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Lo show perennemente in bilico tra geometrie e caos di Thom Yorke

La seconda data dello speciale minitour italiano di Thom Yorke arriva a Milano in un Fabrique sold-out e gremito di fan. Un cambio di location e di ambiente dopo Firenze, da un Teatro ad un palazzetto, da un pubblico seduto a contemplare le movenze e lo spettacolo dello storico frontman dei Radiohead a una folla vociante e danzante.

Andiamo con ordine. A inizio serata, con gli strumenti ancora celati dai teloni protettivi, sale sul palco un timido Oliver Coates, che con voce esile si presenta e saluta il pubblico. Tanto delicato e raffinato il suo approccio, quanto evocativo e carico di emotività il set che spazia tra musica techno e fantastiche note suonate al violoncello. Un laptop e lo strumento a corde sono i mezzi di questo musicista londinese, che già ha collaborato con i Radiohead nella composizione di A Moon Shaped Pool e più direttamente con il chitarrista e compositore di colonne sonore Jonny Greenwood.

Thom si è fatto aspettare e, proprio quando qualche fischio spazientito cominciava a levarsi dalla folla, ecco avvicendarsi tre figure sul palco. Laptop, tastiere e le consuete aste da microfono compongono l’esigua scenografia sul palco. Ma è sui tre pannelli alle spalle dei musicisti che si svolgerà il vero spettacolo visivo a supporto di quello musicale. Nigel Godrich e Tarik Barri si piazzano dietro ai loro strumenti e ai fianchi del vero protagonista della serata: Thom Yorke.

Il frontman completamente spogliato delle vesti Radiohead è sempre il solito folletto che ben conosciamo. Sorride, o per lo meno offre ciò a cui i suoi grotteschi lineamenti riescono ad avvicinarsi maggiormente. Balla e si dimena, tarantolato, ma a musica spenta si ritira come un qualche essere fotofobico, piegandosi su se stesso, e si rivolge al pubblico in rarissimi momenti con voce flebile e parole centellinate, sfuggendo alla posizione centrale sul palco e rifugiandosi dietro a qualche consolle. Ma, come detto, quando la musica comincia a scorrere lui si trasforma e diventa una furia. Non si ferma mai e stasera la sua voce, come il resto dello spettacolo, è impeccabile sotto ogni aspetto.

Quando il groove si accende e il beat inizia la sua corsa, Thom non conosce pudicizia e vergogna: canta e balla, imbraccia chitarra (poche volte) o solo il microfono. Anche il basso, in un’esibizione di una ossessiva Black Swan. Si piega sulle tastiere e sugli effetti, non smette mai di dimenarsi. Il set musicale, con una sola eccezione e sorpresa finale, prende esclusivamente dal suo repertorio solista e degli Atoms For Peace.

The Eraser e Tomorrow’s Modern Boxes, i suoi due album solisti, sono i protagonisti incontrastati di uno show che si svolge come un eterogeneo flusso musicale, in cui beat e groove di varie forme e velocità si fondono tra loro, dove la struttura classica della canzone perde i suoi confini e le sue costrizioni. Le sorprese derivano dall’apparizione di alcuni inediti che portano con sé il presagio di un terzo capitolo solista in arrivo e la chiusura Spectre, pezzo composto dai Radiohead per la colonna sonora dell’omonimo capitolo cinematografico della saga di James Bond e poi scartato.

Nigel Godrich, già produttore di Radiohead e degli album solisti di Yorke, fa un lavoro eccezionale al laptop, creando un tappeto elettronico di livello eccelso dove il cantante inglese si muove con maestria. L’inizio affidato a Interference ricorda il modo in cui iniziavano i concerti del passato tour dei Radiohead in un’atmosfera di sognante sospensione, accelerando poi in un set che si fa spesso da club e che fa ballare tutti i presenti.

La performance audiovisiva di Tarik Barri è il vero valore aggiunto allo show. I pannelli dietro al palco offrono uno spettacolo di luci mai banale, in cui il tema ricorrente è il contrasto tra geometrie e caos, spesso tra il buio e la luce, tra il nero e il colore. Lo show di Thom Yorke è una danza senza pause, un flusso musicale e visivo che satura i sensi e che diverte, fa cantare e fa ballare. Un contrasto, una lotta vitale che combatte il buio e il silenzio e che entra dentro come un secondo battito cardiaco.

Thom Yorke Milano 2018, la scaletta del concerto

Interference
A Brain in a Bottle
Impossible Knots
Black Swan
I Am a Very Rude Person
The Clock
Two Feet Off the Ground
Amok
(Atoms for Peace song)
Not the News
Truth Ray
Traffic
Twist
Saturdays
Pink Section
Nose Grows Some
Cymbal Rush
The Axe
Atoms for Peace
Default
(Atoms for Peace song)
Spectre (Radiohead song)

Thom Yorke Milano 2018, le foto del concerto

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Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

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