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Che cosa è successo al Rock The Castle 2018

Gli orfani del Gods Of Metal potrebbero aver trovato una nuova casa. Per quanto l’organizzazione abbia ribadito in più occasioni di non voler costruire barriere di genere intorno al neonato Rock The Castle, la prima edizione (che vede oggi l’ultimo atto con l’attesissima esibizione degli A Perfect Circle) ha celebrato death e thrash metal (con brevi escursioni in territorio alternative e metalcore) nel migliore dei modi.

Le giornate del 29 e 30 giugno 2018 hanno visto alternarsi all’interno della meravigliosa cornice del Castello Scaligero di Villafranca di Verona nomi storici della scena heavy internazionale. I quasi 10mila biglietti staccati nei due giorni confermano sia la presenza di audience per certi generi, sia la voglia di band e gruppi di esibirsi in Italia in contesti adeguati. Le performance di Megadeth, Testament, Exodus, Carcass, At The Gates, Napalm Death, Killswitch Engage e Nothing More sono state tutte di alto livello, a conferma di quanto appena esposto. Nella prima giornata i dominatori sono stati i gruppi della vecchia guardia. Il pubblico era lì per i già citati Carcass, At The Gates e Napalm Death, mentre era scettico sulle prime verso Killswitch Engage e Nothing More. I più “giovani” hanno sfoderato gli artigli, piazzando prestazioni assolutamente all’altezza, mentre i vecchi leoni del grind, del death e dello swedish death hanno confermato il perchè siano ritenuti a ragione delle leggende della musica estrema.

Suoni adeguati alle esigenze, food truck di varia natura, un accogliente manto erboso e la complessiva semplicità nel raggiungere (siamo a poco meno di un’ora e mezza da Milano) e parcheggiare Villafranca, sono stati gli ingredienti che hanno garantito la buona riuscita della manifestazione. Il pubblico si sa, è generalmente incontentabile. Leggerete sicuramente sui social le polemiche legate al sole (strano, è estate) piuttosto che all’impossibilità di uscire dalla location una volta entrati (i problemi di sicurezza e relative norme non agevolano certi movimenti) o ancora alle file fatte per prendere da bere o mangiare. Ma anche questo fa parte della tradizione. Come ai tempi del Gods of Metal tutti se ne lamentavano e poi tutti ci andavano. Ricordiamoci che poco tempo fa ci ritrovavamo in location inadeguate come l’area esterna del Forum di Assago piuttosto che il Parco di Monza con le sue distanze impossibili dai parcheggi…

Tutto è ovviamente ancora migliorabile, ma la conferma che la stagione live 2018 sia effettivamente (l’ennesimo) anno zero per festival e rassegne tematiche in Italia è un bellissimo dato di fatto. Rispetto al passato in Italia sono stati fatti passi avanti da gigante. La strada sembra davvero quella giusta anche per un evento più ristretto e settoriale come il Rock The Castle. Rock The Castle che dovrà necessariamente puntare a confermarsi nel 2019, magari allargando la proposta a proposte alternative rock più moderne piuttosto che ai vecchi fan del classic metal. Il rodaggio del boutique festival è terminato con successo. (J.C.)

La scaletta dei Carcass
316L Grade Surgical Steel
Buried Dreams
Incarnated Solvent Abuse
Carnal Forge
No Love Lost
Unfit for Human Consumption
Cadaver Pouch Conveyor System
Captive Bolt Pistol
Edge of Darkness (intro) / This Mortal Coil / Death Certificate
Genital Grinder / Pyosisified (Rotten to the Gore)
Exhume to Consume / Reek of Putrefaction
Black Star (intro) / Keep On Rotting in the Free World
Corporal Jigsore Quandary / The Sanguine Article
Ruptured in Purulence / Heartwork / Carneous Cacoffiny
Mount of Execution

Una fila all’ingresso variegata, allegra, multietnica, resa calda dalle aspettative e dal sole a picco: è questa la prima, bella foto del secondo giorno di Rock the Castle. Se dovessimo tracciare un perimetro di distensione dal relax partecipativo del primo giorno, questo sarebbe il punto zero. Un po’ come se il festival iniziasse realmente lì, da quella coda, e la giornata precedente fosse stata uno splendido apripista per pochi intimi, un rilassante viaggio nel tempo in quel prato del dodicesimo secolo.

L’organizzazione oggi è messa a dura prova sin dal passaggio sotto metal detector: molta gente dell’estero, caldo torrido e bottiglie di birra in mano, non ci sono nuvole ma un venticello leggero regala attimi di refrigerio mentre ci si accinge a entrare nel vivo della location. Per chi non lo ha mai visitato, il castello è stato ripulito dagli alberi che nel corso dei secoli ne avevano preso possesso, risultando quindi sgombero all’interno, costringendo a cercare riparo dal sole sotto le mura. Beh, è quello il colpo d’occhio che fa capire che la risposta del popolo al bill è cresciuta enormemente: il prato rialzato, sotto le mura, è pieno di gente.

