Onstage

Semplicità e onestà sono gli ingredienti del successo di Ultimo

Se si pensa, a ritroso, a quanti fenomeni siano stati glorificati nel corso degli ultimi tre anni di scenario musicale, la memoria potrebbe andare in tilt. Se ci si focalizza sulla scalata di Ultimo, che dalla vittoria nelle Nuove Proposte di Sanremo al sold out al Palalottomatica ci ha messo a malapena otto mesi (anche meno, considerando la rapidità del tutto esaurito), la questione un po’ si modifica: il giovanissimo cantautore romano dal sorriso timido e voce sicura se lo è meritato. Se non altro proprio per la premessa: poche parole extra, molte canzoni. “È la prima volta che sono al Palalottomatica di Roma, che è la mia città. Non sono di tante parole se non quando scrivo, quindi vi dico grazie dal profondo del cuore e vi dico: divertitevi”. Il sunto del primo concerto di Ultimo al Palalottomatica potrebbe essere condensato nelle stesse parole che il giovane cantautore classe 1996 pronuncia poco prima di metà live: “Io penso che in un concerto bisogna canta’”. Detto, fatto.

Il sold out intasa il traffico attorno al palazzetto e non teme nemmeno la pioggia. Il pubblico è apertamente composto da tardoadolescenti, coetanei dello stesso cantautore che sfoggiano fascette sui capelli, magliette del merchandising e immancabili smartphone sguainati per un’infinità di Instagram Stories. Dal secondo anello pende il cartello “San Basilio regna” per far vedere a Ultimo che il quartiere delle sue origini è lì, compattissimo, tutto per lui.

Ultimo ha spazzato via da subito i dubbi e gli scetticismi: il suo album Peter Pan è stato una certezza incrollabile nella top 10 Italia. E lo ha fatto con canzoni che hanno ridato onestamente il lucido al pop italiano orecchiabile perché non hanno sovrastrutture, tengono fede ad una sincerità inquadrata dentro canoni personali che, in prospettiva, potrebbero anche maturare diversamente. Starà a lui costruirsi piano piano. Il concerto di ieri, più che un traguardo, è una nuova partenza che spiega molto del suo successo: Ultimo è orecchiabile in senso positivo, inscrive in versi un universo sentimentale e personale i “dolori abitabili” e le debolezze che in molti abbiamo provato. Niente di trascendentale, molto diretto e con pochissimi fronzoli. Chi scriveva canzoni orecchiabili era pure Lucio Battisti, tanto per fare un esempio. Senza entrare nel dettaglio di paragoni che potrebbero essere esagerati (o prematuri), la semplicità dei sentimenti cantati da Ultimo è stata riconosciuta nella sua onestà.

Dal vivo, inoltre, Ultimo tiene fede alla voce che già dagli schermi di Sanremo aveva convinto: le sbavature sono poche. Niccolò è preciso nonostante l’emozione si percepisca all’ingresso sul palco, aggredisce con Sabbia e Il capolavoro. Il calore dei fan fa rapidamente il suo effetto: accantona l’impatto mettendosi a ballare sul palco, correndo qua e là tra i musicisti, sudando copiosamente nella sua camicia bianca immacolata e dietro gli occhiali scuri che non gli scivolano mai via. Il pubblico lo sostiene con cori, applausi e incitazioni, canta tutte le canzoni in scaletta. È tenero vedere le mamme che fanno video col telefono mentre le figlie premono lo schermo per sistemare la ripresa, bambine che cantano le canzoni a memoria, ragazze che piangono sulle note di Vorrei soltanto amarti. E quando il coro anticipa completamente il ritornello de Il ballo delle incertezze, con il palazzetto che diventa di cristallo per le luci dei telefoni, persino Ultimo perde completamente le parole, affascinato dalla potenza del suo pubblico e al tempo stesso come se si aspettasse, in un certo senso, che il coro lo avrebbe scalzato dal microfono tenuto altissimo per raccogliere tutte le voci.

C’è spazio anche per un omaggio sentito (Albachiara di Vasco Rossi, indicato da Ultimo come una delle sue ispirazioni) e per un duetto che è uno scambio di cortesie con Fabrizio Moro: Ultimo aveva partecipato al concerto del collega allo Stadio Olimpico lo scorso giugno, era tempo di ricambiare il sentitissimo favore. “Questa persona mi ha dato tanto” commenta indicando l’amico col quale canta L’eternità, il singolo che hanno inciso insieme, e Portami via: Ultimo al pianoforte, Fabrizio che lo stringe da dietro come un fratello affettuoso. Gli abbracci che si scambiano fanno crollare di applausi, sono l’immagine di chi ha affrontato tante difficoltà e ne fa tesoro motivazionale più della rabbia cieca. È questo suo ondeggiare tra la sicurezza sul palco e la leggerezza dei sentimenti cantati che lo ha reso il ragazzo da sold out in tempi record. E Niccolò Moriconi, nella prospettiva ambiziosa di fare della semplicità l’unica bandiera, riesce perfettamente nel suo intento. C’è solo da augurargli di non sedersi sugli allori dei biglietti esauriti, mescolando l’orgoglio dell’avercela fatta con l’umiltà di non fermare mai la voglia di ampliare gli orizzonti musicali.

La scaletta del concerto
Sabbia
Il capolavoro
Canzone stupida
Cascare nei tuoi occhi
Ovunque tu sia
Chiave
Ti dedico il silenzio
L’unica forza che ho
Vorrei soltanto amarti
Poesia senza veli
Mille universi
Dove il mare finisce
Il ballo delle incertezze
Domenica
Pianeti
Wendy
Racconterò di te
Stasera
L’eleganza delle stelle
Forse dormirai
La stella più fragile dell’universo

L’eternità (special guest Fabrizio Moro)
Portami via (special guest Fabrizio Moro)
Medley: Buon viaggio/Le stesse cose che facevo con te/La storia di un uomo
Albachiara (cover Vasco Rossi)
Farfalla bianca
Giusy
Sogni appesi
Peter Pan

Le foto del concerto

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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