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Tesseract e BTBAM a Parma: la fine dei conservatori e il futuro del metal

“Siamo pronti a passare al livello successivo”. La dichiarazione di Daniel Tompkins, leader e vocalist dei Tesseract, non fa altro che infondere una rinnovata speranza nel popolo del metal, orfano di ormai molti dei suoi numi tutelari, prossimi (o quasi) al pensionamento. Le parole dell’artista, come se non bastasse, vengono corroborate dal sold-out dello scorso 24 novembre 2018 al Campus Industry di Parma, unica data italiana per la formazione progressive metal britannica, accompagnata per l’occasione da Between the Buried and Me e Plini.

Mille persone, di tutte le età, e soprattutto tantissimi giovani, cosa che fa ben sperare in un auspicabile ricambio generazionale non solo delle band del panorama heavy internazionale, ma anche dei seguaci della scena. Una scena che sta diventando appunto sempre più variegata e seguita da uno stuolo di fedelissimi che non hanno preconcetti e sono ben lontani da ideologie di purezza da non intaccare mediate da un passato remoto. Da un lato, per esempio, abbiamo il progcore strumentale di Plini, giovane chitarrista australiano che ha iniziato la sua carriera come Youtuber, per poi approdare a importanti collaborazioni con gli Animals As Leaders (un altro tra i nomi più caldi del progressive metal statunitense).

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Dall’altro, invece, l’approccio più sperimentale dei Between the Buried and Me, una formazione che vanta quasi vent’anni di carriera, da sempre acclamata per i suoi intricati concept album e per le sue incursioni dal death metal al progressive, passando per il jazz e la fusion. Ma i veri protagonisti della serata sono stati appunto i Tesseract, che nel corso della loro attività si sono sempre mossi a cavallo tra djent e progressive metal, guidati ormai in maniera definitiva dalla voce e dal songwriting di Daniel Tompkins, con cui abbiamo chiacchierato a poche ore dalla sua esibizione.

“Stiamo crescendo molto e il pubblico lo sta notando. Penso che una delle ragioni principali sia la line-up ormai stabile (Tompkins aveva lasciato la band nel 2011, per poi rientrare nel 2014, ndr). I fan si sentono più sicuri a investire emozionalmente in noi. Siamo sopravvissuti a una serie di ostacoli nella nostra carriera, e siamo riusciti a raggiungere un livello di crescita costante. Penso che nei prossimi anni i Tesseract possano passare al livello successivo, che significa venue più capienti, e produzioni più grandi e elaborate. Nonostante alcuni pensino che siamo dei veterani del metal, abbiamo ancora molta strada da fare. In fondo siamo una band giovane, che ha trovato la stabilità solo da pochi anni. Questo è il primo tour in cui abbiamo investito molti soldi nella produzione del palco, e sono sicuro che il colpo d’occhio e la resa finale sia fantastica”.

In effetti, il live dei Tesseract è una vera e propria onda d’urto sonora e visiva, e i flash accecanti dietro i quali si nasconde la band in controluce si traducono in un’esperienza vivida, capace di pervadere nel profondo. La percezione di Tompkins stesso, è che quindi la band sia a un passo dalla svolta definitiva. “Siamo maturati molto come artisti, e siamo sicuri di essere ormai in grado di produrre uno show anziché un semplice gig”.

Reduci dal successo di Sonder, quarto disco in carriera, la formazione di Milton Keynes è impegnata da mesi in un tour che li sta portando in tutto il mondo a promuovere un lavoro molto difficile da proporre dal vivo, ma che sta regalando molte soddisfazioni ai Nostri. La prima riguarda le vendite, in progressivo aumento di release in release, la seconda l’accoglienza dei fan. “Quando è uscito Sonder, abbiamo iniziato in contemporanea il nostro tour negli States, quindi il pubblico non conosceva ancora bene i pezzi. In questa tranche invece, i fan conoscono tutti i testi a memoria, e si percepisce il loro entusiasmo per il materiale nuovo. Abbiamo avuto un inizio abbastanza burrascoso della tournée europea perché il tour bus ci ha abbandonati sulla via per Monaco, ma siamo riusciti a rischedulare lo show. È il primo tour in cui abbiamo fatto sold out nella maggior parte delle date”.

