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Il nuovo album di Drake delude le aspettative (nonostante i record)

Nemmeno il tempo di metabolizzare una compilation senza capo né coda come More Life che Drake, rapper, interprete e uomo dei record, torna con Scorpion. Un doppio album composto da venticinque pezzi di cui, francamente, non se ne sentiva il bisogno.

Complici le 12 codrake-scorpionpertine dedicate su Spotify, a livello di invadenza seconde solo a quel Songs of Innocence degli U2 inserito a forza nelle librerie degli utenti Apple, il progetto discografico di Drake ha stabilito il nuovo record di ascolti sulla piattaforma streaming. Le canzoni dell’album hanno infatti superato quota 132 milioni di play in sole ventiquattrore. Drizzy ha inoltre dominato anche le classifiche di Apple Music: in una sola giornata i brani di Scorpion sono stati riprodotti 170 milioni di volte. Numeri sensazionali certo, ma che rimangono numeri. La musica è ben altro. E anche il tanto bistratto rap non può essere solo questo.

L’impressione è che ormai i dischi di Drake servano solo a scrivere nuovi record, perché dal punto di vista artistico il Nostro non combina qualcosa di decente, esclusi rari episodi, da almeno cinque anni. Dopo l’affascinante Nothing Was The Same uscito nel 2013 Drake, complice l’avanzata e il peso sempre maggiore delle piattaforme streaming, ha preferito puntare sulla quantità rispetto alla qualità. Ed ecco in ordine Views, More Life e Scorpion. Tre playlist lunghissime e adatte a tutti i palati con il fine di racimolare il maggior numero di certificazioni possibili grazie agli streaming.

Drake anche nel 2018 non cambia rotta e si dimostra ancora una volta incapace di creare musica per il puro gusto artistico, cercando invece di assecondare un po’ tutti. La sensazione che l’artista sia ostaggio del suo personaggio si fa ogni giorno più forte. Non più rapper ma brand a tutti gli effetti. Un brand che teme di perdere consensi a ogni uscita. E per questo motivo, incapace di osare. Essere brand di se stessi ovviamente non è un male ma dall’artista più influente a livello di numeri del panorama hip hop mondiale è normale aspettarsi qualcosa di diverso.

Scorpion invece ci propone un Drake privo di inventiva che nella parte A non offre nulla di nuovo rispetto ai lavori precedenti. Stesso flow, e stesse sonorità di sempre. Le cose poi non migliorano nemmeno nella tanto sbandierata parte B, quella delle sonorità r&b, che non è altro che il solito minestrone di brani inseriti in modo casuale. Per non parlare poi di quel sample di Michael Jackson, presente in Don’t Matter To Me, letteralmente martoriato da autotune ed effettini che lo rendono praticamente irriconoscibile.

Nonostante tutte le critiche di questo mondo, Scorpion ovviamente venderà un sacco, e piacerà a tutti. Perché un prodotto usa e getta del genere non può non appagare, specialmente chi ha imparato a conoscere Drake solamente negli ultimi anni, un artista schiavo del mercato. Tuttavia finché Drake non uscirà dalla sua confort zone, e tornerà a proporre pezzi e album di livello come a inizio carriera, di lui in futuro non ricorderemo altro che numeri, sempre se questi non verranno battuti nel tempo da altri artisti.

Voto Album:

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