Onstage

Sting e Shaggy a Taormina dimostrano di essere complementari

Complementari. E guai a pensare il contrario: che Sting e Shaggy siano un’accoppiata sbagliata, che sarebbe bastato Sting. Forse è vero, Sting avrebbe saziato la voglia di musica di un Teatro Antico di Taormina gremito, ma Shaggy era lì, consapevole del suo ruolo e dei suoi spazi, e la serata ne ha davvero giovato.

Quasi le 22:00 e la coppia più inaspettata dell’anno si presenta sul palco dimostrando già grande feeling con Englishman in New York che, all’occorrenza, si trasforma in Jamaican. Ed è su questo che, prima di proseguire, occorre soffermarsi, sul feeling instauratosi tra i due artisti, nonostante una differenza d’età che li vorrebbe quantomeno distanti (li separano 17 anni, ndr). Il genere? Quantomai simile. Difficile non accorgersi di quanto gli stessi Police fossero vicini al reggae, pur venendo fuori come i tre biondini che dominavano la scena rock inglese a cavallo tra gli anni settanta e gli ottanta. Da qui, il sodalizio di Sting con Shaggy risulta quasi naturale.

La scaletta del concerto prevede un ampio spazio per entrambi, con Sting al comando – per capirne il perché basterebbe chiedersi in quanti hanno pagato il biglietto per Shaggy – e Mr. Boombastic libero di svariare, per farsi trovare pronto quando la situazione lo richiede. E guai – sì, ancora – a ritenere marginale il ruolo di quest’ultimo, vero mattatore della serata, in costante contatto con un pubblico che si dimostra disponibilissimo a seguire le sue improvvisate, tra braccia al cielo e mani a tempo; sempre pronto a lanciare messaggi di fratellanza per nulla banali, e, di questi tempi, anche se lo fossero stati, ne avremmo comunque avuto grande bisogno.

Poi, checché se ne dica, il repertorio di Shaggy vanta vere e proprie pietre miliari dei primi 2000: da Angel, passando per It Wasn’t Me, Hey Sexy Lady e l’attesissima Boombastic. Per quanto riguarda Sting, è difficile evitare di risultare banali, se ne sono dette di ogni sul talento senza tempo di questo artista che, come una ristretta cerchia di colleghi, pare non sentire affatto il peso dell’età che avanza. Che fossero brani risalenti ai Police o alla sua ormai consolidata esperienza da solista poco importa, sono tutti stati accolti con lo stesso entusiasmo, e non è sempre facile tenere allo stesso livello entrambe le realtà. Il nuovo album, perché, alla fine dei conti, è questo che ha spinto i due ad intraprendere questa tournée, ne esce rafforzato. 44/876 non è un capolavoro, ma un’opera che, grazie al live, può essere totalmente rivalutata; con Don’t Make Me Wait, Morning Is Coming, Gotta Get Back My Baby, Dreaming in the U.S.A. e la stessa title track su tutte.

La notte di Taormina è un successo, comunque la si guardi: uno Sting magnetico che non perde occasione per confermarsi, nel caso in cui ce ne fosse ancora bisogno, Shaggy che, anche per i più scettici, diventa la piacevole sorpresa che, con la sua immensa personalità artistica, impreziosisce una serata di per sé perfetta.

La scaletta del concerto
Englishman in New York (Sting cover)
44/876
Morning Is Coming
Every Little Thing She Does Is Magic
(The Police cover)
Oh Carolina / We’ll Be Together
If You Can’t Find Love
Love Is the Seventh Wave
(Sting cover)
Message in a Bottle (The Police cover)
Fields of Gold (Sting cover)
Waiting for the Break of Day
Gotta Get Back My Baby
If You Love Somebody Set Them Free
(Sting cover)
Don’t Make Me Wait
Angel
(Shaggy cover)
Dreaming in the U.S.A.
Crooked Tree
Shape of My Heart
(Sting cover)
Walking on the Moon (The Police cover)
So Lonely (The Police cover)
Strength of a Woman (Shaggy cover)
Hey Sexy Lady (Shaggy cover)
Roxanne / Boombastic
Desert Rose
(Sting cover)
It Wasn’t Me (Shaggy cover)
Every Breath You Take (The Police cover)
Jamaica Farewell (Harry Belafonte cover)
Fragile (Sting cover)

Felice Ragona

Foto di Francesco Prandoni

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