Onstage

Riccardo Sinigallia a Milano, un live che ti fa sentire a casa

Il Ciao Cuore Tour di Riccardo Sinigallia arriva finalmente a Milano, pronto a farci ascoltare dal vivo tutta la magia contenuta nell’ultimo lavoro del cantautore – Ciao cuore, appunto – che contiene nove tracce perfette, che riportano l’artista romano in prima fila, dopo tanta dedizione dietro le quinte.

Sinigallia non è, del resto, un cantautore come gli altri. La faccia, se così si può dire, gli piace metterla quando ha qualcosa di suo e di importante da dire, senza forzature. L’album uscito l’anno scorso per Sugar Music lo dimostra in tutta la sua fragilità, ma anche nella maniacale ricerca sonora e cura per i dettagli, e non è un caso che il progetto sia stato acclamato senza troppi ripensamenti dalla critica.

La rappresentazione dal vivo della musica su supporto fisico a Milano viene racchiusa nel “cuore” di Santeria Social Club, locale di punta che ormai tutti gli abitanti della città conoscono e che ha il pregio di riuscire a ricreare quell’atmosfera tipica da live senza troppe distanze tra chi canta e chi ascolta. Sarà che, nella corsa a chi riempie le venues più grandi, diventa veramente facile rimpiangere la possibilità di trovarsi un artista a pochi centimetri, dove – con poche e selezionatissime trovate sceniche – riesce a creare una narrazione efficace proprio nella sua semplcità.

La musica di Sinigallia, del resto, ha bisogno di poco altro. Sul palco, con il cantautore, ci sono i musicisti e un cuore umano rosso fuoco, che – nel corso della serata – con il procedere della narrazione, finirà per diventare un cuore stilizzato, il simbolo universale dell’emotività e del sentimento. È l’unico piccolo e funzionale stratagemma di un live che come unica protagonista ha scelto la musica. Sinigallia canta quasi senza pause, mentre dietro di lui aorte e vene diventano amore, gioia ed energia, a mano a mano che il live si fa più incalzante e viaggia tra i meandri della carriera del cantautore.

L’ultimo album è infatti, per forza di cose, preponderante nella scaletta. Ma il cantautore alterna brani come Le donne di destra, A cuor leggero e Che male c’è con canzoni uscite ormai decadi fa, che il pubblico presente chiede però a gran voce. Non è una folla di improvvisati quella che Riccardo si ritrova infatti sotto palco. Il pubblico è arrivato qui spinto da una grande stima e un profondo legame con tutta la produzione del cantautore. Più che cantare a squarciagola (reazione inevitabile solo di fronte alle trascinanti La Descrizione di Un attimo o Ciao cuore), la folla sembra essere in ossequiosa osservazione e spesso omaggia Riccardo con un rigoroso silenzio di fronte alle sue parole sussurrate.

Eppure, Sinigallia fa di tutto per farci sentire veramente a casa. La figlia, che appare nitida sulla cover dell’ultimo album, sale sul palco per ballare sulle note della lunga appendice musicale che segue Dudù. La band si abbandona spesso a parentesi puramente ludiche, che fanno perdere (fortunatamente) il senso della scaletta, che salta da brani come Amici nel tempo del 2006 a Bellamore – stupenda ‘creatura’ del 2003 – per chiudere poi tutto il live con Una rigenerazione del 2014. Proprio sul finire, Riccardo scioglie un po’ le briglie. Sorride di più, balla, lascia trapelare l’emozione dopo un concerto serratissimo e, soprattutto, suonatissimo. In alcuni momenti, sembrava di assistere a un semplice scambio libero tra il cantautore e la sua band, come se questo concerto alla fine avesse vita propria e zero regole.

Tanto che, dopo i commiati finali, è difficile salutare il palco che ha ospitato per poco meno di due ore questa piccola grande magia.
Le luci si accendono e l’abbraccio del cantautore al suo pubblico un po’ a malincuore si scioglie. Il cuore rosso sullo sfondo scompare e sentirsi spaesati, per un po’, è inevitabile. Sinigallia ha infatti lo straordinario potere di annullare qualsiasi barriera e assistere a un suo live è un po’ come ritrovarsi con una famiglia che non sentivi da tempo. Il senso del live è invece, profeticamente, riassunto nel brano che lo chiude. “L’avevi detto tu, lasciamo entrare il sole – canta infatti Riccardo ne Una Rigenerazione – seguendo dentro al palmo della mano un’altra immagine del nostro cuore”.

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