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Zucchero Roma 2018 foto scaletta concerto 7 marzo

A Roma va in scena il cuore blues di Zucchero, tra passato e futuro

“Come si fa a fare i cantanti seri per tutta la vita? Io a quelli che predicano ci credo poco. Tantomeno i cantanti”. Zucchero apostrofa così, durante la data di Roma del suo Wanted Tour 2018, i colleghi della discografia. Ci ride su, consapevole forse di essere contraddittorio con se stesso. Tra una canzone e l’altra, il cantautore scioglie la lingua solo verso la metà di un concerto che sfiora le tre ore di lunghezza, quasi un record italiano di categoria (Springsteen in questo è irraggiungibile).

La scenografia e le luci evocano un vecchio saloon, con un maxischermo a forma di cuore che si allarga sopra la testa dei musicisti. In Blues We Trust, si legge sulla sinistra. È un film western tra delta ladies, pianisti eccentrici, corde pizzicate, nostalgie e divertimenti. Il Palalottomatica sta ancora finendo di riempirsi quando il cantautore di Reggio Emilia dà il via allo spettacolo alle 21.05 precise, con un’azzeccata e ritmatissima apertura affidata alla recente Partigiano Reggiano. D’altronde la scaletta è comprensiva di più trentacinque anni di carriera e Adelmo Fornaciari è impaziente di cominciare, nonostante sugli spalti ci si stia ancora sedendo: la strada della rievocazione è articolata e merita la massima attenzione.

Lo show, come nelle precedenti date, è suddiviso in tre parti: nella prima Zucchero suona i brani più recenti, da 13 buone ragioni a Hey Lord che fa alzare in piedi la platea. La decisione di far sedere il parterre viene quasi subito scavalcata, arriva il momento di lasciare le sedie al loro destino e ballare: “Grazie Roma, grazie per aver accolto così l’ultima canzone di Wanted” dice Zucchero sugli applausi di Un’altra storia, che chiude la prima parte. “Vi chiedo il permesso di farli alzare e ballare, sono bravi ragazzi” dice rivolto agli steward, mentre il pubblico si alza come un sol uomo anche sugli spalti.

Con Vedo nero inizia la seconda parte, nella quale anche i musicisti sul palco sembrano dare fondo alle energie: sono in dodici ad accompagnare Zucchero, tra cui due potentissimi batteristi e una furente sezione fiati che impreziosisce di fraseggi le canzoni. Sarà il cantautore a ringraziarli uno per uno, con quel modo affettuoso e sfuggente al tempo stesso su cui ha costruito il suo personaggio degli ultimi anni. Su Baila (Sexy Thing), uno dei maggiori successi recenti del bluesman reggiano, il Palalottomatica prende via con i balli ma è sull’intensità bruciante di Iruben Me, forse uno dei pezzi più belli mai scritti da Zucchero, che lo stesso cantautore si lascia andare oltre il concetto di spettacolo. La sua voce si lacera nel grido finale e il pubblico non può fare a meno di lasciarsi travolgere dai brividi, immobile e silenzioso nel godersi il momento. È il punto di massima espressione del concerto, quello da finale perfetto, definitivo, conclusivo. Ma non ci si può fermare, c’è ancora tanto passato da rispolverare e anche qualche inedito da far sentire, come Allora canto.

“Ci siamo inventati questa cosa tra il sacro e il profano, il coitus interruptus. Vi faccio sentire delle canzoni che tronco quando mi sto annoiando” ride Zucchero, presentando la sezione acustica della seconda parte: non un vero medley, ma un mix a piacimento. Suo, s’intende. “Le canzoni dovrebbero durare un minuto, hai già detto tutto… Dopo è tutto brodo che è allungato. Io sono uno che tendenzialmente distrugge quel che ama” sospira il cantautore attaccando Hey Man. È il suo momento di raccoglimento e di sincerità, dove comincia a parlare come se stesse a casa sua davanti al fuoco con un bicchiere di vino, tipo quei fine pomeriggio di Pasquetta quando si aspetta solo di ricominciare a bere e mangiare con gli amici.

E le canzoni non fanno in tempo nemmeno a cominciare che vengono interrotte bruscamente, tra gli uuuh di finta delusione e qualche risata dal pubblico. Si rientra nelle esecuzioni complete con Blue e Miserere col celebre attacco di Luciano Pavarotti trasmesso in video sul maxischermo. Il ricordo del tenore che riportò Zucchero in cima alle classifiche col suo featuring strappa un breve e affettuoso applauso a scena aperta e una giustissima standing ovation finale, che serve sopratutto a far rifiatare il cantante e a presentare “the best band in Europe”, come li introduce Zucchero: il direttore musicale del tour e bassista storico Polo Jones, l’immensa Kat Dyson, Doug Pettibone e l’inamovibile “fidanzato” Mario Schilirò alle chitarre, Brian Auger all’organo hammond, Adriano Molinari e Queen Cora Dunham alle batterie, Nicola Peruch alle tastiere, James Thompson, Lazaro Amauri Oviedo Dilout e Carlos Minoso per la sezione fiati e la new entry Andrea Whitt al violino e pedal steel. Un gruppo di musicisti di cui Zucchero va fierissimo, tanto da arrabbiarsi con chi li definisce “turnisti”.

La band si lancia in una improvvisazione free e in una cover di Wake Me Up di Avicii per ingannare l’attesa per il terzo atto, che si apre con una vigorosa Solo una sana e consapevole libidine, passa per l’omaggio dolcissimo a Dolores O’Riordan, che duettò con lui su Puro amore, e approda all’eleganza di Diamante, secondo momento strappacuore della serata. Zucchero, va detto, dà sempre il meglio di sé sulla bellezza dei brani del passato. È nostalgico di suo, sarà l’inclinazione blues o il tempo che scorre, ma spreme il cuore in alcuni pezzi di vecchia provenienza. La cavalcata finale è di tutto rispetto, a sfiancare il pubblico tra classiconi come Diavolo in me e ballatone simbolo come Dune mosse o la conclusiva estruggente Hai scelto me, che più di trent’anni fa impresse un sigillo importante al disco della maturazione del cantautore emiliano. E oggi strappa un applauso fortissimo, a futura memoria di un passato importante ancora tutto da celebrare.

Scaletta Zucchero Roma 2018, tutte le canzoni

Partigiano reggiano
13 buone ragioni
Ci si arrende
10 more days
Hey Lord
L’anno dell’amore
Fatti di sogni
Voci
Un’altra storia

Vedo nero
Baila
Never is a moment
Iruben me
Il volo
Ridammi il sole
Chocabeck
Allora canto
È delicato
Oltre le rive
Medley: Un piccolo aiuto/Hey man/ I tempi cambieranno /Rossa mela/ Occhi/Il suono della domenica/ Spicinfrin boy
Blue
Miserere

Improvvisazione band
Wake Me Up
(Avicii cover, solo band)

Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’azione cattolica
Puro amore
Diamante
Per colpa di chi
Diavolo in me

Dune mosse
Long as I can see the light
Hai scelto me

Zucchero Roma 2018, le foto del concerto

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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