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I White Lies sono tornati a Milano con un concerto travolgente e spiazzante

Fabrique, Milano, 14 novembre 2016. «Non suonavamo a Milano da almeno tre anni. Non sapevamo cosa aspettarci. Ma l’accoglienza di stasera è davvero straordinaria. Grazie! È bello essere di nuovo qui». Harry McVeigh, leader dei White Lies, si presenta così sul palco del Fabrique, con un filo di emozione a velare il suo sguardo e un sorriso nervoso che gli dona un aspetto più fanciullesco. Il boato del pubblico gli trasmette la giusta carica, gli applausi lo tranquillizzano subito. Tommy Bowen è alle tastiere, Rob Lee imbraccia la sua chitarra, gli altri musicisti prendono posto: il concerto può cominciare.

Take It Out On Me è la canzone scelta per rompere il ghiaccio. Non ci sono grandi scenografie a supportare la performance della band londinese: luci soffuse, il rosso che si scontra con il blu, fino al grigio e al nero più inquietante, ad accarezzare il buio della loro musica. I White Lies, si sa, puntano tutto sulla qualità delle sonorità e sull’atmosfera melancolica che esse creano, brano dopo brano. There Goes Our Love Again anticipa la superhit To Lose My Life, forse la più amata dai fan del gruppo indie-rock. Una bomba. Un asso calato, stranamente, molto presto in scaletta e che il pubblico del Fabrique accoglie con euforia, tra urla e mani al cielo.

Durante tutto il concerto di Milano, la band alterna brani di ieri e di oggi, pescando dal primissimo album del 2009, fino all’ultimo disco, Friends, fresco di uscita e già in top 20 in molti Paesi europei. Hold Back Your Love è proprio una delle tracce del quarto progetto in studio, un pezzo che i fan conoscono già a memoria. La sensazione, però, è che l’album di debutto sia ancora il più amato dai seguaci dei White Lies, almeno canzoni come Death, Farewell To The Fairground, Unfinished Business e The Price Of Love sembrano scatenare le reazioni più forti. C’è da dire che progetti come To Lose My Life e Ritual (uscito nel 2011), e in parte anche Big Tv del 2013, sono album cinematografici, molti cupi e tormentati. Di impatto diverso Friends, che segna sì un ritorno a sonorità anni Ottanta, con ganci new wave e tanta elettronica, che infiammano e costringono a ballare, ma la sensazione è che sia pensato più per il pubblico (forse per conquistare anche una nuova tipologia di fan). Un disco meno egoista e di pancia, insomma, con brani che strizzano l’occhio (ebbene sì) anche al pop.

Tra le tante qualità delle produzioni dei White Lies ci sono i cori-inno, le melodie, la voce potente e avvolgente di Harry, a confezionare un’esperienza live piacevole e ricca di emozioni. Impressionante come Morning In LA e Is My Love Enough catturino l’attenzione del pubblico che rimane senza fiato per alcuni minuti, stregato dalla bellezza delle note di questi due brani. E poi E.S.T., Getting Even e Streetlights, un pugno allo stomaco prima del gran finale: il bis è tutto per Big TV, Come On e Bigger Than Us, tre canzoni simbolo che vanno a riassumere, musicalmente, l’intero percorso del gruppo.

E non importa se in scaletta non compaiono First Time Caller e Mother Tongue (perni di Big TV): il concerto del Fabrique ha regalato comunque un’ora e mezza di grande musica, coinvolgendo il pubblico durante tutte le 17 canzoni, facendolo sentire protagonista dall’inizio alla fine dello show. Un live intimo, a tratti spiazzante. Tanta, tantissima l’energia sprigionata dalle corde vocali di McVeight e dal suono nitido, inconfondibile, della band. Saranno anche passati tre anni dall’ultimo passaggio milanese ma, con il concerto di ieri, i cinque hanno dimostrato di non essere affatto arrugginiti quanto a ispirazione ed espressività – e il legame con i fan italiani sembra addirittura essersi rafforzato. Tolte le ragnatele, ritrovata la sicurezza di un tempo e, soprattutto, una maggiore libertà, ora gli inglesi possono puntare a conquistare un pubblico più ampio ed eterogeneo, slegandosi da quel To Lose My Life che tanto ha dato, ma anche condannato i nostri alla perfezione. Detto ciò, bentornati White Lies.

Le foto del concerto

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Silvia Marchetti

Foto di Francesco Prandoni

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