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Alice Cooper si dimostra ancora una volta un vero fenomeno paranormale

Quando si parla di Alice Cooper tutto può a ragione definirsi paranormale: non ci riferiamo ovviamente a quel mondo fatto di superstizioni e leggende, ma a tutto quello che circonda lo zio Alice da sempre, tra trucchi teatrali, teste mozzate e soprattutto grandi capolavori rock. A differenza di altri suoi illustri colleghi artisti che arrivati alla soglia dei 70 anni sono appassiti in ricordo dei bei vecchi tempi, o hanno iniziato pateticamente a inseguire le nuove mode (una più deleteria dell’altra), Alice Cooper con Paranormal è riuscito a darci una nuova prova di genuinità e soprattutto di autenticità, confermandoci così che se esiste un fenomeno paranormale nel mondo della musica quello è proprio lui.

Dopo sei anni di silenzio discografico con Paranormal arriviamo a quota 27 dischi, che a pensarci sono tantissimi nella carriera di un artista, e il rischio di ripetersi o tentare degli azzardi è dietro l’angolo.

Ma Alice ce l’ha fatta anche questa volta a elevarsi su tutti: l’album infatti rappresenta un traguardo di tutto rispetto, per come è stato confezionato ma anche per le scelte musicali fatte di brani potenti che ti trapassano dalla testa ai piedi (su tutti Dead Flies, Dynamite Road e Fireball).

Mr. Cooper riesce ancora oggi a raccontare la sua personalissima visione del mondo alla perfezione senza cadere nell’effetto nostalgia, ed è notevole l’apporto dietro al bancone del mixer di Bob Ezrin, tornato dopo Welcome 2 My Nightmare del 2011, e che tra l’altro è anche il produttore dei primi album (e di altri capitoli discografici intorno agli anni Duemila): quindi chi può conoscere Alice meglio di lui?

Dalla prima traccia all’ultima, per una quarantina di minuti, troviamo solo una serie di conferme: i segni del tempo gli sono scivolati addosso senza colpo ferire attraverso piacevoli sonorità oscure e moderne, con qualche immancabile rimando un po’ più eighties, come è inevitabile che sia con una carriera come la sua alle spalle – avercene di carriere così, diciamolo pure -.

Genuine American Girl e You And All Your Friends sono la perfetta incarnazione di questo mood, anche perché sono state scritte insieme alla ex Alice Cooper Band (Neal Smith, Dennis Dunaway e Michael Bruce), ma non finisce qui: il re incontrastato dello shock rock infatti ha convocato per Paranormal ospiti, o meglio, amici, di tutto rispetto fin dalla title track scritta insieme a Roger Glover, bassista dei Deep Purple, che già da sola rende il valore dell’intero progetto.

Ci sono poi Billy Gibbons degli ZZ Top (su Fallen in Love) e Larry Mullen Jr. degli U2, insomma: Alice Cooper non solo è uno degli artisti più potenti sulla piazza quando suona dal vivo (i suoi concerti sono sempre qualcosa di imperdibile, e non a caso su Paranormal sono presenti ulteriori sei tracce live registrate nel 2016 in Ohio), può ancora regalarci dischi che, questi sì, possono salvare davvero il guitar rock.

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