Onstage

L’incanto di Tiziano Ferro incendia il cuore di Roma

L’estate è tornata ma su Roma è giorno di vento fortissimo. Un discreto temporale nella mattinata ha fatto temere per il concerto di Tiziano Ferro all’Olimpico, prima delle due tappe capitoline del tour del cantante di Latina negli stadi italiani. Le nuvole corrono veloci sopra l’ovale dello stadio, ma non importa: i fan sono accorsi sin dal primissimo pomeriggio per guadagnarsi il posto alle transenne, il più vicino possibile al loro cantante preferito.

A questo punto serve un disclaimer: non sono mai stata ad un concerto di Tiziano Ferro finora. Vederlo dal vivo per la prima volta in un posto come l’Olimpico è indubbiamente la migliore delle occasioni per conoscere il mondo e i fan del cantante.

Lo stadio inizia a popolarsi davvero poco prima dell’inizio del concerto, anche nei posti con minore visibilità rispetto al gigantesco palco con ampia passerella centrale e ali laterali, dove sono posizionati gli strumenti della band (spoiler: i musicisti sono incredibili, non ho parole).

Il boato dei fan che accolgono il lungo visual opening è altissimo, ma riesce persino a crescere all’ingresso di Tiziano Ferro. Il cantante ha un sorriso incredulo e felice sul viso, sembra non riesca a credere alla quantità di persone accorse ad ascoltarlo, è travolto dall’amore potente dei suoi fan. Ma è professionale fino in fondo, si concentra e attacca Il mestiere della vita, accompagnato da urli che fanno rizzare i capelli in testa.

“C’è chi la chiama casa, io la chiamo Roma” interviene Tiziano dopo L’amore è una cosa semplice, che il pubblico dell’Olimpico ha cantato senza smettere mai. “Non so se mi riprendo stasera” sorride irresistibile il cantante di Latina, e sgancia la notizia bomba: “Prima mi hanno comunicato che oggi, questo, è il concerto con più presenze della mia vita” dice emozionato. Ovazione meritatissima, come ce ne saranno altre nella serata.

Tiziano Ferro mette i brividi addosso, lo posso dire senza vergognarmi. Anche io, che ho ben altri gusti musicali, li sento salire sulle braccia e non è solo colpa dell’espressività del pubblico. Al coro incredibile dell’Olimpico su Sere nere, Tiziano stesso fa cadere per sbaglio il microfono, impegnato com’è a godersi il calore della sua gente, e ride nel sistemarlo prima di rimettersi a cantare.

Spesso sostengo che alcuni brani più che ascoltarli ce li fanno subire, e Tiziano rientra (purtroppo per lui) in questa casistica. Ma dal vivo è un’altra cosa: quando parte la melodia del ritornello di Ero contentissimo lo stomaco si stringe sul serio, perché la disperazione cantata da Tiziano Ferro col cuore distrutto l’abbiamo provata tutti almeno una volta nella vita, è inutile tentare di far finta di niente. Magari ci siamo affidati ad altre canzoni, ma l’essenza di un sentimento così doloroso Tiziano te la fa vivere davvero. È la sua ma diventa tua, in un’empatia che supera distanze fisiche ed emotive.

Quello offerto dal cantante di Latina è un live di emozioni adolescenziali che riemergono dalle profondità della carta di identità, un viaggio nel tempo. Si azzerano gli anni, gli studi, i pensieri, le lauree, la razionalità: è come fermare il tempo e insieme a lui le sue torture, si torna a gettare il cuore oltre l’ostacolo come dei cuccioli emotivamente instabili. Torniamo tutti ad essere dei grandi imbranati con i sentimenti e spunta pure qualche lacrima in tribuna, soprattutto su Ti scatterò una foto e sul medley acustico.

Tiziano Ferro è la dimostrazione che la tardoadolescenza, come la definì Enrico Brizzi nel suo libro più famoso Jack Frusciante è uscito dal gruppo, è una condizione dalla quale non puoi scappare. Certi versi funzionano a tredici e a cinquant’anni, e ho le prove che tante signore riconoscono di ritrovarsi nelle canzoni di Tiziano Ferro. Se esiste un cantante inter-età, quello è Tiziano Ferro.

Non si tratta solo di sentimenti amorosi e sofferenze, però; le sensazioni acerbe evocate da Tiziano Ferro riguardano anche quel divertimento spensierato e leggero che caratterizza lo spirito dei sedicenni, al limite dell’incoscienza e al massimo della libertà, come quando su E Raffaella è mia viene giù l’Olimpico a suon di cassa dritta, o quando si scatena con Stop! Dimentica e Xverso.

Qualcuno potrebbe definirlo populista, semplicistico, o anche facile. In realtà Tiziano Ferro è pop purissimo nel senso di popolare, accessibile a tutti: piace perché non si traveste da qualcosa che non è, non gioca a fare il cantautore maledetto o il piacione a tutti i costi. Tiziano Ferro è sé stesso, quando omaggia Francesco Totti e quando decide di ricantare Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco in chiave teatrale, con tanto di telecamera che stacca sul suo volto sofferto. Tiziano ha questo dono: offre le chiavi di accesso a quel groviglio di sentimenti che non ci sappiamo spiegare nemmeno con anni e anni di esperienza.

Tiziano Ferro Roma 2017, le foto del concerto

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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