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Gli U2 dal vivo rimangono imperdibili

Gli U2 tornano in Italia, per la prima di quattro date previste al Mediolanum Forum di Assago (Milano). Il concerto dell’11 ottobre 2018 vede Bono e compagni esibirsi in una città da cui mancano dal 2009: escludendo due comparsate televisive infatti, gli ultimi live della band nel capoluogo lombardo risalgono al tour 360° del luglio 2009.

Rispetto al memorabile evento dello scorso anno svoltosi all’Olimpico di Roma (si celebrava The Joshua Tree), l’hype per questa sera è minore: si percepisce sia osservando le lunghe code che attendono sotto una pioggia inclemente l’apertura dei cancelli, tanto quanto all’interno dell’impianto. Ovviamente è tutto esaurito ma la sensazione che questo sia un “normale” seguito al tour indoor del 2015 è più che diffusa.

Centoquaranta minuti dopo il concerto invece i 10.000 presenti ad Assago, tornano a casa con una certezza lampante: ancora oggi uno show degli U2 rimane uno di quegli eventi in grado di spazzare via dubbi, perplessità sullo stato di forma vocale di Bono, polemiche sul costo dei biglietti e sulla loro affidabilità in sala d’incisione. Non sono più dei ragazzini certo, ma la voglia di dimostrare anche ai più scettici (nonostante i Sessanta siano dietro l’angolo) che i quattro siano ancora al top della catena alimentare del rock è inequivocabile.

Tanto quanto il desiderio di stupire chi li ha visti ben più di una volta, puntando su soluzioni tecnologiche che definire all’avanguardia è riduttivo: la risoluzione dell’immenso schermo a led che staziona in mezzo al Forum (per gli amici The Barricage) è 9 volte superiore rispetto a quella del 2015, prende tutto lo spazio possibile nel parterre e permette al gruppo di interagire con i visual che scorrono sugli screen già dall’opener The Blackout. Gli U2 si spostano dal palco sistemato sotto la curva a quello posizionato sotto il lato opposto, poi suonano in mezzo agli schermi e non smettono un attimo di cambiare posizione.

La scaletta è chiaramente basata su Songs Of Experience, disco che avevo valutato appena sufficiente al momento dell’uscita dopo una lunga analisi, provocando le ire dell’immensa fan base di Bono e soci (e non solo). La reazione del pubblico sui classiconi e sui nuovi pezzi conferma inevitabilmente come il passato degli U2 sia troppo immenso per essere vagamente paragonato alle (pur oneste) produzioni odierne. A onor del vero, l’apertura con The Blackout e Lights Of Home è decisamente convincente, e impatta molto più che su disco.

Le foto del concerto di Milano
Foto di Rodolfo Sassano

Le chicche questa sera si chiamano Acrobat, Gloria, Zoo Station e Stay (Faraway, So Close!), mentre le “vecchissime ma immancabili” New Year’s Day e I Will Follow rimangono ancora oggi due momenti migliori del rock anni ottanta. Com’è prevedibile i boati maggiori sono riservati a Pride (In the Name of Love), One, Vertigo ed Elevation, ma anche la chiusura con le nuovissime Love Is Bigger Than Anything in Its Way e 13 (There Is a Light) raccoglie un’autentica ovazione dai presenti.

Bono cresce col passare dei minuti, non nega acuti e domina la scena con i suoi celebri discorsi. Il pubblico lo supporta in tutto, anche quando racconta delle prime esperienze degli U2 in Italia (“Il paese della lirica e della melodia”), o ancora quando parla di come l’Italia stessa sia stata lasciata colpevolmente sola dagli altri paesi membri dell’Unione Europea nella gestione del problema migranti.

Non ci sono sostanzialmente pause, anche grazie alle immagini che scorrono sul mega ledwall centrale. La band riporta in scena anche Macphisto, alter ego demoniaco del cantante, diventa un fumetto mentre vengono diffuse dal disco le note di Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me, e si unisce sotto la bandiera dell’UE poco prima dei bis.

Avrebbe potuto essere un altro bel concerto degli U2, è stato invece un ulteriore mattone utile a costruire un’eredità sempre più gigantesca e, soprattutto, la cui definizione è maledettamente importante in primis per i quattro musicisti sul palco. “La saggezza è il recupero dell’innocenza al termine dell’esperienza”: questo uno dei messaggi mandati dal gruppo al pubblico, in quello che per molti versi sembra un tour che porterà alla chiusura di un ampio cerchio iniziato nel 1980 con Boy.

E la consapevolezza dei musicisti in questo è assoluta, tanto quanto la convinzione nel mostrare a chi è sempre stato vicino a loro che non si è sbagliato: l’evoluzione e l’esperienza accumulata in quasi quattro decenni, ha consentito agli U2 di plasmare un’identità unica, che permette loro di essere ancora oggi punti di riferimento da ogni punto di vista: quello lirico, quello strumentale, quello esecutivo, quello dello show a tutto tondo. Giù il cappello. Nuovamente.

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La scaletta del concerto
The Blackout
Lights of Home
I Will Follow
Gloria
Beautiful Day
Zoo Station
Stay (Faraway, So Close!)
Who’s Gonna Ride Your Wild Horses
Elevation
Vertigo
Even Better Than the Real Thing
Acrobat
You’re the Best Thing About Me
Summer of Love
Pride (In the Name of Love)
Get Out of Your Own Way
New Year’s Day
City of Blinding Lights
Women of the World
One
Love Is Bigger Than Anything in Its Way
13 (There Is a Light)

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Jacopo Casati

Foto di Danny North

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