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La sublimazione del progressive metal contemporaneo: Between The Buried and Me oltre i limiti

Il death metal, genere sostanzialmente statico e immutabile per definizione, nel nuovo millennio ha dovuto subire (talvolta contro voglia) infinite contaminazioni. Tra influenze metalcore, spinte progressive, matrimoni forzati con il black e derive sinfoniche, il genere a cui hanno dato i natali in epoche diverse mostri sacri come Pestilence, Death, Morbid Angel ed Obituary è cambiato e pure parecchio.

Capiamoci, già negli anni novanta le spinte progressive e svedesi avevano abbondantemente generato mostri sonori interessantissimi come il tech-death e il melodeath, ma la creazione riconosciuta di sotto generi come il deathcore o il progressive death metal è stata definitivamente sdoganata solo nell’ultimo decennio.

Questo processo, assai sgradito agli oramai vecchi puristi, ha visto in colossi come Between The Buried and Me tra i principali di una scena da loro stessi definita come “adult contemporary progressive death metal”. Dal 2007 a oggi, i Nostri hanno inciso una serie di album eccellenti, contaminati da genio e gusto compositivo in egual misura. La loro tecnica esecutiva è seconda solamente alla capacità di Tommy Giles e compagni di migliorarsi a ogni release, cosa che avviene puntualmente dal simbolico Colors (2007) ai qui presenti due capitoli di Automata.

Dopo le derive classicamente prog rock del precedente Coma Ecliptic (2015, una vera e propria opera che rileggeva in chiave classica ed estrema 40 anni di rock), i Between The Buried and Me producono il loro lavoro più completo e importante con Automata. La prima parte, rilasciata il 9 marzo 2018, metteva in mostra un assalto frontale maggiormente accentuato rispetto alle divagazioni ambiziose del secondo capitolo, uscito invece pochi giorni fa.

Il concept che sta dietro ad Automata va scoperto booklet alla mano e cuffie (di buona marca) nelle orecchie. La proposta musicale è come sempre a livelli esagerati, grazie all’epicità delle composizioni contaminate all’occorrenza da inserti folk, jazz, rock che aumentano lo spessore di composizioni troppo interessanti per essere rinchiuse solamente nel recinto del progressive death metal. L’unico difetto? Forse il fatto di non aver voluto pubblicare subito entrambe le parti dell’opera.

Consigliato non solo agli amanti dell’estremo, ma soprattutto a chi crede che il growl e il blast beat non abbiano nulla a che vedere con il prog rock. Band immensa e ancora troppo sconosciuta al grande pubblico. Ascoltate Condemned To The Gallows. E poi pentitevi per aver scoperto solo ora un gruppo del genere.

Voto Album:

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