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Dua Lipa riscrive le regole della dance pop con Future Nostalgia

Il 27 marzo 2020 è probabilmente un giorno che ricorderemo come spartiacque inevitabile nella storia del pop internazionale: esce infatti (finalmente) Future Nostalgia di Dua Lipa. Un album che, di fatto, in più modi riscrive le regole del cosiddetto dance pop, a partire proprio dalla release a sorpresa a cui la popstar è stata costretta a causa del leak del progetto, finito illegalmente in rete. Un male – davvero – e una croce dell’epoca moderna, a cui Dua ha risposto con una spontaneità disarmante: non solo con un sincero e legittimo dispiacere, ma anche cambiando le regole del gioco all’ultimo momento, anticipando la data di uscita ufficiale del disco.

Dua Lipa – va detto – non è una popstar che nasce dal nulla, ma ha imparato il ‘mestiere’ lavorando sodo e a suon di critiche. Future Nostalgia è la somma di tutto il percorso lasciato alle spalle, tra insicurezze e ambizioni. La voglia di fare il grande salto, probabilmente, deriva anche dalla fame accresciuta dai piccoli step degli anni precedenti.

Un punto di svolta che in questo senso va precisamente inquadrato è stata la performance agli MTV EMAs del 2019 che, nella storia del pop, ha fatto e farà storia sia in termini di coreografia che di presenza sul palco. L’esibizione sulle note di Don’t Start Now – primo singolo anticipatore di Future Nostalgia – per la stessa Dua Lipa ha rappresentato una sorta di fase di rinascita. Anche se nella tracklist arriva ‘soltanto’ secondo, la popstar definisce infatti Don’t Start Now il «vero manifesto del disco» e una sorta di congiunzione con il passato grazie al lavoro svolto con i fidati Emily Warren, Caroline Furoyen e Ian Kirkpatrick. Don’t Start Now finisce poi per essere, nello stesso tempo, un «break-up anthem» e un involontario terreno fertile per i meme sul Coronavirus, ma è forse proprio in questo brano che si avverte quanto Dua Lipa sia cambiata, e in meglio.

«Ero in tour, lavoravo all’album e pensavo a quanto la gente si aspettasse da me e a quanto dovessi lavorare duro, su cose come stare in tv o sul palco. – racconta Dua Lipa ai fan in una diretta su YouTube – È stato un continuo processo di apprendimento e, sicuramente, nella performance degli EMAs ho deciso di diventare l’artista migliore che avessi mai potuto essere. Mi considero molto fortunata».

Se Don’t Start Now già di per sé rappresenta un successo, il resto della tracklist si appresta a diventarlo. Proprio come il titolo Future Nostalgia profetizza, le undici tracce del progetto sono intrise di uno sguardo al passato che proiettano però la dance pop nel futuro. E l’intenzione era proprio questa: immergere le mani in un sound molto vintage (che prende spunto dagli anni ’70, ’80 e ’90 fino ai 2000) per creare una nuova serie di beat che infondessero nell’ascoltatore positività.

«You want a timeless song, I wanna change the game» inzia a cantare Dua Lipa – non a caso – nella prima traccia dell’album, quella che dà il titolo all’intero progetto. E già dal primo beat (curato da Jeff Bhasker e da Clarence Coffee Jr) sembra di capire che la timidezza di Dua Lipa ha lasciato posto a una consapevolezza di sé senza precedenti.

«Jeff è un fan dell’architettura (“Like modern architecture, John Lautner coming your way”, recita il secondo verso del brano, ndr) e ne abbiamo parlato – commenta sempre Dua nella diretta di cui sopra – discutendo su cosa volesse dire sentirsi liberi e anche fin troppo consapevoli. In molti mi chiedono se io mi senta una Femmina Alfa, ma non credo di aver scritto Future Nostalgia con quell’intento. A volte voglio solo che riascoltando le mie canzoni io mi senta più forte». Eppure, Future Nostalgia – prima traccia – fa da specchio a Boys Will Be Boys, l’ultima, in un gioco dicotomico che più che parlare di sé sembra parlare a tutte le donne. «Volevo mostrare in questo album tutti i lati di me e, di conseguenza, ho parlato molto delle donne e dei loro diritti. – commenta ancora Dua Lipa – Credo che le donne siano costrette a crescere un po’ più velocemente degli uomini e vorrei che soprattutto il mio pubblico più giovane ne sia consapevole. Essere una donna ha i suoi lati negativi in questa società. Non è un caso che il disco inizi con Future Nostalgia e finisca con Boys Will Be Boys, perché credo che siano due brani molto empowering e che mostrino due lati molto diversi del femminismo».

E, difatti, non è un caso neanche che Boys Will Be Boys sia l’unica canzone midtempo oltre a Pretty Please, la sesta traccia della tracklist.

Il resto è tutto da ballare, con note di merito particolari ad Hallucinate («Cerco sempre la canzone che mi faccia impazzire sul palco di un Festival e in questo album quella canzone è Hallucinate» sentenzia Dua Lipa) e Cool, in cui c’è anche la collaborazione con Tove Lo.

Altri fan facts riguardano Love Again e Break My Heart: il primo brano contiene campioni di My Woman, il secondo di Need You Tonight. Se Physical è di ispirazione anni ’80, con palesi riferimenti alla colonna sonora di Flashdance (deo gratias), Good in Bed attinge più dagli anni 2000 con un ritornello martellante e ineludibile. Eppure, lo starting point del disco – dice Dua Lipa – è stato Levitating, una canzone che fa ballare e che nel titolo contiene anche riferimenti all’‘abuso’ di ciambelle avvenuto durante la scrittura (e vabbè).

E così, nel 2020 Dua Lipa dà vita a un disco pop creato con il solo intento di ballare e di portare energia positiva nella vita delle persone: eppure, qua e là nei testi emerge la consapevolezza assolutamente femminile di una donna che ha dovuto sgomitare per emergere e anche una sorta di metafora della crescita umana nuda e cruda. Ma, del resto, il pop non è mai stato banale e Dua Lipa meno che mai. Stupido chi, anche se per un solo secondo, l’ha sottovalutata.

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