Onstage

Esperienza e maturità sono le chiavi del successo di Samuel dal vivo

Dopo l’assaggio sul palco del Primo Maggio e i live a Milano, Torino e Firenze (quest’ultimo in apertura a Eddie Vedder), Samuel era chiamato alla prova più impegnativa: convincere con un concerto all’aperto al Postepay Rock In Roma, tempio capitolino dei concerti open air e palco solitamente difficile. Per sound e per attitudine sarebbe il club la dimensione migliore di Samuel, ma il cantante non si fa intimidire: ha dalla sua l’esperienza e la maturità necessarie. Qui i fan sono venuti ad ascoltare proprio lui, Samuel in versione solista.

La scenografia è essenziale: sul palco tre pedane circolari rialzate per batteria, tastiere/sequencer e pianoforte. Samuel sale alle 22.12 introdotto dal tappeto musicale che anticipa Rabbia, cantata in coro dal pubblico arrivato all’ultimo minuto. Il cantante è un po’ a voce fredda, stenta sui falsetti ma si riprende subito. “Sono felicissimo di essere qui questa sera, di far ripartire questo momento di libertà totale che mi sono ritagliato” dice Samuel anticipando la scaletta e rompendo il ghiaccio con i fan. Un imprevisto costringe ad un cambio in scaletta al volo. I musicisti sono momentaneamente bloccati e non possono suonare. Samuel ne approfitta per una virata in acustico: si piazza al pianoforte per Dentro ai miei vuoti, brano del 2001 dei Subsonica accolto da un boato.

I problemi tecnici vengono risolti e il concerto riprende sulle parole di coraggio di Samuel: “Vogliono farci credere di aver paura ai concerti ma…ad un concerto non si può aver paura, ragazzi, è assolutamente impossibile” dice il cantante. Sfilano alternati ai suoi brani i pezzi scritti per altri e le cover: Costa poco degli Stylophonic, Ho difeso il mio amore dei Nomadi (la canzone che Samuel ha portato a Sanremo nella serata delle cover), Un grande sole (suonata con l’ukulele) scritta per Giuliano Palma. E naturalmente tante citazioni dal repertorio dei Subsonica.

“Sanremo ti mette di fronte ad una serie di cose, anche di fronte al percorso che avevo fatto, come una porta che si apre su una strada che devi rifare da capo” racconta Samuel lanciando Vedrai, che funziona benissimo dal vivo ed è un perfetto brano da dancefloor. Tra quelli più ballati c’è il nuovo singolo La statua della mia libertà, che Samuel interrompe e fa ripartire per sentire il coro del pubblico, e l’inedito Il rischio, tagliata fuori dal disco perché al produttore non piaceva; ma Samuel ci è particolarmente affezionato, forse perché rispolvera quelle atmosfere un po’ ragamuffin che vent’anni fa venarono anche il primo disco dei Subsonica.

Va sottolineato che Samuel non pronuncia il nome del suo gruppo se non una volta per sbaglio sui bis, eppure pesca dal repertorio “le scintille che sento più mie”, come dice introducendo Lasciati eseguita solo voce e chitarra. E quasi sembra che quella frase finale “e tutto finisce qui” la dedichi in qualche modo ai suoi compagni di avventura, o forse a se stesso. Samuel è uscito dal gruppo, ma non in modo definitivo: la groova, come la chiamerebbero i fan di vecchia data della band torinese, è ancora la barra a dritta che guida l’avventura solista del cantante. Il passato è ingombrante nella sua gloria, ma in questo presente c’è spazio per ribadire un po’ di espressione personale e uscire un po’ da quei frenetici momenti di noia.

Scaletta Samuel Roma 2017, tutte le canzoni del concerto del 27 giugno

Rabbia
Il treno
Più di tutto
Niente di particolare
Dentro ai miei vuoti (Subsonica cover)
Qualcosa
La risposta
Costa poco (Stylophonic cover)
Ho difeso il mio amore (Nomadi cover)
La luna piena
Vedrai
Dea
Come una Cenerentola
La statua della mia libertà
Il rischio (inedito)
Un grande sole (Giuliano Palma cover)
Passaggio ad un’amica

Lasciati (Subsonica acoustic cover)
Dormi (Subsonica acoustic cover)
Momenti di noia (Subsonica cover mixata con Jump Around degli House Of Pain)
Voleva un’anima
Il codice della bellezza

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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