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Con Possibili Scenari Cremonini raggiunge la piena maturità artistica

Consolazione, solitudine, empatia. Il bisogno di sfiorare l’altro, di imparare a vivere, la voglia di concretezza dei rapporti e dei sentimenti. La perdita del vaneggiare dei sogni possibili, la gioia come orizzonte irraggiungibile, l’insicurezza che trova pace nell’intimità: sono questi i temi che ricorrono in Possibili Scenari di Cesare Cremonini, episodio conclusivo della trilogia di album aperta con Teoria dei Colori e proseguita con Logico.

cesare-cremonini-possibili-scenari-recensioneIl disco inizia con la title track che, a detta di Cremonini stesso, potrebbe essere il brano d’apertura dei concerti del prossimo biennio. L’insicurezza del futuro pervade la canzone, la solitudine qui più che una virtù da perseguire è un problema da scacciare, e diventa la descrizione della complessità dei rapporti odierni, dove l’ancora di salvezza è il rapporto con il/la partner. Kashmir Kashmir è qualcosa che non ti aspetteresti da lui ma in fondo sì, perché Cesare è così, e se vuole fare un pezzo dance lo fa. E lo fa pure parlando di attualità, di seconde generazioni di immigrati, un figlio di un estremista islamico malvisto da tutti quando quello che chiede è principalmente una voglia di socialità (“hai perso il paradiso ma l’europa è così, cerca il diavolo negli occhi degli altri”).

Di Poetica si è già detto molto, con la conferma annunciata, da aggiungere rispetto a quanto scritto, che il pezzo è in heavy rotation e un successo anche nella chart streaming. L’ascolto ripetuto ci conferma una volta di più che è uno degli episodi più interessanti di tutta la discografia di Cremonini. Un uomo nuovo è un omaggio dichiarato a Kevin Parker e alla neopsichedelia di quegli istrioni dei Tame Impala (Let It Happen), unito ad un testo che racconta di come uscire bene da una storia finita male, mentre in Silent Hill si coglie l’ omaggio al giro di basso di Let Forever Be dei Chemical Brothers.

Con Possibili Scenari Cremonini quindi chiude un cerchio creativo certamente di ricerca e partorisce dieci brani pervasi da un senso di libertà notevole, molto più lunghi rispetto agli standard radiofonici attuali ma che, con tutta probabilità, vedrà i pezzi scelti come singoli venire comunque trasmessi in heavy rotation. Visto dall’alto, Possibili Scenari è una specie di calesse trainato da cavalli bianchi parcheggiato fra le utilitarie (simili tra loro) del supermarket della musica italiana. In generale Cremonini riesce, una volta di più, a rendere ascoltabili sonorità diverse rispetto a quanto passa il convento musicale e, grazie ad un lavoro sartoriale (a tratti d’alta moda) in studio, a convincere quasi tutti.

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