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Eminem ha ancora voglia di mettersi in discussione

Il nuovo album di Eminem è un lavoro combattuto. Marshall prova a rimanere in equilibrio tra un’urgenza comunicativa gigantesca e la necessità di avere soluzioni stilistiche e di produzione all’avanguardia. Da un lato i super featuring con mostri sacri della scena pop contemporanea, dall’altro le sassate di Framed e Offended marchi di fabbrica e di tecnica inaudita del Mathers classico. In mezzo la campagna anti Trump, i campionamenti di I Love Rock ‘n’ Roll e Zombie in brani non proprio ispirati (Remind Me e In Your Head), la strizzatina d’occhio alla trap contemporanea in Chloraseptic e la profondità biografica delle conclusive (e stupende) Castle e Arose.

eminem-revival-copertina19 pezzi (17 escludendo un paio di interludi) sono moltissimi, 77 minuti di durata complessiva sono dannatamente pesanti da digerire. Qualche beat poco incisivo e un po’ di confusione nella parte centrale non permettono a Revival di ottenere il massimo dei voti. Tuttavia è eccessivamente ingeneroso il riscontro che è arrivato dall’estero (Guardian a Irish Times lo hanno massacrato) poche ore dopo il rilascio dell’album. Sebbene a 45 anni Eminem non sia più l’arrembante provocatore dei primissimi Duemila, è comunque sbagliato demolire un disco che ha bisogno di più ascolti per essere apprezzato fino in fondo.

Certamente con una tracklist più snella il risultato sarebbe stato migliore, la ricerca ossessiva della melodia per il singolo monstre (come successo negli anni scorsi con Love The Way You Lie e The Monster) non porta sempre i risultati sperati. Detto questo, i featuring con Ed Sheeran in River e con P!nk in Need Me sono solidissime performance, che insieme alle già citate gemme di tecnica e ai due pezzi conclusivi valgono da sole il prezzo del biglietto.

Non volendo soffermarci troppo sulla battaglia contro Trump (anche se Ivanka che finisce nel baule della macchina di Em in Framed merita comunque una menzione extra politica), colpisce percepire la necessità dell’artista di scusarsi ulteriormente con le donne della sua vita, ovvero l’ex moglie Kimberly Anne Scott, la madre e la figlia Hailie. Inoltre una strofa di Castle, canzone totalmente dedicata alla figlia appunto, potrebbe anche far pensare a una nuova, e forse definitiva, dipartita dalle scene di Eminem: “I’ll put out this last album, then I’m done with it / One hundred percent finished, fed up with it / I’m hanging it up, fuck it”.

Revival non è quindi il lavoro più ispirato di Eminem, ma non è affatto un brutto disco. Ha bisogno di tempo e di essere contestualizzato per essere apprezzato al meglio. Un album più che sufficiente che non sposterà certo gli equilibri (Eminem è già figura leggendaria nella musica del ventunesimo secolo), ma che riporta sulle scene un artista che ha ancora discretamente voglia di mettersi in discussione

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