Onstage
chris-cornell-the-promise-video

Il nuovo cofanetto di Chris Cornell e la bellezza del superfluo

L’elaborazione del lutto relativo alla morte di Chris Cornell è un processo lungo e doloroso, iniziato quel maledetto 18 maggio 2017 e ben lungi dall’essere terminato. La nuova tappa della terapia collettiva passa attraverso la retrospettiva in uscita il 16 novembre 2018 denominata semplicemente Chris Cornell, un oggetto di culto che poco aggiunge al lascito musicale di un artista immenso.

chris-cornell-cofanetto-2018

Indubbiamente il materiale rinchiuso al suo interno è mastodontico ma se vado a riflettere sul reale significato del progetto, sulla reale valenza musicale, rimango perplesso. Non quanto lo sono stato alla presentazione a Seattle della statua raffigurante l’artista, ma quasi.

L’esistenza di quella statua fa a sportellate con l’immagine del musicista che ho conosciuto in giovinezza, quando uscì l’album Superunknown che corsi a comprare appena vidi il disturbante, iconico video della canzone Black Hole Sun. Un sole nero liquefaceva e distorceva le apparenze forzate di una società allo sbando. Quella Barbie che si scioglie sulla griglia è la distruzione dell’ipocrisia da parte di una band epocale, fronteggiata da un genio schivo che mal sopportava i riflettori.

Non rispondeva alla celebrità con rabbia distruttiva (come faceva e ha fatto Kurt Cobain), ma con introspettivo disagio (avvicinandolo in questo senso ad un altro grande caduto del Grunge come Layne Staley). Una statua (di dubbio valore estetico, ma questo deve rimanere nell’ambito del mio gusto personale) è quanto di più lontano dall’effettiva rappresentazione del Chris degli esordi. Non importa se nella carriera sia stato sotto i riflettori, e a volte in maniera spudorata facendo saltuariamente il modello, provando addirittura a sfondare nel mercato pop (ricordata anche nel cofanetto la parentesi di Scream con l’allora produttore numero uno dell’elettropop Timbaland).

Era un’esposizione inevitabile perché, che lo volesse o meno, Cornell era oltre che un musicista di talento una figura dominante, con una presenza e una bellezza fuori dal comune. Questo lo ha reso un manifesto di un genere e un eroe per milioni di giovani. La mia preoccupazione alimentata e non sedata dall’uscita di questo boxset, è che gli anni che ci separeranno dalla sua morte ci allontaneranno anche dalla sua anima artistica, quella di un cantautore eccezionale potenziata da una presenza ineguagliabile.

IL COFANETTO
Quattro versioni diverse che vanno poco oltre il valore collezionistico. Se quella del cd singolo è a dir poco trascurabile, quelle della raccolta vinili e il cofanetto contenente 4 CD sono un antipasto della vera superstar, il cofanetto Super Deluxe.

Se nell’intento di fornire una retrospettiva completa della musica di Chris Cornell il cd singolo fallisce nettamente, il Boxset in versione Super Deluxe soddisfa ampiamente entrambe le esigenze. Se ritenete che una spesa di 300 Dollari (e badate, 70 in aggiunta di spedizione, visto che la versione è acquistabile solo dal sito ufficiale dell’artista) sia giustificabile, il corposissimo materiale riempirà la pancia dei fan del musicista e di tutte le numerosissime deviazioni che la sua carriera ha regalato.

Si è scelta la via del colore e del primo piano del Cornell di inizio anni ’90, quello di Badmotorfinger. I colori sono il vero protagonista in un artwork che vede come direttore artistico niente meno che Jeff Ament (suo il famoso e bellissimo murales presente su un muro di Seattle con il nome della sua band Mother Love Bone, citata nel cofanetto con la cover della canzone Stargazer, suonata dai Temple Of The Dog nel reunion tour del 2016).

Libretti e stampe che raffigurano Chris in tutti i momenti della sua carriera, con gli iconici scatti dei primi tempi dei Soundgarden a cura di Charles Peterson, testimoniano i devastanti live tenuti tra la fine degli anni ’80 e i primissimi ’90. Contributi degli artisti più vicini come Tom Morello, il produttore Brendan O’Brian (che oltre ad aver mixato Superunknown ha prodotto l’ultimo album solista Higher Truth) i compagni di band Matt Cameron e Kim Thayil, e il chitarrista di Pearl Jam e Temple Of The Dog Mike McCready.

Sette vinili arricchiranno la vostra parete, mentre un DVD aggiunge immagini alla gigantesca carrellata musicale con quasi tutti i video ufficiali dei Soundgarden, oltre ovviamente a Temple Of The Dog, Audioslave e i clip della sua carriera solista: da quelli naif e un po’ kitch di Euphoria Mo(u)rning a quelli più convenzionali (come lo erano gli album) di Carry On e Higher Truth; una versione acustica di Scream che gli rende molta più giustizia che non il lavoro di Timbaland, e in chiusura il toccante pugno sullo stomaco del video di Promise, dove con l’onnipresente e inopportuno senno di poi, ho visto negli occhi di Cornell la certezza della resa nella lotta contro i suoi demoni.

LA MUSICA
Nei quattro CD della versione cofanetto c’è la grandiosità di una carriera basata su un’ispirazione continua e di pochissimi passi falsi. Se non esistesse internet staremmo parlando di un tesoro inestimabile. Ma credo che chi comprerà il cofanetto sarà tutta gente come me, che dai tempi della connessione a 56k setacciava il web alla ricerca di tutto quello che non si trovava sui CD fisici ufficiali.