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Sonder è un lavoro che nonostante la sua complessità (si basa infatti sulla realizzazione del fatto che siamo circondati da individui che vivono vite complesse e reali esattamente come la nostra, e che facciamo parte di un disegno infinitamente più grande di noi), si discosta dalla tradizione del progressive metal, e per questo motivo sta riscuotendo un successo globale anche al di fuori del circuito progressive in senso stretto. “Sonder è molto più breve della media dei dischi progressive metal, volevamo essere diversi, fare qualcosa che la gente non si aspettasse. La ragione principale della relativa brevità dell’album è che per noi era quella ideale, ogni pezzo si concatena nell’altro senza filler, e senza dilungarsi o far perdere di vista il concept, che è piuttosto complesso. Penso anche che un album più breve abbia più chance di essere riascoltato per intero più volte rispetto a un disco di quattordici canzoni. Per dire, quando arrivi all’ultimo brano di Sonder, The Arrow, ti lascia con la voglia di ascoltare di più, e di ripetere l’ascolto del disco. Inoltre, avevamo dei tempi di consegna molto stretti. Se avessimo voluto aggiungere altre quattro o cinque canzoni, i tempi si sarebbero dilatati di altrettanti mesi”.

I Tesseract però, non sono solo Sonder. E lo dimostrano nel corso del loro spettacolo, durante il quale rivisitano tutta la propria carriera, a partire da One, primo disco datato 2011, dedicando un’attenzione particolare a Polaris (2015), l’album che ha regalato ai Nostri un’inaspettata popolarità, grazie a un approccio decisamente più “pop”, e che ha l’onore di avere un blocco di ben quattro pezzi consecutivi in setlist, sui quali spicca Survival, singolo trainante di Polaris, dedicato al secondogenito di Tompkins, con tanto di messaggio di speranza nei confronti del futuro.

La chimica che unisce Acle Kahney (chitarra), Jay Postones (batteria), James Monteith (chitarra ritmica), Amos Williams (basso) e Daniel Tompkins è ormai più che evidente, anche nei pezzi tratti da Altered State (lavoro del 2013 in cui al microfono appare Ashe O’Hara), come la coinvolgente Of Mind – Nocturne, in cui l’apporto del pubblico è fondamentale nella perfetta riuscita della performance. I Tesseract hanno trovato quindi la loro dimensione ideale anche e soprattutto nel live. Facendo un passo indietro, il trittico iniziale Luminary, Of Mind – Nocturne e Concealing Fate, Part 2: Deception è micidiale, un impatto devastante, in grado di conquistare anche chi non ha familiarità con le sonorità della band.

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Tompkins, da pacato englishman intento a sorseggiare il suo tè durante l’intervista (suo nel vero senso del termine, data la collaborazione in atto tra il cantante e un noto brand inglese), si trasforma in un vero e proprio leone, pronto a lanciarsi dal palco in un crowdsurfing degno del migliore hardcore punk. La versatilità del frontman, al di là della presenza scenica, risiede anche nella sua voce, una delle migliori non solo nel metal, ma anche in assoluto (sono in molti infatti a paragonare il vocalist a Matthew Bellamy). Una voce che ha la rara qualità di trovare la sua massima espressione dal vivo, non essendo ingabbiata dagli effetti e dalla produzione dei dischi e per questo libera di prendere il volo e di insinuarsi a lungo sotto pelle. Per chi non lo sapesse infatti, il Nostro ama sperimentare con i generi, e oltre ai Tesseract coltiva parallelamente una serie di progetti che vanno dall’elettronica all’ambient, per non parlare della carriera come vocal coach e dei video di cover sul suo canale ufficiale YouTube, in cui si destreggia tra Michael Jackson e Chaka Khan con estrema disinvoltura.

Ma qual è la sua canzone preferita da Sonder? “Mi piace molto King, anche se è una delle più complicate da cantare perché ci sono dei momenti in cui devo rispolverare il mio screaming più estremo, e in un strettissimo arco di tempo devo abbassare il tono, per poi salire di nuovo. Ma mi piacciono le performance che mi mettano alla prova. Devo ammettere che la mia canzone preferita dal disco però è The Arrow. Magari la suoneremo quando un giorno proporremo Sonder per intero dal vivo, forse il prossimo anno”.

