Onstage

Sziget 2018, Bastille e Mumford & Sons da pelle d’oca

Chi l’avrebbe mai detto che la giornata più emozionante e più bella di Sziget 2018 ce l’avrebbero regalata due band all’apparenza meno in vista nella ricchissima line-up del Festival?

Il bello del live – e di contesti simili – è però quello di offrire ai musicisti un palco su cui dare il meglio di sé, aprire gli spazi musicali troppo spesso contenuti su supporto fisico, espanderne l’energia, nutrirsene e regalarla al pubblico.

L’11 agosto sull’isola di Obudai si cammina bene: c’è meno gente di ieri, fa meno caldo, le previsioni minacciano pioggia. Sul Main Stage sono attesi prima i Bastille e poi i Mumford & Sons. Fan e affezionati a parte, si respira meno attesa dei giorni precedenti: non ci sono nomi altisonanti che raramente si vedono in Europa come quello di Kendrick Lamar né l’intrigante Lana Del Rey. I Bastille, capitanati dal fido Dan Smith, propongono un rock alternativo, mentre i Mumford & Sons – tra alti e bassi – ci mettono qualche punta di folk, grazie anche alla presenza nel gruppo di strumenti come il banjo e la fisarmonica.

Sono due band britanniche, che tante volte è capitato di vedere (anche dalle nostre parti) e su cui non si percepivano particolari ansie da Festival. Eppure, insieme – anche se non di proposito – sono riuscite a creare la perfetta atmosfera da Sziget, regalando alla folla la giornata più bella, da pelle d’oca.

Partiamo dai Bastille, che salgono sul Main Stage alle 19.30. Chi ha già avuto modo di vederli sa bene che Dan non è un frontman pacato né poco comunicativo. Dan Smith è un vero showman, un animale da palcoscenico: il palco lo nutre, lo riempie di positività e il suo più grande dono è quello di riuscire poi a restituirlo a chi è accorso ad ascoltarlo. Inutile dire che, da showman quale è, il palco di Sziget è per lui quasi uno stupefacente e si percepisce in ogni singolo passo e in ogni singola nota (a proposito, che voce!). Riesce persino a fuggire dalla security che prova inutilmente a frenarne l’entusiasmo, mentre inizia a mischiarsi col pubblico per raggiungere la struttura al centro dell’arena. Sul palco scorrono le immagini di Dan inseguito dalle guardie del corpo, incontenibile eppure perfetto nell’esecuzione del brano. Lui decisamente ama «this fucking festival» e, se Dan è una componente fondamentale per spiegare il carisma di questa band, va detto che i suoi compagni (Will Farquason, Kyle Simmons e Chris Wood) sanno accompagnarlo a dovere e suonano come Dio comanda. L’intero Main Stage rimbomba, le luci sembrano far esplodere il palco e la gente sempre di più si accalca sottopalco, persino quelli che i Bastille neanche volevano vederli.

Alle 21.30 per i Mumford & Sons il palco, insomma, è apparecchiato bene. Dan e compari hanno saputo creare l’atmosfera giusta, il mood perfetto, un mix di esaltazione e di entusiasmo puro, che alla band capitanata da Marcus Mumford tocca mantenere e, se possibile, far crescere. In questo, un Festival come Sziget ripaga: sembra di vivere in una dimensione a sé stante, in una bolla inesplosa in cui i live sono solo una piccola componente, fondamentale però per decretare umori e stati d’animo.

Sul Main Stage i Mumford & Sons suonano come nessuno ha mai suonato prima di loro: riempiono gli spazi, fanno tremare l’arena e per un’ora e mezza la gente di Sziget vive e respira con loro. Distrarsi è impossibile. Più volte nel corso della giornata ho avuto la pelle d’oca: ho visto ragazzi commuoversi, abbracciarsi, sentire la musica come parte di un insieme più vasto (persino quando Dan ha intonato The Rhythm of the Night, successo di Corona del 1995).

Sziget 2018 e festival affini sono – più di ogni altra cosa – condivisione: il palco, l’organizzazione e le strutture hanno i loro meriti. Ma ieri i Bastille e i Mumford & Sons ci hanno dimostrato che serve anche tanta musica, quella vera, quella suonata, quella capace di far sollevare la sabbia e le bandiere. E di farci dimenticare un po’ del contesto e delle regole discografiche: servono quando ci si innamora all’improvviso di ciò che stiamo ascoltando e vivendo?

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Grazia Cicciotti

Foto di Rockstar Photographers

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