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The Kolors Roma 2018 foto scaletta concerto 5 marzo

The Kolors a Roma, il live nel club riconferma la loro bravura

È un pubblico variegato quello accorso al Quirinetta di Roma per la seconda data del nuovo tour dei The Kolors: un numero altissimo di genitori con figli in età scolare, con le mamme in percentuale schiacciante, ma anche tante ragazzi e ragazze di età variabile tra i 16 e i 25 anni. Eterogeneità di ascolto e target di pubblico ampio per l’agguerrito trio napoletano, reduce dal nono posto al Festival di Sanremo 2018 e da un mini tour in Germania ad inizio anno, ma sempre alla ricerca di nuove orecchie da conquistare.

L’atmosfera del Quirinetta, raccolta e intima di suo, è caldissima ancora prima di cominciare. I The Kolors sbucano dall’ingresso laterale della sala alle 21.35, in una fiammata di urli. Ma non salgono sul palco, sembrano venire inghiottiti dal buio. Servono altri quindici minuti e una lunga intro di Born Slippy degli Underworld perché le luci si spengano e in un nuovo boato il concerto abbia finalmente inizio. Al trio base composto da Stash Fiordispino, Alex Fiordispino e Daniele Mona si aggiunge anche un bassista, Dario Iaculli “che ha imparato la scaletta in 48 ore” come racconterà Stash alla fine, ringraziandolo vivamente. Una scelta intelligente che per la resa dei brani dal vivo è fondamentale. I primi pezzi alzano subito la temperatura e i cori del pubblico, la band non ha intenzione di risparmiarsi: è tempo di ballare, di cantare, di divertirsi. E la folla presente in sala non delude affatto. Questo è il pedale di partenza e in linea generale il modo di porsi del trio di musicisti: l’energia prima di tutto. Loro ci credono, il pubblico li segue.

“È la prima volta che suoniamo qui, questo posto sembra il Barfly di Londra, qualcuno c’è stato?” chiede Stash allegrissimo dopo una manciata di pezzi. I The Kolors sono musicisti bravi e compatti, in grado di reggere il palco con intelligenza e umiltà (come a dire, la gavetta nei locali underground paga sempre). Dal canto suo il frontman un po’ cerca di scrollarsi di dosso la patina di idolo adolescenziale da venerare che gli è rimasta addosso dai tempi di Amici, un po’ si gode questo status di piccola rockstar. È evidente ma è giusto così, almeno non si atteggia. Menzione di plauso alla voce che non cala mai, diretta e genuina senza vezzi. Il pubblico lo adora e risponde ai suoi stimoli con battimani, cori, applausi, urli. Stash raccorda i suoi musicisti e fa il lavoro giusto: in scaletta i pezzi sono sistemati per lasciare le hit sul finale, in modo da far crescere l’attesa sempre più. Ma gli animi sono belli che scaldati e Stash ne approfitta per ringraziare il loro primo manager Goran, presente tra la folla, e attaccare Why Don’t You Love Me? che diventa un unico coro del pubblico.

Una piccola pausa subito dopo What Happened Last Night, accolta da un boato di gioia dai fan, e si riparte: Stash sale sul palco con la sua chitarra per l’unica ballatona della serata Me Minus You, peccato per gli effetti echo della voce che impastano davvero troppo il suo cantato tra le pareti del Quirinetta. Ma è un attimo, si ricomincia con la dose di adrenalina. I ragazzi parlano poco, solo Stash ogni tanto dice qualche frase non particolarmente legata alla musica, più all’atmosfera della serata. “Vi capita a volte di non capire cosa c*zzo sta succedendo?” chiede mandando in crisi l’educazione parentale di decine di bambini e dando benzina agli ormoni delle fanciulle mentre si toglie il chiodo di pelle per il gran finale. Il brano di Sanremo Frida (mai mai mai), accompagnata da salti di tutto il pubblico e specialmente dei bambini, arriva in chiusura ed è la dimostrazione che avrebbe meritato molto di più: dal vivo funziona ancora meglio che su disco o in radio, ha la giusta dose di epicità. E i quattro ragazzi la suonano con carica e intensità, aiutati da un coro che sembra non voler finire mai. Volano delle rose sul palco, prendendo Stash in testa che reagisce ridendo.

Sul finale si sfoderano le ultime cartucce e volumi sempre più alti, intrisi di suoni bassi che rimbombano nello stomaco. Un concerto di sudore, divertimento e confidence, direbbero gli inglesi. “Vi salutiamo con questa, ci siamo divertiti tantissimo”. Ed è Everytime, giustamente, da dove tutto il successo dei The Kolors è cominciato. Il trio meriterebbe di più: la genuinità e il voler proseguire con coerenza creativa (e artistica) sarebbero da premiare.

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Scaletta The Kolors Roma 2018, tutte le canzoni

Keep On Smiling
Crazy
Love
Crystallize
My Queen
Chemical Love
No More
Why Don’t You Love Me
What Happened Last Night

Me Minus You
I Don’t Understand
You
Frida
I Don’t Give A Funk
Everytime

The Kolors Roma 2018, le foto del concerto

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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