Onstage
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La collaborazione tra Vile e Barnett è un esperimento ben riuscito

Ci sono collaborazioni artistiche che nascono in maniera naturale e sono del tutto casuali come l’incontro di chi le assembla. E’ capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di incontrare qualcuno con cui istantaneamente si instaura un legame, che sia professionale, d’amicizia oppure sentimentale. Per Courtney Barnett e Kurt Vile sembrerebbe proprio essere stato così – in senso lavorativo ed artistico – e l’idea comune che hanno avuto dopo essersi conosciuti si è trasformata nell’album Lotta Sea Lice, dato alle stampe il 13 ottobre 2017.

Lei, australiana, è reduce dalla pubblicazione di un apprezzato debutto intitolato Sometimes I Sit and Think and Sometimes I Just Sit, mentre lui, americano, ha iniziato il suo cammino nei War on Drugs ma da più di un decennio si sta dedicando alla carriera solista, accompagnato dalla band The Violators. Si sono incrociati su uno dei palchi che hanno condiviso e, dopo aver scoperto le rispettive qualità artistiche, hanno unito le loro sensibilità per comporre un lavoro a quattro mani che potrebbe aver segnato l’inizio di un lungo scambio tra loro.

L’apertura è affidata a Over Everything, brano che sintetizza l’intero album dando un assaggio di ciò che succederà nei successivi tra pop, indie e folk. L’intesa tra i due cantautori è evidente e la loro affinità diventa il filo logico che unisce le nove canzoni contenute in Lotta Sea Lice, potenziale finestra d’ingresso per accedere al variegato mondo artistico di entrambi.

Per l’intera durata del disco, Courtney Barnett e Kurt Vile si doppiano alla perfezione senza invadere uno gli spazi dell’altro. I due amano scambiarsi le parti in più occasioni (ciò è confermato anche dal look che sfoggiano sorridenti in copertina), giocano, si divertono, sono perfettamente complementari e le loro voci stanno bene insieme. In qualche momento si percepisce che l’idea di incidere dei brani è nata per gioco, magari strimpellando due accordi tra un cambio di palco e l’altro e, nonostante si tratti di una produzione curata, si denota un certo livello di goliardia nell’esecuzione, che scaturisce forse dalla naturalezza di cui sopra.

Tra i brani sono presenti Fear is Like a Forest, cover del pezzo di Jen Cloher, reso in maniera ancora più personale e solenne, ma anche Peepin’ Tom, ovvero il rifacimento doppio di un brano già pubblicato da Vile nell’album Smoke Ring for my Halo (2011), intitolato Peepin’ Tomboy. Outta the Woodwork è cupa e scanzonata allo stesso tempo, mentre Blue Cheese discende dalla tradizione country-acustica americana.

Tutto ciò conferma che dal sodalizio non forzato tra due artisti possono prendere il via progetti musicalmente interessanti: in questo caso a noi è arrivato un album piacevole, quasi anacronistico, che riporta con leggerezza al passato cullandoci tra i ricordi e ciò che ci fa stare bene. Non sappiamo ancora se sarà un esperimento isolato oppure se avrà un seguito, ma se si avverasse la seconda opzione non sarebbe certo una sorpresa.

Voto Album:

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