Onstage
breaking-benjamin-ember-recensione

Con Ember i Breaking Benjamin si confermano in grande forma

Il ritorno dei Breaking Benjamin, a tre anni di distanza dal precedente Dark Before Dawn, è tra i più graditi dell’anno per gli amanti dell’alternative metal. Ember è sesto disco in studio ma, di fatto, il secondo se si considera tutto ciò che viene dopo la rottura del 2013 come un nuovo ciclo.

breaking-benjamin-emberMettere una linea di demarcazione nella timeline della band originaria della Pennsylvania è fondamentale per comprendere il processo che ci porta oggi ad ascoltare questa nuova prova in studio. La linea deve necessariamente essere molto spessa, perché deve coprire un oscuro periodo che va dal 2010 al 2014. In questi quattro anni i Breaking Benjamin si sono ritrovati a navigare come anime perdute per i fiumi degli Inferi. Traghettati da Caronte lungo l’Acheronte, il fiume del dolore dell’antica mitologia greca, la band ha dovuto fare i conti con gli innumerevoli problemi di salute del frontman Ben Burnley. Come se non bastasse, preseguendo nelle acque dello Stige, il fiume dell’odio, a minare il futuro della band ci hanno pensato le aspre controversie legali. Da una parte Aaron Fink e Mark Klepaski, dall’altra l’agonizzante Ben. Ma la vittoria e il diritto a proseguire con il nome dei Breaking Benjamin, hanno dato a Ben la forza di sovvertire il funereo destino del suo progetto musicale. Rimasto da solo, dopo l’abbandono di Chad Szeliga per divergenze artistiche, si ritrovò nuovamente faccia a faccia con Caronte e lo convinse a riportarlo indietro.

E quello che per i Breaking Benjamin doveva essere un viaggio senza ritorno verso l’Oltretomba si è trasformato in un percorso di rinascita, partito con Dark Before Dawn nel 2015 e sfociato in Ember, quest’anno.

Superati i toni emotivi, disillusi e crepuscolari del precedente capitolo, Ben Burnley cerca e trova la formula per accontentare i propri fan. A chi vuole suoni soft e ritornelli da cantare a squarciagola regala alcune tra le migliori intuizioni radiofoniche della carriera, a chi vuole riffoni potenti e occasioni per scatenare un po’ di headbanging propone alcuni tra i pezzi più violenti del repertorio. Spesso queste due anime riescono anche a coesistere: ne è un esempio Close You Eyes, con intro e bridge brutali e un ritornello soft pronto per il sing-along. O ancora Down o Psycho, classici pezzi alla Breaking Benjamin, con quel sound granitico e i vocalizzi di Ben a sedimentare nel cervelletto.

La scelta dei singoli è triviale: Feed The Wolf e Red Cold River sembrano nati per trainare un album come Ember e il loro massiccio impatto rende questo capitolo un successo fin dalle prime mosse promozionali. Tutta questa brutalità è perfettamente controbilanciata da intro e outro strumentali e dalla cupa e dolce The Dark of You, giro di boa del full-length nonché uno dei momenti più ispirati del lotto.

Il disco è tra i più duri e pesanti del combo americano, merito in particolare di una mirata produzione e di un basso metal sui cui violenti giri si regge la struttura di tutto il lavoro discografico. Ma è anche vero che parlare di un trionfo sarebbe sbagliato. I Breaking Benjamin hanno pur sempre continuato a fare ciò che hanno sempre fatto. Neanche un passo al di fuori dalla comfort zone delimitata all’inizio del Terzo Millennio con le primissime release. E in fondo va bene così, perché in un’epoca in cui tutti provano a reinventarsi, il più delle volte vendendosi per non finire nella pattumiera dell’industria musicale, questa potentissima asserzione dei Breaking Benjamin diventa uno degli highlights rock del 2018.

Ora non resta che sperare che il combo americano abbia la forza di continuare in questo percorso con un pizzico di lungimiranza, senza fossilizzarsi sulla propria proposta con la presunzione di sentirsi ormai al sicuro. Perché è bene ricordare che lo Stige, in cui Ben Burnley ha nuotato prima di tornare dall’Ade, non è solo il fiume nel quale Dante collocò il quinto cerchio dell’Inferno, ma anche il luogo in cui la dea Teti immerse Achille per cercare di renderlo invulnerabile. E sappiamo tutti come andò a finire, con quel suo tallone.

Voto Album:

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI