Onstage
Post Malone Roma 2018 foto concerto 10 luglio

La prima volta (vincente) di Post Malone in Italia

Prima data italiana in assoluto per Post Malone e un pubblico abbondante in un paese tanto ostico per il rap straniero (se non è quello di fama ampiamente certificata, tipo Eminem superstar a Milano). Ma i 12mila complessivi che all’Ippodromo delle Capannelle di Roma sono accorsi nella serata del 10 luglio ad ascoltare il rapper di Beerbongs & Bentleys hanno probabilmente contribuito a sbloccare un’altro dentello della situazione. Arriveranno Kendrick Lamar, D’Angelo, Drake e Kanye West (sul palco, non alle sfilate)? Ci saranno più concerti rap e hip hoo, più musica black nel circuito mainstream dei concerti in Italia? Presto per dirlo, umano sperarlo. La speranza c’è, dopo il live di Post Malone ancora di più. Il rapper-non-rapper di Syracuse ha fatto la breccia ricca entrando come un tornado nella polvere calda di Capannelle. Lui, forse un po’ l’ultimo arrivato (classe 1995), non un rapper duro e puro ché odia la definizione, nelle classifiche italiane ci è entrato dalla porta principale diventando un caso (gradito). Seguire la sua unica apparizione è un piacevole dovere, perché è un nuovo spartiacque in un momento storico in cui l’hip hop è arrivato anche a masse di persone un tempo difficili da raggiungere.

Tra il pubblico caldissimo si sentono anche molti accenti stranieri, americani principalmente, che hanno approfittato di un viaggio di Italia per seguirsi anche il concerto. Lode e gloria a loro. Ad aprire la serata ci sono, alle 21.00, i nostrani Dark Polo Gang con una mezz’ora di set sfacciatamente esplicito, e subito dopo il feroce SaintJhn dal flow incendiario, tra drop secchi e una capacità di tenere il palco assolutamente animalesca. Due spalle diversissime tra loro, tra divertimento senza prendersi sul serio e l’anima densa, potentissima, del rapper di Brooklyn. Il compito di aprire la serata non è mai tra i più facili per nessuno, ma la pur inusuale scelta ha discretamente funzionato, specialmente per Saint Jhn che è stato omaggiato di un coro da stadio inatteso nel suo set febbrilissimo.

Bisogna attendere le 22.45 e qualche aereo che sorvola Capannelle perché Post Malone compaia, dopo la base introduttiva da atmosfera. Migliaia di cellulari sono sguainati al cielo, la tensione è elevatissima. Quando entra scena, passo lento e sciolto, sorrisetto che gli increspa la faccia, un ululato apre in due l’aria. Pochi fronzoli, via col beat: Too Young e Better Now sono un coro unico di persone incalzate dalla cassa dritta. Post Malone è agguerritissimo, si muove (poco) tra le luci con navigata esperienza e doppia le basi con una precisione da cecchino. Non parla molto all’inizio, si scioglie dopo un po’, riscaldato dalle braccia al cielo dei suoi fan che riempiono il parterre. Un pubblico sincero, emozionatissimo, che risponde ad ogni stimolo e ad ogni canzone nella scaletta asciutta ma perfetta di Post Malone. Una setlist da festival, serrata quanto basta e costruita per non scontentare nessuno, in primis proprio l’artista che la presenta.

Non è un chiacchierone acclarato, Post Malone. “I f*cking love you motherf*ckers” è la primissima frase che pronuncia, colpito sinceramente dall’energia dei suoi fans, prima di Sugar Wraith. Lo ripeterà diverse volte nel corso della serata, variando le parole ma non la sostanza (e il quantitativo di f*ck pronunciati). In effetti il pubblico di Roma è fenomenale, caldissimo, non si ferma mai, canta tutte le canzoni e i ritornelli e la sua attenzione è purissima benzina per il motore della musica sul palco.

Dal canto suo il non-rapper newyorkese contribuisce a serrare il concerto in ranghi precisi, svagandosi soltanto un po’ verso la fine. Mette un po’ in mezzo sé stesso, con quella rabbia ironica che lo ha reso una star. “Questa canzone è dedicata a quella b*tch che mi ha spezzato il cuore” dice, prima di I Fall Apart, che diventa un coro unico di “f*ck that b*tch” da parte del pubblico, quasi un bordone di accompagnamento al suo flow. Ma Post Malone sa anche sfoderare i suoi momenti più morbidi, come su Stay e Go Flex in delizioso momento acustico e con un fan chiamato sul palco a suonare la chitarra per accompagnare il cantante. Un momento bellissimo, coronato da applausi scroscianti e dal ringraziamento di Posty al ragazzo. Il tempo del gran finale scatta dopo un’ora e venti serratissima, ovviamente con una tripletta superpower formata da Rockstar, White Iverson e Congratulations. Post Malone potrebbe dare un cinque alto a sé stesso per aver sfondato il muro dell’indifferenza al rap in Italia con un live di alto livello. E chissà che non porti bene davvero.

Scaletta Post Malone Roma 2018

Intro/Too Young
Better Now
No Option
Sugar Wraith
Over Now
Psycho
Candy Paint
Paranoid
I Fall Apart
Up There
Feeling Whitney
Stay
Go Flex
Rockstar
White Iverson
Congratulations

Foto Post Malone Roma 2018

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Arianna Galati

Foto di Marta Bandino

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