Onstage

Il Natale lisergico dei The Winstons con Rodrigo D’Erasmo

Al Biko di Milano si festeggia il Natale nel migliore dei modi, con lo special event Pictures at a Christmas Exhibition dei The Winstons feat. Rodrigo D’Erasmo. Un ritorno a casa per la band, fiore all’occhiello del prog italiano, formata da Enro Winston (Enrico Gabrielli alle tastiere, flauto traverso, sax e vocalizzi), Rob Winston (Roberto Dell’Era al basso e voce) e Linnon Winston (Lino Gitto alla batteria, voce e tastiere), che proprio nel salottino funk-soul milanese aveva presentato al pubblico il disco d’esordio nel 2016.

La serata è fredda, con una gelida pioggia nevosa a complicare le cose, ma al Biko l’atmosfera è come sempre calda e accogliente già dall’apertura porte e la selezione musicale che accompagna l’attesa del concerto si fa davvero apprezzare, preparando le orecchie dei presenti alla psichedelica anarchica e ancestrale dei The Winstons.

La prima sorpresa arriva a palco ancora vuoto, con Dell’Era che solitario si aggira tra la gente nel parterre, chitarra alla mano, cantando una Jingle Bells versione crooner. È il primo atto di una serata selvaggia a livello musicale, con il trio scioltissimo nel riproporre i pezzi del primo disco a cornice della suite per pianoforte di Mussorgskij, Quadri di un’esposizione, rivisitata col violino di Rodrigo D’Erasmo e impreziosita dai visuals di Andrew Quinn.

Partono da soli sul palco Enro, Rob e Linnon tuffandosi di testa nella psichedelica di quattro pezzi vecchi: A Reason For Goodbye, Nicotine Freak, Play With The Rebels e la nipponica Diprotodon. Dopo due anni di live a più non posso i brani suonano rodatissimi, il trio è ormai una macchina perfetta, anche le voci, non sempre precisissime in passato, ora suonano al meglio. È impossibile non esaltarsi davanti a tre musicisti di tal fatta: Gabrielli eroico tra organetti, Rhodes, flauto traverso e indemoniati solo di sax; Gitto, che come nella grande tradizione prog suona la batteria, canta e ogni tanto ci butta dentro anche un paio di frasi sull’organetto e Dell’Era, che regala un basso sempre più intrigante, grazie al sapiente uso dell’effettistica, oltre a riempire il palco con un certo stile. Insomma, tutto incredibilmente bello, ma ce lo aspettavamo.

Come da programma, dopo questo attacco già lisergico di suo, il trio alza la posta in gioco con l’esecuzione di Quadri di un’esposizione con lo special guest Rodrigo D’Erasmo al violino e i visuals di Andrew Quinn. La loro versione della suite è una rivisitazione contratta e postmoderna di quella per pianoforte di Mussorgskij, sulla quale Gabrielli ha innestato le parti di violino e percussioni tratti dalla versione orchestrale di Ravel, unita a qualche sfuriata rock sulla scia dello storico rifacimento di Emerson Lake & Palmer – «a tratti un totale polpettone, talvolta davvero inaccostabile alla qualità dell’originale del 1874 di Mussorgskij» per il Gabrielli -, dal quale, però, hanno preso le migliori intuizioni. Un’interessante sperimentazione, che va a inserirsi nella fervente attività del Gabrielli in ambito classico, confluita nella rassegna Contemporarities, quest’anno alla seconda edizione, realizzata con gli Esecutori di Metallo su Carta, ensemble che ha incrociato i suoi passi con quelli dei Calibro 35, accompagnandoli nel tour di Decade. I vasi ormai sono comunicanti e le contaminazioni che ne scaturiscono sono il pane per gli amanti della buona musica, quella che, gira e rigira, non la si riesce a infilare in nessuna categoria precostituita.

È il caso della cover di Moonchild dei King Crimson e dell’improvvisazione sperimentale che ci attaccano in coda, con d’Erasmo a tirare fuori suoni dell’altro mondo dal suo violino. La ripresa dell’iniziale A Reason For Goodbye chiude il cerchio e salutato Rodrigo, il power trio si rituffa nel materiale del suo primo disco con She’s My Face, Viaggio nel suono a tre dimensioni e Tarmac con le sue atmosfere rarefatte ci accompagna delicatamente verso la fine dello show.

«Noi avremmo finito, ma se proprio ce lo chiedete qualche pezzo ancora ve lo facciamo», dice Dell’Era. E che domande sono? Certo che ne vogliamo ancora! Anche perché, a dire il vero, all’appello manca quell’assaggio di materiale nuovo, che ci avevano promesso, visto che a breve il primo capitolo discografico della loro storia dovrebbe avere un seguito. Eccola la ciliegina sulla torta, si intitola Tamarindo Smile, o almeno così dicono, e suona davvero forte oscillando tra la scuola di Canterbury e un’ispirazione di matrice più beatlesiana. Un sorriso al tamarindo con cui tornare a casa felici, ma non prima di esserci salutati con la cover di The Carper Crawlers dei Genesis, un ultima magia regalata al Biko da tre dei migliori musicisti rock attualmente in circolazione. Chapeu. Aspettiamo frementi il nuovo disco.

The Winstons scaletta:

A Reason For Goodbye
Nicotine Freak
Play With The Rebels
Diprotodon
Quadri di un’esposizione ft. Rodrigo D’Erasmo (dalla suite pianistica di Mussorgskij)
Moonchild (cover dei King Crimson)
A Reason For Goodbye (ripresa)
She’s My Face
Viaggio nel suono atre dimensioni
Tarmac
Bis:
Tamarindo Smile (nuova)
The Carper Crawlers (cover dei Genesis)

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Cinzia Meroni

Foto di Facebook dell'artista

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