Live, versioni acustiche e b-side. In questo senso, fatevene una ragione, l’unico vero inedito è When Bad Does Good. Per il resto l’occasione è di avere tutte le chicche sparse negli anni e nella rete tutte insieme in un unico posto. Le canzoni rimaste fuori dagli album ufficiali raccontano quanta qualità ci sia nelle composizioni del cantautore. Uno dei suoi pezzi migliori, Season, è una canzone scritta per la colonna sonora di una commediola ambientata a Seattle diretta da Cameron Crowe, Singles.

La tracklist contiene una raccolta opinabile di tutti i maggiori successi di Soundgarden, Audioslave e Temple Of The Dog, più la sua tormentata carriera solista: partita con il bellissimo Euphoria Mourning, apprezzatissimo dalla critica ma accolto con freddezza dagli allora fan neo orfani dei Soundgarnden, approdata al tiepido Carry On, svoltata verso il controverso Scream, terminata con il solare Higher Truth, straripante di amore per la vita e per la famiglia (ma che in realtà nascondeva un animo esausto e prossimo al collasso).

Nel primo CD c’è subito una chicca proveniente dai recessi di Internet, un tributo a Jimi Hendrix con la sua cover Hey Baby suonata dai M.A.C.C. (acronimo di McCready, Ament, Cameron e Cornell). Nel secondo troviamo una b-side di Euphoria Mourning, la bellissima Sunshower (la si trova nella soundtrack di un film trascurabile, Great Expectations) e Ave Maria, versione del conosciutissimo canto religioso prodotto insieme agli Eleven, che altri non sono che la coppia Alain Johannes e Natasha Sneider, musicisti enormi che hanno collaborato anche con i Queens Of The Stone Age e Them Crooked Vultures e nella composizione del suo primo album solista datato 1999.

Nel terzo disco cominciamo a trovare live della più recente versione “Cornelliana”: quella acustica e delle numerosissime cover. La perla The Keeper, la stupenda interpretazione di Imagine di Lennon, gli episodi delle collaborazioni con Slash (la leggera e orecchiabile Promise) e Santana con la cover degli amati Led Zeppelin di Whotta Lotta Love. La collaborazione con il gruppo elettronico italiano Gabin di Lies (che presentarono in tv a Parla Con Me di Serena Dandini il 22 Ottobre del 2010), la cover di un vecchio soul come Stay With Me Baby, fatta per la colonna sonora della serie tv Vinyl (prodotta da Martin Scorsese), ‘Till The Sun Comes Back Around dalla colonna sonora del film 13 Hours: The Secret Soldiers Of Benghazi.

Nel quarto cd spunta uno dei live dei Soundgarden più potenti, quello svoltosi al Paramount del ’92 (già presente nella ristampa deluxe di Badmotorfinger), con la cover di Into The Void dei Black Sabbath (amati anch’essi quanto i Led Zeppelin, tanto che i Soundgarden agli esordi venivano chiamati i ‘Led Sabbath’), il tributo all’importante live degli Audioslave a Cuba (prima band americana a suonarci), il live acustico come solista in Svezia e la versione di Nothing Compares to You, suonata dopo la morte di Prince, che è diventata per i fan un tributo pieno di passione e dolore alla memoria di Cornell stesso.

Arrivano quindi altre cover live, che attestano quanta sensibilità musicale Cornell abbia nei confronti della storia. Il duetto con Cat Stevens (ora Yusuf) nella famigerata Wild World, i suoi adorati Beatles con A Day In The Life, ancora gli Zeppelin e Thank You, una delle sue cover più riuscite (insieme a Billie Jean di Michael Jackson).

IN CONCLUSIONE
Il prossimo passo resiliente per l’elaborazione della mancanza di un musicista incredibile come Chris Cornell sarà il concerto tributo I Am The Highway, che si terrà a Los Angeles il 26 gennaio 2019 e che vedrà la partecipazione di elementi di Foo Fighters, Metallica, di Ryan Adams e ovviamente dei suoi tanti ex colleghi delle varie band.

L’attaccamento emotivo alla sua arte è lontano dalla logica, ed è per questo motivo che è così facile approfittarsi di un dolore, di una mancanza e dell’amore di un fan. Se avete altri soldi da spendere e se avete la fortuna sfacciata di trovare il biglietto, andate a Los Angeles a tributare il vostro amore per Chris. Passate anche a salutare la sua brutta statua a Seattle. Comprate il cofanetto Super Deluxe. E’ tutto giusto e fa tutto bene. E’ musica ed è amore.

I soldi spesi per ricordarlo non quantificano l’intensità del vostro amore e di quanto vi manca. Chris non tornerà e l’unico modo giusto per ricordarlo è cercare dentro voi stessi i ricordi diretti che avete di lui: un concerto, un sorriso, un urlo, un plettro che vi ha lanciato. In mancanza di questi, vanno bene anche quelli indiretti. Dove eravate quando avete ascoltato per la prima volta una sua canzone, le persone con le quali lo avete condiviso, che attraverso la passione comune ha cementato un’amicizia e chissà, perfino un amore.

La vostra memoria è la collezione più grande che i soldi possano comprare, sia di musica che di immagini. Per quanto riguarda il cofanetto, cosa dire. E’ necessario? No. Un fan può rinunciare ad averlo? No, non credo. Perché il processo di accettazione di un abbandono non è una scelta e non è un percorso logico e raramente il superfluo ha raggiunto, nelle nostre vite musicali, cotanta bellezza.

Voto Album:

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI