Onstage
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Il racconto del concerto degli Slayer a Milano

Un grande raduno. Questo il riassunto essenziale di un concerto difficilmente dimenticabile dai metallari over 30 che ieri si sono riversati in massa al Mediolanum Forum di Assago, per un tutto esaurito d’altri tempi. Una serata per reduci che ha visto sul palco Obituary, Anthrax, Lamb Of God e Slayer per l’unica data italiana del The Final World Tour, ovvero le date, che secondo le intenzioni di Tom Araya e Kerry King, chiuderanno la carriera della band più importante mai esistita in ambito metal estremo.

A dire il vero gli Slayer continueranno il tour in Europa anche nel 2019 (già confermate le presenze a Hellfest e Download Festival), ergo conviene forse aspettare prima di affermare che quella del 20 novembre 2018 sia stata davvero l’ultima volta in cui abbiamo assistito a uno show del gruppo di Huntington Park. A parte questo, l’evento di ieri rimarrà sicuramente nella memoria collettiva per più di un motivo.

Intanto gli Slayer non suonavano in un palazzetto in Italia da dieci anni. Era infatti il 2008 quando i quattro (con ancora il compianto Jeff Hanneman alla chitarra e Dave Lombardo dietro le pelli) dominavano il bill dell’Unholy Alliance Chapter III, esibendosi al Palasharp di Lampugnano. Dopo diversi club ed eventi open air, la band ha voluto fare le cose in grande: produzione pazzesca, fiamme ovunque (quasi su ogni brano, onestamente non so come abbia fatto Bostaph a suonare la batteria per 90 minuti in mezzo a un incendio fisso) e un impianto audio da far diventare sordo anche chi serviva i panini nell’autogrill sotto al Forum.

La scaletta a dire il vero non prevedeva chicche incredibili, puntando più sul rappresentare ogni album pubblicato dall’esordio del 1983 con Show No Mercy fino al più recente Repentless del 2015. Uniche release escluse dalla rassegna sono state Diabolus In Musica e Undisputed Attitude. Di base i classici ci sono stati tutti, anche se i pezzi top presenti nei bis avrebbero potuto essere distribuiti meglio all’interno della setlist.

A parte queste pippe da vecchio fan con un discreto vissuto (quello del Forum è stato il mio sedicesimo live degli Slayer), lo show è stato impeccabile. Tom Araya ha dispensato urla senza sosta, King, Holt e Bostaph non hanno perso colpi e la resa è stata eccellente dall’inizio alla fine. Un concerto memorabile insomma, con un pubblico meraviglioso che non ha smesso un secondo di incitare il gruppo. Tom Araya se ne è accorto e, a fine set, ha salutato la folla in italiano dichiarando: “Mi mancherete”. Se davvero questo sarà l’ultimo tour (ma questo, come già detto, lo valuteremo semmai a fine 2019), i Nostri usciranno di scena dopo aver presentato ai propri fan uno spettacolo di altissimo livello.

La scaletta
Delusions of Saviour / Repentless
Blood Red
Disciple
Mandatory Suicide
Hate Worldwide
War Ensemble
Jihad
When the Stillness Comes
Postmortem
Black Magic
Payback
Seasons in the Abyss
Dittohead
Dead Skin Mask
Hell Awaits
South of Heaven
Raining Blood
Chemical Warfare
Angel of Death

Le foto

Prima degli Slayer, il pubblico di Milano si è goduto tre band di tutto rispetto: tra le leggende del death metal Obituary (dopo Chopped In Half/Turned Inside Out potevo già andare a casa felice e tumefatto), i sempre presenti Anthrax (che oramai fanno tour solo con gli Slayer – erano con loro anche nel 2015 – e purtroppo non hanno mai (più?) Benante dietro la batteria) e il grandissimo ritorno in Italia dei Lamb Of God (quattro anni dopo l’ultima apparizione), c’era davvero l’imbarazzo della scelta.

Tra i tre quelli che hanno dominato la scena sono stati senza dubbio i LoG di Blythe, che hanno potuto anche giovarsi di un palazzetto praticamente pieno e scalpitante in attesa del piatto forte della serata. Con il proprio palco e una prestazione superlativa, la band è riuscita a far scatenare i presenti sui classici Walk With Me in Hell, Now You’ve Got Something to Die For e Laid to Rest. Un segnale importante per i maestri del groove metal americano cresciuti a pane, Slayer e Pantera, che ora sono attesi da un nuovo disco e seguente tour di supporto.

I più nostalgici hanno comunque potuto contare sulla vecchia guardia: Obituary e Anthrax non hanno tradito le aspettative e, seppur costretti da set brevi a causa del minutaggio ridotto concesso loro, hanno regalato emozioni e pogo senza sosta al pubblico, dimostrandosi in forma e tutt’altro che vogliosi di deporre le armi, nonostante il tempo passi inesorabilmente anche per chi ha scritto pagine fondamentali di thrash e death metal negli anni ottanta e primi Novanta. In fondo il problema della musica heavy è proprio questo. Il non avere ricambio generazionale. Tra 20 anni sarà purtroppo difficile assistere a uno spettacolo simile di una band thrash metal. Forse anche di una band classicamente metal. Ma questo è un altro discorso.

La scaletta degli Obituary
Deadly Intentions
Chopped in Half / Turned Inside Out
Find the Arise
I’m in Pain
Slowly We Rot

La scaletta degli Anthrax
Cowboys From Hell snippet (Pantera cover)
Caught in a Mosh
Got the Time (Joe Jackson cover)
Efilnikufesin (N.F.L.)
Be All, End All
Fight ‘Em ‘Til You Can’t

Antisocial (Trust cover)
Indians
Cowboys From Hell
snippet (Pantera cover)

Le foto di Anthrax e Obituary

La scaletta dei Lamb Of God
Omerta
Ruin
Walk With Me In Hell
Now You’ve Got Something To Die For
512
Engage the Fear Machine
Blacken The Cursed Sun
Laid To Rest
Redneck

Le foto dei Lamb Of God

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Jacopo Casati

Foto di Francesco Prandoni

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