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Nota di merito della serata va al pubblico, in primis per il coinvolgimento. “Il pubblico italiano è il più fuori di testa, in un modo positivo. Ormai il nostro metro di paragone è diventato lo show del Traffic a Roma di un paio di anni fa, c’era gente appesa ai muri, presa benissimo, è stato davvero indimenticabile. In Svizzera per dire il pubblico è l’esatto contrario, sono molto tranquilli e riservati. È vero che ognuno si gode la musica a modo suo, ma noi più energia percepiamo più ne riflettiamo di rimando al pubblico, quindi è per quello che i nostri show in Italia sono i migliori. Un’altra cosa è che ogni album ha la sua specifica fanbase: c’è chi va matto per One, chi per Polaris, e così via. È cambiato anche il nostro fan tipico. Ora abbiamo più donne che vengono ai nostri concerti, anche gente più matura, a volte capita di vedere giovani famiglie con figli. Per darti un’idea, i nostri fan medi, seguendo le statistiche dei nostri profili ufficiali Instagram o Facebook, sono maschi tra i 28 e i 35 anni”.

Ma la caratteristica più importante del pubblico presente all’unica data italiana dei Tesseract, nonostante il locale fosse pieno fino all’inverosimile, è il rispetto, tipico di un audience capace di fare chilometri per le proprie band preferite, qualcosa che ovviamente apprezza anche Tompkins stesso. “Una delle cose che più mi preoccupano per il futuro ovviamente è l’impatto che le conseguenze della tecnologia e dei social avranno sui miei figli. I miei genitori hanno sempre insistito per educarmi al rispetto e alle buone maniere, ma sento che tra le nuove generazioni è qualcosa che sta lentamente scomparendo. Per esempio, la sera scorsa c’era una ragazza, in transenna, che durante un momento molto intenso della setlist, nel quale stavo mettendo tutto me stesso per concentrarmi, inizia a chattare forsennatamente, appoggiando pure la birra sul palco per poterlo fare meglio. Ho pensato, “non lo farei mai se fossi in lei”, l’ho trovata proprio una mancanza di rispetto. Il fatto è che la gente è talmente drogata di tecnologia che ormai non ne può più fare a meno. E ho paura che questa possa diventare la caratteristica principale della prossima generazione”.

Futuro dell’umanità a parte, la curiosità sulle prossime mosse dei Tesseract, alla luce di uno show che rimarrà a lungo impresso non solo per la sua oggettiva ottima riuscita, ma anche per l’affluenza e per l’importanza che eventi come questo possono avere per il futuro stesso di un genere, è tantissima. Tompkins ci risponde in modo sibillino, ma indubbiamente interessante. “Cosa aspettarci da un prossimo album? Non lo sappiamo nemmeno noi, ed è quello che ci mantiene vivi e produttivi, con un approccio fresco. Polaris era una raccolta di canzoni senza un concept alle spalle, con Sonder è stato diverso, perché prima ancora di sapere come avrebbe suonato, avevo già le idee chiare sul concept. Ci abbiamo speso molto, e questo sforzo è stato riconosciuto e apprezzato da fan e critica. Ci troviamo anche a scrivere e lavorare insieme molto più di prima, il nostro approccio come band è diventato sempre meno individualista e molto più collaborativo. Abbiamo ore e ore di musica ancora inedita, tieni conto che potremmo tirare fuori un album molto in fretta e senza troppa fatica. A livello emotivo, anch’io sono cambiato moto dagli esordi e ho avuto modo di sfogarmi nel primo album. Avevo appena concluso la mia esperienza da poliziotto, avevo vissuto molte esperienze negative e turbolente, dovevo trovare il modo per farle uscire fuori. Crescendo però ho avuto meno traumi nella mia vita per fortuna, quindi ho iniziato anche a scrivere e cantare in modo diverso, cambiando prospettiva”. Le carte giuste per riscrivere le regole del gioco (oltre a un buon numero di sostenitori entusiasti) ci sono tutte, ora sta ai Tesseract mantenere le promesse fatte.

Chiara Borloni

Foto di Mathias Marchioni

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