Onstage

Terzo giorno di Sziget nel segno di The Kooks, Parov Stelar e Lana Del Rey

Siamo al terzo giorno di Sziget e il Festival inizia a entrare nel vivo. Sarà perché è venerdì e il week-end è effettivamente alle porte: sull’Isola della Libertà c’è più gente, più movimento, più sabbia da respirare nell’aria.

Non per la line-up probabilmente: il 10 agosto l’attesa è tutta per Lana Del Rey, a cui tocca il compito di tenere alto l’entusiasmo dopo Kendrick Lamar e i fenomenali Gorillaz. La discografia di Lana, tuttavia, per sua stessa natura non offre le stesse sonorità e lo stesso ritmo dei colleghi. Per cui, vederla sul palco di Sziget era già nelle premesse un esperimento interessante, che avrebbe potuto in parte modificare anche la percezione della cantautrice statunitense (che avevo visto a Milano e che non era risultata assolutamente in gran forma).

Sul Main Stage, nel pomeriggio, si succedono prima i The Kooks e poi Parov Stelar. La band britannica, nel nostro immaginario e nei nostri ricordi, è probabilmente legata a Naive, enorme successo del 2006 che, di fatto, ripropongono a fine live suscitando l’entusiasmo del pubblico. Il loro sound è coerente e, tutto sommato, perfetto per simili location, ma pagano un po’ il pegno di non essere rimasti sulla cresta dell’onda (in Italia soprattutto sono un po’ delle meteore). Parov Stelar, al contrario, fa letteralmente esplodere il pubblico di Sziget: il suo “Electro Swing” è peculiare e sembra creato appositamente per la folla accorsa sottopalco per ballare. Anche allontanandosi dal Main Stage era impossibile non vedere gente catturata dai suoni del disc jockey austriaco, a cui va una speciale nota di merito.

Dopo di lui, sul palco sale infatti Lana Del Rey. E qui va fatta una premessa: Lana ha una sua particolare forma artistica che in realtà la rende speciale nel panorama musicale odierno. Le sue canzoni intrise di malinconia e pathos non possono competere né con la joie de vivre dei Gorillaz né con il secco rap di Kendrick Lamar. Non lo diciamo in senso negativo, è semplicemente un dato di fatto. Se questo testimonia la grandezza di un Festival come Sziget capace anche di offrire una line-up che punta ai grandi della musica internazionale senza limitarsi nei generi, nello stesso tempo assegna a Lana un compito importante e non semplice, e proprio nella giornata in cui il flusso tra le strade dell’isola sembra raddoppiato.

Lana, da parte sua, non si scompone: appare sul palco elegantissima, afferma subito di essere felicissima di essere a Budapest e spesso e volentieri si concede i suoi “soliti” momenti con i fan, scendendo dal palco, facendo qualche selfie, scambiando qualche saluto.

16 canzoni da scaletta, tra cui i più grandi successi come Summertime Sadness o Lush for Life, e un visual pressoché invariato rispetto alle precedenti date: verrebbe da dire che Lana, insomma, non sia proprio adatta a palchi del genere. Eppure l’arena è piena: la gente si concede più attenzione, preferisce stare seduta sul prato piuttosto che cercare un proprio spazio in piedi con irriverenza. Lana ha poi dalla sua il grande pregio di creare un legame molto umano col suo pubblico: sul palco appare fragile, sperduta, talvolta a disagio, ma non smette mai di cercare il contatto con chi è venuto a vederla, che finisce un po’ per innamorarsi di queste canzoni così uniche e dell’artista che le esegue, che sì, deve pur avere qualcosa di speciale per riuscire a creare mondi simili.

Lana offre dunque al Festival una serata realmente unica nel suo genere: il dubbio resta, perché siamo convinti che in un teatro o in altre venues la Del Rey darebbe il meglio di sé, ma a giudicare dall’emozione che trapelava dalla sua voce per la gioia di stare sul palco e dalla risposta mite e umana del pubblico forse facciamo un passo indietro. Chi siamo noi alla fine per decretare se Lana meriti o meno un palco selvaggio come quello di Sziget?

Altri articoli su questo concerto

Grazia Cicciotti

Foto di Rockstar Photographers

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI