Onstage
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Gli Shinedown si confermano una realtà consolidata

Attention Attention è l’ultima fatica discografica degli Shinedown, album che i Nostri stanno ancora promuovendo con forza e convinzione in tutto il mondo. Sono già passati dall’Italia quest’estate a Firenze e, ieri sera 22 novembre 2018, sono tornati a rinfrescarci la memoria su nuovi e vecchi pezzi all’Alcatraz di Milano.

Buona affluenza di pubblico anche per gli opener. Su questo argomento devo spendere un paio di parole sugli Starset. Parecchie cose mi hanno stupito durante la loro esibizione. Il mio occhio di recensore, più che di ascoltatore, ha notato molte cose interessanti, considerato il genere suonato dai ragazzi dell’Ohio. Innanzitutto avevano tra il pubblico una grossa fetta di fan adoranti, che cantavano a squarciagola le loro canzoni, dimenandosi nei momenti più tirati, rilassandosi in quelli più raccolti.
Gli Starset, oltre a offrire un rock melodico che spesso sfocia nell’alternative più classico, ha quello che molti gruppi di oltreoceano hanno e che pochi gruppi italiani invece mostrano. Il gusto e la maestria del mostrarsi, dell’intrattenere al di sopra dei generi. Una volta raggiunto un livello tecnico accettabile, molti gruppi di questo genere si concentrano sulla resa estetica e fanno bene. Rendono coinvolgente lo spettacolo a tutti i presenti, anche ai non fan.
Chitarrista, bassista e batterista indossano tute spaziali piene di led luminosi e nonostante questo hanno una mobilità sul palco pazzesca. In più sullo stage ci sono anche violoncellisti, non certo composti e statici anche se molto più eleganti dei loro colleghi spaziali. Il cantante Dustin Bates ci sa fare, qualche scream ben dosato e una tonalità senza infamia e senza lode, ma al totale servizio della melodia. Molto bene, mi sono sentito molto vecchio, ma mi sono divertito.

Gli Shinedown, dalla Florida e con il gusto del southern rock, irrompono sul palco con una potenza e una furia che raramente ho visto in altri gruppi. Soprattutto considerato che io stesso, nel periodo di Threat To Survival, li avevo dati per bolliti. E invece.
Già in studio, pur rimanendo dell’idea di dover stazionare nelle classifiche radiofoniche del rock pop a largo consumo, l’ultimo Attention Attention aveva dato dei segnali importanti di risveglio quantomeno compositivo. I nuovi pezzi funzionano anche dal vivo. E funzionano tutti, sia quelli potenti che le ballate, quanto quelli preconfezionati per le radio. Di questo ultimo genere cito Get Up, un inno alla leggerezza, il classico brano che esce in estate per la rotazione pesante radiofonica per i viaggi in macchina a tettuccio aperto. Coinvolgente, che piaccia o meno. Come coinvolgente è State Of My Head, un medioevo totale del rock, ma che ha fatto impazzire il pubblico, incentivato dal cantante Brent Smith a creare l’atmosfera nel locale alzando al cielo tutti i telefonini (Dio come sono vecchio).
Parlando di Brent, questa sera il frontman è in formissima. E’ un nervo vibrante, ogni movimento, dal più grande al più impercettibile, è fatto a velocità supersonica. Benché aiutato in maniera massiccia sia dal chitarrista Zach Myers (anche lui indiavolato) e dal bassista Eric Bass nell’impianto vocale, appare in grande spolvero senza risparmiarsi. Cosa che nel 2012, quando li avevo visti per il tour di Amaryllis, non gli avevo visto fare.

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Gli Shinedown sono una realtà consolidata ormai, e lo sono anche nel nostro Paese. Il numero di hit che possono proporre comincia ad essere di tutto rispetto. E così una dopo l’altra martellano le orecchie dei presenti con Cut The Cord, Bully e I Follow You Down, la tostissima Enemies e la potente Sound Of Madness. Abili anche nelle ballate, propongono Call Me e la famigerata cover degli amati Lynyrd Skynyrd Simple Man, cantatissima dal pubblico, così come Second Chance e Unity.
Fa piacere essere sconfessato: gli Shinedown, che di soddisfazioni se ne sono già tolte parecchie, sono ancora pieni di energia e di voglia. Voglia di scrivere canzoni da ballare, da ascoltare in radio e da urlare. Questa sera, oltre alla buona musica, ho apprezzato l’importanza dello show totale, dello spettacolo visivo. In un momento musicale in cui il live è diventato l’unico motore ancora funzionante a pieni giri, la capacità di creare uno spettacolo totale, tra musica e immagini, è diventato vitale.

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Daniele Corradi

Foto di Elena Di Vincenzo

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