È anche quello il momento in cui la struttura del consumo comincia a vacillare: direttamente proporzionale agli ingressi è la fila per rifornirsi di birre, acqua e bevande. Se da una parte un discreto numero di food track riesce a resistere all’assalto a gruppi alterni, la cornice birraiola rimarrà fino a fine serata un momento di attesa forzata, complici il veloce esaurimento di bevande del truck a fianco. Un piccolo neo, destinato a scomparire il prossimo anno a fronte di un’organizzazione più snella e strutturata, nonché con frangifila a dirigere il traffico.

La seconda giornata di Rock the Castle è, senza dibattiti, una delle più belle manifestazioni di thrash metal degli ultimi anni, una corsa nei decenni in cui scuola americana e tedesca si scontrano e si abbracciano. Sarà uno show coinvolgente, un momento di ritrovo per anagrafiche che quegli anni li hanno vissuti in pieno, di icone storiche e leggende d’oltreoceano atterrate a Verona per divertirsi e far divertire.

Prima di parlare della triade californiana, doveroso regalare delle parole a chi prima di loro riscalda la scena: Xaon, Extrema ed Exhorder a stendere il tappeto alla coppia tedesca Destruction e Sodom, che regala grandi momenti di incitamento collettivo, complici belle performance dei rispettivi frontman che sanno come prendere i presenti. Peccato per la performance tagliata dei Sodom: un ritardo dell’aereo porta il gruppo sul palco dopo l’orario di inizio e la legge parla chiaro. Il ritmo è serrato ed è un attimo che si comincia a sentire aria di thrash made in the US.

Sono già passati quasi tre anni dall’ultimo concerto in terre italiche degli Exodus: Souza è chiaramente divertito, voglioso di far saltare un pit che mano a mano si ingrandisce e miete nuove vittime con l’aumentare dell’intensità. È una scaletta che infuoca, complici pezzi più o meno inaspettati (Parasite?) e altri decisamente previsti: la risposta del pubblico c’è, il Rock the Castle comincia ad animarsi seriamente, anche coloro che provano a resistere il più possibile ai raggi del sole si avvicinano alla scena.

I Testament sono una garanzia e lo saranno anche oggi: una buona dose di pezzi a pescare tra vecchia e nuova scuola, i grandi classici, i momenti che fanno correre fan sfegatati dalle retrovie per farli fiondare nell’anello centrale. L’impressione è che non sia passato un momento: la forza travolgente dei Testament, guidati da un meraviglioso Chuck Billy (a noi è apparso in forma) e da un sempre sontuoso DiGiorgio, circonda tutti, cingendo di una carica strepitosa i presenti ormai allenati al massacro tipico di pezzi iconici. È quella fortezza interiore, decantata dallo stesso Chuck, quell’integrità infinita di un gruppo di artisti che crede nel proprio prodotto e ancora oggi lo lancia in faccia a tutti con entusiasmo, sorrisi, gioia, forse ancora più che in passato. Veramente una band incredibile, rafforzata da un richiamo scenografico sempre azzeccato ed evocativo.

Passare dai Testament ai Megadeth, per il sottoscritto, non è semplice; complice forse una capacità di presa e di impatto maggiore, i signori di Oakland rimangono personalmente i protagonisti della giornata. Non vogliamo togliere nulla a Mustaine e soci: il loro show è stato impeccabile, arricchito da un repertorio d’epoca, un voler far tornare a tre decadi fa, ma il tone of voice del loro show è stato – potremmo dire – minimal. Voluto, sicuramente, dall’essenzialità del telone con il logo, all’assenza quasi totale di scenografie, alle luci non esagerate, all’approccio al pubblico tipicamente Mustaine: lo show dei Megadeth – perfettamente eseguito, sia chiaro – è sembrato un ritorno alle origini concettuale, un regalare brezze anni ‘80 ai presenti che forse, magari, volevano esattamente quello. Il thrash metal, per gli americani di Los Angeles, va vissuto così, nell’essenza: ciò che sicuramente va trasmessa è la corposità dello show, con una gran quantità di pezzi condensati per chiudere degnamente una grande giornata di musica. Se ne va anche il secondo giorno di un festival luminoso, intimo, circondato da mura storiche a creare un’atmosfera splendida e dedicata: una location perfetta, un bill ideale per ricreare belle sensazioni, una chiusura eccezionale con una coppia di band iconiche. A domani, con gli A Perfect Circle. (M.P.)

La scaletta dei Megadeth
Hangar 18
The Threat Is Real
The Conjuring
Wake Up Dead
In My Darkest Hour
Sweating Bullets
She-Wolf
Dawn Patrol
Poison Was the Cure
Tornado of Souls
Trust
My Last Words
A Tout Le Monde
Take No Prisoners
Symphony of Destruction
Dystopia
Mechanix
Peace Sells
Holy Wars… The Punishment Due

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Redazione

Foto di Enrico Dal Boni - Testi di Jacopo Casati e Marco Perri

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