Onstage
thegiornalisti-milano-10-novembre-2018

I Thegiornalisti a Milano, ma quali loser!

Dopo le prime date della tranche autunnale del Love Tour, i Thegiornalisti arrivano finalmente a Milano per invadere il Forum di Assago per ben due date consecutive, prima di far festa nella Capitale e chiudersi poi nelle proprie stanze, almeno fino a marzo, quando la band romana sarà protagonista di nuove tappe nella penisola.

Il tempio meneghino della musica indoor è un banco di prova importante, addirittura necessario ormai, per tutti coloro che – al giorno d’oggi – vivono di musica. Per tutti quelli che scalano le classifiche, popolano le radio, fanno parte della colonna sonora delle giornate un po’ amare degli ascoltatori italiani. Avevo lasciato Tommaso Paradiso e la sua band (Marco Primavera e Marco ‘Rissa’ Musella) alla data meneghina del maggio del 2017: più di un anno fa il fenomeno Completamente Sold Out, quarto album in studio del gruppo ma anche il disco che ne ha sancito la consacrazione su larga scala, faceva aleggiare tra i presenti un misto di curiosità e snobismo.

Imperversava la diatriba indie/non indie, dietro cui si nascondeva poi fondamentalmente la voglia di scoprire dove collocare questa band assolutamente fuori dagli schemi. Tra incertezze sonore e un visual a dire il vero un po’ spento, i Thegiornalisti sembravano all’epoca una band da club reduce da un grandissimo salto in avanti. La band del momento, ma per volontà del pubblico non certo per l’attitudine dei suoi componenti, che apparivano anzi irresistibilmente spaesati e, in certi casi, addirittura naïf.

Dimenticate tutta questa affascinante ingenuità. Perché alla band capitanata dal fido Tommy son bastati pochi mesi per prendere le giuste misure, studiare un live degno di essere portato nei Palazzetti e dimostrare che, se il pubblico ha scelto i Thegiornalisti come la band del momento, i Thegiornalisti hanno assolutamente voglia di prendersi il titolo e il merito. E perché no? Anche tutto il resto.

Il pubblico del Forum, il 18 novembre, è quello delle grandi occasioni. Il palazzetto non è pieno. È stracolmo. La prima buona nuova è che la band ha studiato un visual perfetto, colorato, azzeccato per il tour e per la portata della band. Tutto rimanda alla coloratissima cover di Love, tanto che – proprio sul brano omonimo del nuovo album – si sollevano dal palco le quattro lettere tanto care a Paradiso, in un colpo di scena degno dei migliori teen movies anni ’80.

A supporto di Marco ‘Rissa’ Musella e Marco Primavera (e di Paradiso che occasionalmente abbraccia la chitarra o si siede al piano) appaiono inoltre nuovi musicisti, tra cui spicca l’incursione durante il live di Dario Faini in arte Dardust, produttore dell’album. Anche a livello sonoro, cari Thegiornalisti, abbiamo trovato la quadra: il suono è corposo, pieno, da far tremare le transenne.

Se, in termini puramente tecnici, la qualità della band appare tutt’altro che amatoriale, l’attitudine sul palco dei tre ragazzi – e in particolar modo del loro frontman – non è per nulla cambiata. Tommaso Paradiso si sgola cantando le sue canzoni, ma sovverte qualsiasi regola di ogni live e non per eccesso di ribellione, ma per eccesso di spontaneità e persino di un’innata goffaggine. La verità è che Tommaso, in fondo, altri non è che uno dei migliori entertainer italiani degli ultimi anni. A vederlo sul palco, mi viene quasi da immaginarlo in tv, a condurre il suo one man show. Forse, tra qualche anno, potrebbe arrivarci.

Parla col pubblico dilatando i tempi del live, eppure le parti in cui parla sono spesso divertenti tanto quanto quelle in cui canta. «Ciao, quanti anni hai? – chiede a una ragazza sottopalco – 20? Ma non ti vergogni?». Risponde a caso al pubblico che lo incita con vari «Dimmi caro», «Vuoi che leggo il cartello? Dopo dai», «Ma quanto hai bevuto stasera? – chiede a un ragazzo tra la folla – Io credo tanto. Cioè, regolati dai. Basta violenza negli stadi». Dedica Sold Out al palazzetto, senza preavviso accenna Albachiara di Vasco Rossi e persino Paracetamolo di Calcutta. Poi si ferma, se ne va e – con le spalle al pubblico – commenta «Volevo fa Wonderwall stasera, va bè la prossima volta».

Tommaso rappresenta completamente (cit.) le canzoni che scrive, o più probabilmente è il contrario. Quella manifesta semplicità che di indie ormai (se la parola indie avesse ancora effettivamente un senso) non ha più nulla, di cui i Thegiornalisti riempiono i loro brani, ha un dna fortemente nazional-popolare. Una scanzonatezza capace di mettere al tappeto chiunque, di far man bassa di fan ma anche di detrattori, che alla fine però non possono trattenersi dal cantare a squarciagola le numerosissime hit che ormai compongono la discografia dei Thegiornalisti.

Non confondete, tuttavia, tutta questa invidiabile capacità di conquista con la banalità. I Thegiornalisti di banale non hanno nulla: serve, anzi, un grandissimo e rarissimo talento per mettere in piedi un live così affamato, così pieno e così incisivo. «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale sotto di me» afferma Paradiso col microfono in mano, citando Kant. Noi lo preferiamo però quando ondeggia tra la definizione di lover e quella di loser. Un uomo pieno d’amore e, nello stesso tempo, un perdente. È proprio il definirsi degli sfigati, in fondo, ciò che rende i Thegiornalisti i meno sfigati di tutti. Anche se, per rispetto a tutta la loro filosofia, non ci azzardiamo a definirli vincenti. Come chiamereste, tuttavia, una delle poche band capace di riempire i palazzetti e di far cantare all’unisono migliaia di persone?

Thegiornalisti Milano 2018, le foto del concerto

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