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inFinite dei Deep Purple prova che ci sono mostri sacri che non cadono mai

I Deep Purple arrivano a quota venti con inFinite, il nuovo album della band progressive-rock. Se attualmente parte delle “discussioni” musicali vertono sul tema delicatissimo dei brani usa e getta e di artisti-meteore fagocitati da un business più grande di loro, va detto che con questo album i Purple lanciano in proposito un segnale chiaro e innegabile.

InFinite arriva quattro anni dopo Now What?! (2013), il disco che forse ci si aspettava essere l’ultimo di una band che inizia la sua storia sulla scena musicale dagli anni ’60. Per i fan – e non solo – ogni nuovo album è un regalo e una croce, visto che si accompagna al temutissimo rischio che l’aspettativa si tramuti in disappunto e operazioni nostalgia. Insomma, il terrore di veder cadere mostri sacri è sempre nell’aria, ma se c’è una cosa che inFinite comunica è che ci sono artisti che non cadono. Bisognerebbe dunque forse scoprire qual è il loro segreto.

In questo lavoro grande merito va alla produzione di Robert ‘Bob’ Ezrin, a cui si deve senza dubbio la capacità di dare un po’ di modernità a un genere che potrebbe risultare atipico se applicato alla discografia odierna. Il vero segreto di questa band, tuttavia (e per averne conferma vi basterà vedere qualche video che riprende il gruppo dietro le quinte dell’ultimo lavoro), è proprio la passione per la musica, un’idea forse superata di condivisione e realizzazione di un progetto che possa andare oltre i canoni della discografia – e le richieste del mercato. In questo album c’è tutto ciò che i Deep Purple son sempre stati e nello stesso tempo un elemento nuovo, nascosto tra le righe: la sensazione che a volte le imposizioni calate dall’alto siano sbagliate, probabilmente più dell’idea stessa che a una certa età si diventi inadeguati e anacronistici.

Le 10 tracce di inFinite – a partire dai singoli Time For Bedlam e All I Got Is You, passando per la cover suonatissima di Roadhouse Blues – mantengono la fortissima identità artistica di una band che si è saputa evolvere restando ben ancorata ai propri crismi, senza stravolgerli. Se lo chiedete direttamente a loro – a questi ‘ragazzacci’ apparentemente instancabili – vi diranno che la voglia di fare un nuovo album e di suonare insieme è più forte di quella di fermarsi. Per cui, perché interrompere la macchina, che mai come in questo caso si tramuta solo in spasmodica voglia di regalare al pubblico nuova linfa e a se stessi un nuovo capitolo?

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