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Calcutta come Dario Hübner, il suo è un album coraggioso e senza tempo

Diciassette anni fa, l’attaccante trentaquattrenne Dario Hübner, detto Tatanka, ebbe la concreta possibilità di strappare l’ultimo contratto pesante della sua carriera. Dopo una stagione positiva al Brescia di Mazzone, arrivarono al suo capezzale molte proposte, in particolare dalla Premier League. Dario, tuttavia, scelse di accasarsi alla neo promossa squadra di Piacenza rinunciando a parecchi soldi. Una decisione folle per molti, ma non per lui. “Io abito vicino a Crema: da casa mia a Brescia ci sono 40 chilometri, da Piacenza invece soltanto 30. Così, finito l’allenamento, faccio prima a tornare da mia moglie” disse Dario.

calcutta-evergreen“Certe volte dovrei fare come Dario Hübner” canta Calcutta nella settima traccia di Evergreen, il suo nuovo e terzo album ufficiale. Mi piace pensare che Edoardo dalla sua casa di Bologna, lontano dalla frenesia milanese, abbia rinunciato a precise e remunerative offerte pur di continuare il suo romantico percorso. Proprio come Dario. Perché dopo il successo di Mainstream, nuovo manifesto della musica indipendente italiana, e del singolo estivo Oroscopo prodotto da Takagi e Ketra, ovvero quelli che fanno le hit per Fedez e Baby K, la sua casella di posta avrà fatto fatica a contenere il mare di proposte di collaborazione per aiutarlo a produrre questo ultimo e importante album. Roba che a confronto le notifiche per le mail informative, sulle nuove regole della privacy, di questi giorni non sono niente.

Per il disco della “consacrazione” affidarsi a produttori di “grido” come Canova, o gli stessi Takagi e Ketra sarebbe stato facile, quasi scontato, ma di certo efficace. Calcutta invece ha preferito lavorare in autonomia avvalendosi del prezioso aiuto del suo amico Andrea Suriani, detto Puri, che ha confezionato un disco dalle sonorità senza tempo. Evergreen è composto da dieci tracce, e tre di queste le conoscevamo già. Orgasmo, Pesto e Paracetamolo, probabilmente, sono i brani più orecchiabili e radiofonici di questo progetto discografico, ma non sono le uniche chicche.

Kiwi, Saliva e la già citata Hübner, seppur meno immediate, ci consegnano un autore unico nel suo genere. E come se non bastasse sono qui a dimostrare che Calcutta, ancora una volta, gioca in un altro campionato rispetto a tutte le copie uscite nell’ultimo periodo. Il cantautore questa estate si esibirà in due palcoscenici importanti: l’Arena di Verona e lo stadio di Latina. I trenta minuti complessivi di questo disco bene si sposano con i suddetti ambienti. Tanto che i brani sembrano quasi pensati per spazi del genere, da cantare a squarciagola. Ma la mia è verosimilmente solo una suggestione. L’unica cosa certa è che con Evergreen Calcutta indica la strada di quello che sarà il pop italiano da qui ai prossimi due anni. Il gregge di pecore alle sue spalle è già pronto a cambiare rotta e seguirlo nuovamente.

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