno
Il primo sogno
Vino tabacco e Venere
7 Vizi Capitale

Fa na buona jobba
Taverna VII Colle Medley
Spingo Io + Jam
Giaguaro + Wot + Robba Coatta
Kitty
Piotta è morto
Troppo avanti

Supercafone
La Grande Onda

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