Onstage

Beck si avvicina al pop più orecchiabile mantenendo alta la qualità della proposta

Beck è sempre stato uno sperimentatore, un menestrello sui generis capace di intrecciare generi con una facilità ed uno stile unici, tanto da non farlo mai assomigliare a nessun altro se non a se stesso, e da farlo diventare uno degli esponenti più credibili e longevi usciti dai ’90’s.

beck-colors-copertinaPer questo motivo, ma anche perché nel corso degli ultimi due anni sono stati rilasciati ben quattro ottimi singoli in esso contenuti, l’attesa intorno a Colors era molta. Il tredicesimo album di studio dell’artista losangelino è stato pubblicato a tre anni di distanza dal precedente – il più dilatato e folk Morning Phase – ed è stato scritto e registrato con Greg Kurstin, già suo tastierista, ora diventato produttore dietro alle ultime fatiche di Liam Gallagher e Foo Fighters, per fare un paio di nomi.

Pur essendo in giro da ormai 25 anni, ad ogni nuova uscita Beck raduna le energie e riscrive il proprio percorso artistico con spunti interessanti e suoni differenti. Parlando dell’album in arrivo, lo stesso autore ha ammesso che avrebbe potuto concludere tutto molto prima, ma che alcuni brani sono molto più complessi di quanto potrebbero sembrare Ci è voluto molto lavoro per arrivare a Colors così com’è oggi.

Fa un discreto effetto ascoltare una esplosione tale di colori sonori dopo l’introspezione che ha dominato il disco precedente: come proprio Beck ha dichiarato, però, dietro a Colors c’è la volontà di raccontare i momenti felici che ha trascorso, concentrandosi su ciò che lo fa stare bene, quindi è naturale che il risultato suoni agli antipodi rispetto ad alcune delle sue passate produzioni.

La verità è che Beck può permettersi di variare i propri linguaggi, adottando quello che gli sembra più adatto allo stato d’animo che lo attraversa, senza la paura di non arrivare al proprio pubblico. Dismesso (forse temporaneamente) il suo profilo lo-fi e meno incline alla musica di massa, ha concesso due brani (Wow e Up All Night) ad uso pubblicitario addirittura prima che il disco uscisse, e ha anche scritto Dreams, una piccola perla pop dallo stile inconfondibile, rilasciata già nel 2015.

Colors contiene brani fortissimi e dalla forte personalità (su tutti Dear Life, No Distraction, e la title-track stessa), che mostrano Beck in tutta la sua eclettica forma ed inesauribile creatività. Sono canzoni stratificate e complesse, ma allo stesso tempo molto orecchiabili, di quelle che si imprimono nella mente quasi subito e faticano ad andarsene. Al primo ascolto possono (in qualche caso) spiazzare, dal secondo in poi non si riesce a smettere di averle in cuffia.

Non è semplice rimanere coerenti senza mai ripetersi o sbagliare, ma l’artista in questione ci riesce ogni volta e si evolve con estrema naturalezza. Non c’è altro da dire: a Beck Hansen non si può che volere bene, qualsiasi cosa faccia.

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