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Tokio Hotel a Milano, la metamorfosi elettronica di un’ex teen idol band

Dopo quasi dieci anni di armadio, martedì 28 marzo al Fabrique di Milano magliette e felpe del 2008 hanno rivisto la luce. Certo, un po’ scolorite e demodé, ma certamente colme di ricordi e voglia di non smettere di emozionarsi. Proprio come su quelle t-shirt, sul palco del club milanese campeggiavano fieri i Tokio Hotel, la giovane band tedesca che lo scorso 3 marzo ha pubblicato il suo ultimo disco dal titolo Dream Machine.

“Non vedevamo l’ora di tornare in Italia, finalmente ce l’abbiamo fatta!” esclama il frontman Bill Kaulitz alla prima occasione. Anche se solitamente mi vien da ridere all’ennesima sviolinata pro paese ospitante dell’ennesimo cantante durante l’ennesimo concerto, stavolta trattengo la risatina e mi fermo a riflettere: effettivamente in Italia tra il 2007 e il 2009 i Tokio Hotel erano delle divinità assolute per gran parte degli adolescenti che avessero accesso a Mtv o internet.

Dev’essere proprio vero che il calore dei fan italiani, anche se vissuto appieno solo per qualche anno, poi fatica ad abbandonare il cuore…come un imprinting, ti spingerà a tornare sul luogo del delitto. Mentre io rivivo nella mente (con malcelata nostalgia) i momenti d’isteria collettiva riservati ai gemelli Kaulitz in quegli anni, torno al presente e mi rendo conto che né Trl né quella band esistono più. Ahimè oggi ho la barba in viso e sul palco ci sono dei musicisti che hanno davvero poco in comune con quei ragazzini che con Scream sconvolsero le classifiche di mezzo mondo.

La sala non è pienissima, ma dai decibel percepiti al momento dell’ingresso della band non si direbbe affatto. Feel It All è tra le prime canzoni che fanno scatenare il pubblico. La temperatura sale e Bill Kaulitz intrattiene la platea in modo molto personale ed appariscente, anche grazie agli abiti piuttosto bizzarri che alterna durante le esibizioni. Il resto della band è sparsa sul palco: Gustav, il batterista, siede dietro la sua Tama alla sinistra del cantante, mentre Tom e Georg suonano su una piattaforma rialzata al centro della scena.

Circondati da synth e diavolerie elettroniche di ogni tipo, basterebbe poco a dimenticare che in teoria quei due sarebbero rispettivamente chitarrista e bassista della band. Va ricordato, infatti, che il nuovo corso dei Tokio Hotel, battezzato nel 2014 con Kings Of Suburbia e decisamente più a fuoco grazie all’ultimo lavoro, ha stravolto l’immagine e lo stile musicale della band, virando su sonorità elettroniche a discapito dell’impronta rock che ne aveva contraddistinto i dischi del passato.

Lo show portato in tour dai quattro ragazzi originari di Magdeburgo è curatissimo sotto ogni punto di vista, nulla sembra lasciato al caso. Le luci creano l’atmosfera perfetta per ogni brano e caricano ogni performance di ulteriore fascino. La particolare conformazione del palco, inoltre, permette ai musicisti di muoversi molto durante le esibizioni: è il caso di Tom e Georg che durante Darkside Of The Sun raggiungono il resto della band “a piano terra”, impugnando solamente chitarra e basso come un tempo. Sulle note di The Heart Get No Sleep Tom rimane accanto al fratello, occupando una postazione alternativa in cui può suonare synth e tamburi.

C’è anche tempo per un momento acustico che guarda al passato: Black è la canzone scelta dai ragazzi per questo tour, che non suonavano in pubblico dal 2008 e che forse era meglio non disturbare. Ma non c’è tempo per perdersi in chiacchiere visto che il ritmo è serrato: si torna subito in full band per Automatic, singolone del disco Humanoid (2009), che vede la partecipazione sul palco delle fan che hanno acquistato i costosissimi vip package del concerto. Una decina di ragazze vengono così catapultate sul palco e invitate a cantare e a saltellare con Bill in un momento dalla dubbia riuscita finale…d’altronde è business!

L’encore della serata regala un paio di perle: What If è uno dei primi singoli estratti da Dream Machine e fa ballare tutti i presenti. Arriva anche il momento della tanto attesa Monsoon, a sorpresa presentata nella sua originale versione tedesca dal titolo Durch Den Monsun. La band tuttavia non sembra molto entusiasta nel riproporre i suoi successi degli inizi, prova ne è l’arrangiamento rimaneggiato in chiave elettronica e la scaletta totalmente orfana dei singoli di quegli anni.

Come un figlio rinnegato, Bill lascia che sia il pubblico a cantare gran parte del pezzo. La voglia di tornare coi brufoli e l’apparecchio ai denti, però, non spaventa il pubblico presente, che incredibilmente dimostra di conoscere a memoria tutto il testo della celebre canzone, persino in tedesco.
La serata si conclude con Stop, Babe e una pioggia di coriandoli tricolori sparati in aria. Dopo 90 minuti esatti di concerto, in totale rigore germanico, i Tokio Hotel salutano Milano per dirigersi verso Roma, dove il 29 marzo concluderanno la parentesi italiana del Dream Machine World Tour 2017.

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