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Eminem calpesta il suo passato recente, Kamikaze è un lavoro autentico

Nonostante un tour europeo sensazionale, che ha toccato per la prima volta il nostro paese facendo registrare 80 mila persone a Milano, non devono essere stati mesi facili per Eminem. Perché Revival, album pubblicato dal Nostro a dicembre del 2017, non è stato accolto in modo positivo da critica e fan. C’è chi lo dava per finito, incapace di realizzare dischi degni di nota e chi lo accusava di non riuscire più a scegliere beat adatti a lui. Tutte queste considerazioni, affrettate il più delle volte, hanno tuttavia lasciato il segno.

E non è un caso, infatti, se all’interno del video di Fall, singolo presente nel nuovo e inaspettato album di Eminem, uscito a sorpresa a fine agosto, il rapper di Detroit calpesti la copia fisica di Revival.
Kamikaze, questo il titolo della release, può essere inteso come il tentativo da parte di Eminem di schiacciare il suo passato, almeno quello recente. Una scelta non facile, che non può essere presa su due piedi, perché ammettere una sconfitta non è mai semplice, specialmente in un ambiente come quello del rap fatto di super ego. 
E per fare questo Eminem ha dovuto equipaggiarsi con l’arma più forte presente nel suo arsenale: le rime. Taglienti come non mai.

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Fin dai primi minuti di Kamikaze, l’impressione è che Eminem voglia riportare il rap sulla giusta strada, vista la deriva degli ultimi anni. E per farlo abbia deciso di lasciare da parte popstar e produttori che lo hanno accompagnato di recente, decidendo di farsi affiancare da volti più giovani come Mike Will Made It e Ronny J in cabina di regia e da mc in rampa di lancio come Joyner Lucas e da certezze come Royce Da 5’9 al mic.

Quest’album, inutile girarci attorno, spinge tanto. Eminem è spontaneo, dice tutto quello che gli passa per la testa senza preoccuparsi delle conseguenze come ai tempi d’oro. Ne ha per tutti: da Lil Xan e Lil Pump definiti brutte copie di Lil Wayne, a Drake che si fa scrivere i testi dagli autori, fino a Machine Gun Kelly in passato non troppo carino nei confronti della figlia Hailie.

Kamikaze è un lavoro davvero autentico che ha tutti gli elementi per farsi apprezzare dai fan di vecchia data ma anche dai più giovani. Le tredici tracce infatti sono impreziosite da innumerevoli esercizi di stile, flow e rime potenti, e farcite da tanti dissing utili a infiammare i social media. Eminem va detto, non doveva dimostrare niente a nessuno. Gli si può criticare il timbro, si può storcere il naso davanti a determinate scelte artistiche ma sarebbe da pazzi non riconoscergli un peso notevole all’interno del rap game mondiale. Perché quando Eminem rappa non c’è partita. E sarà così per sempre. Ed è davvero bello vedere il fuoco in un rapper di quasi 46 anni che toccato nel profondo non si mette a twittare o fare storie su Instagram ma decide di spiegarla alla vecchia maniera sul beat.

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