Onstage

Tutte le anime (fragili e non) di Vasco hanno trovato casa al Modena Park

L’attesissimo concerto di Vasco Rossi a Modena Park si è concluso dopo 3 ore e mezza di spettacolo. Il record mondiale di biglietti venduti per lo show di un artista singolo, la gigantesca produzione, il palco, la lunghissima scaletta, un pubblico eccezionale e una band in gran forma sono tutti gli ingredienti che hanno permesso a Vasco di festeggiare i 40 anni di una carriera assolutamente irripetibile. Di seguito la scaletta della serata e le foto.

Vasco Modena Park 2017, la recensione del concerto

di Luca Garrò

Basterebbero i migliaia di post riguardanti Modena Park degli ultimi sei mesi per comprendere l’entità di un evento che, va detto, avrebbe riscosso il medesimo successo anche senza l’incredibile macchina pubblicitaria (una cosa senza precedenti da ogni punto di vista) messa in piedi per l’occasione.

Mai, e dico mai prima della celebrazione di una delle figure più influenti degli ultimi quarant’anni, era stato messo in piedi qualcosa del genere: un tempo, per esempio, il merchandise ufficiale veniva venduto al concerto; questa volta bastava entrare in qualsiasi negozio, dal salumiere all’edicola, per trovare qualcosa di legato all’evento o a Vasco in senso lato. La cosa, inevitabilmente, ha infastidito qualcuno, soprattutto tra chi ancora non ha è ancora riuscito a comprendere (e a questo punto non accadrà mai) l’influenza di Vasco e della sua poetica non solo tra gli artisti che hanno tratto ispirazione da lui, ma anche da tutti quei radical chic che credono di essere innovativi imbracciando una chitarra acustica, cantando di cose che potreste ritrovare fatte meglio sui primi quattro o cinque dischi del Blasco.

Premesso ciò, Modena Park è stato quello che doveva essere: il più grande show mai messo in piedi da un artista italiano nella storia della musica, e l’articolo potrebbe concludersi qui. Tuttavia è stato molto di più. In tre ore e quaranta di show è andato in scena il compendio perfetto di tutto ciò che Vasco è stato per ognuno dei presenti, perché come capita solo per pochissimi artisti al mondo, c’è un Vasco per ognuno di noi.

Al concerto di Modena ne hanno goduto tutti: i reduci, i soliti, quelli arrivati prima di Fronte Del Palco e quelli del dopo Imola. Quelli che conoscevano solo gli ultimi singoli e chi ha legato alla sua musica ogni momento della propria vita. E nessuno aveva più ragione degli altri. L’inizio, inevitabile, con Colpa d’Alfredo è stato però in grado di unire tutti in un climax ascendente culminato in quel “Mi vuoi portare a casa questa sera? Abito fuori Modena…Modena Park” urlato all’unisono, come una liberazione.

Vasco è felice, si vede subito. Entra insieme alla band (impeccabile come sempre), evitando ogni tipo di divismo, quasi in sordina e illuminato ancora dal sole. L’attacco di Alibi, uno dei brani più desiderati da sempre dal vivo, seguita da Blasco Rossi e Bollicine (da tempo immemore fuori dalle scalette) ci conferma che anche se abbiamo visto decine di suoi concerti, niente si avvicinerà a questo, nemmeno Imola ’98.

Alcune delle emozioni più grandi arrivano però dagli ospiti della serata: rivedere sullo stesso palco Gaetano Curreri, una delle figure fondamentali per la carriera del nostro, Andrea Braido (inspiegabile che sia uscito dal circuito che conta) e, soprattutto, Maurizio Solieri è stato in grado di commuovere anche i meno sensibili, aumentando il valore storico di qualcosa che già con una setlist del genere sarebbe entrato senza problemi di diritto nelle antologie. Nel corso della serata, infatti, tutte le epoche della discografia vaschiana vengono toccate, riuscendo a bilanciare perfettamente brani che, talvolta, non sembrano nemmeno appartenere allo stesso autore.

A unire idealmente tutte le anime di Vasco ci ha pensato I Soliti, posta strategicamente come primo encore della serata: la migliore dimostrazione del fatto che chi dice che Vasco dopo il ’98 non abbia più scritto un brano significativo, non abbia capito nulla dell’evoluzione di un uomo che non ha mai avuto paura di mostrarsi per quello che è realmente, nel bene e nel male. Non manca nessuno degli archetipi della sua filosofia, dalla libertà, alle favole, passando per le nuvole e mille altri temi ricorrenti nel suo canzoniere, così come tutte quelle piccole contraddizioni che fanno di un uomo un artista e viceversa. Vasco non ha mai avuto paura di sbagliare o di apparire contraddittorio, perché non c’è nessuna cosa sbagliata nell’esserlo. Così come era iniziata, la serata si conclude nell’unico modo possibile: Canzone cantata da ognuno dei duecentoventi mila presenti, dedica a Massimo Riva e Albachiara attaccata insieme a Curreri e Solieri. Arrivare anche a questo punto del concerto avrebbe significato vedere tutto il Vasco possibile.

Dopo una serata del genere è inevitabile chiedersi cosa possa venire dopo, ma francamente sono cose che preferisco lasciare alle guerre da social. Perché Vasco è e sarà sempre libero. Libero di sbagliare, libero di non ritornare.

Vasco Modena Park 2017, la scaletta del concerto

Intro: “Also Sprach Zarathustra”
Colpa d’Alfredo
Alibi
Blasco Rossi
Bollicine
Ogni volta
Anima fragile
(con Gaetano Curreri al piano)
Medley al piano: Jenny è pazza, Silvia, La nostra relazione
Splendida giornata
Ieri ho sgozzato mio figlio
Delusa Medley
(con Delus, T’immagini, Mi piaci perché, Gli spari sopra, Stasera, Sono ancora in coma, Rock’n’roll show)
Ultimo domicilio conosciuto (con Maurizio Solieri)
Vivere una favola
Non mi va
Cosa vuoi da me
Siamo soli
Come nelle favole
Vivere
Sono innocente
Rewind
Liberi liberi

Interludio – Andrea Braido
Medley Acustico: Ed il tempo crea eroi, Una canzone per te, Ridere di te, Va bene va bene così, Senza parole
Gli spari sopra
Stupendo
Sballi ravvicinati del terzo tipo
C’è chi dice no
Un mondo migliore
I soliti
Salli
Un senso
Siamo solo noi
Vita spericolata
Albachiara

Vasco Modena Park 2017, le foto del concerto

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Luca Garrò

Foto di Francesco Prandoni

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